9 Maggio è la 'Festa dell'Europa'. Celebriamola nella prospettiva federalista
Il 9 maggio è la Festa dell’Europa, e spesso passa sotto silenzio. Quest’anno in centinaia di città italiane ci saranno iniziative, eventi, addirittura manifestazioni e mobilitazioni di piazza, a testimonianza della crescente richiesta di Europa da parte dei cittadini, e della crescente identificazione dei cittadini europei con la loro Unione Europea.
Il 9 maggio è la Festa dell’Europa, in ricordo della Dichiarazione Schuman, del 9 maggio 1950, quando il Ministro degli esteri francese propose alla Germania e agli altri Stati disponibili di condividere la sovranità sul carbone e l’acciaio – la base dell’industria pesante e militare dell’epoca, e il motivo dei conflitti tra Francia e Germania per il controllo dei bacini carboniferi e dei distretti siderurgici della Ruhr e della Saar – come “primo passo verso la Federazione europea”. Questa iniziativa portò alla prima Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, cui parteciparono Francia, Germania, Italia, con Belgio, Olanda e Lussemburgo. Il Regno Unito decise di non partecipare, perché non accettava il principio della condivisione della sovranità su cui la Comunità si fondava. Da quella prima Comunità si è poi arrivati alla Comunità Economica Europea e alla Comunità Europea dell’Energia Atomica, e infine all’attuale Unione Europea. Il loro straordinario successo economico – la vera base del boom economico che portò i Paesi membri ad avere tassi di crescita doppi rispetto agli altri Paesi europei fuori dalle Comunità – ha spinto molti altri Stati ad aderire, e dai Sei Paesi fondatori siamo ora a 27 Stati membri.
Questa ricorrenza è passata spesso sotto silenzio. In Italia si è addirittura scelto di mettere nello stesso giorno il Giorno della memoria delle vittime del terrorismo. Anche i media spesso la ignorano, preferendo ricordare la Festa della vittoria in Russia e la sua parata militare, cioè un falso storico: la Seconda guerra mondiale terminò l’8 maggio 1945, ma Stalin non voleva condividere le celebrazioni con gli alleati e così in Russia la spostò di un giorno.
Eppure, in un momento in cui l’ordine mondiale crolla, le guerre imperversano tutto intorno all’Unione – dall’invasione russa dell’Ucraina all’attacco di Israele e USA all’Iran (e al Libano), con le sue conseguenze geopolitiche ed economiche – gli Stati Uniti accelerano il disimpegno dall’Europa, minacciano di uscire dalla NATO, avviano una guerra commerciale contro l’Europa e il resto del mondo, i sondaggi mostrano che gli europei chiedono protezione all’Unione. I cittadini sono consapevoli che di fronte a Stati di dimensione continentale come USA, Cina, Russia, India, nessuno Stato membro da solo può competere né sul piano militare né su quello economico. La sicurezza e il benessere degli europei dipendono direttamente dalla loro capacità di approfondire e rafforzare la loro Unione. Si rendono conto che decidere all’unanimità in un’Unione con 27 o più Stati membri è impossibile. In sostanza si accorgono che è arrivato il momento di completare il processo di integrazione europea e di fare gli ultimi passi verso la “Federazione europea” indicata come obiettivo finale dalla Dichiarazione Schuman.
Questo è il contesto per cui in Italia e negli altri Paesi europei questo 9 maggio è diverso, con iniziative ovunque per celebrare la Festa dell’Europa. Ma non è in realtà una celebrazione, bensì una richiesta di aiuto all’Unione, un’espressione di volontà politica a favore di una maggiore integrazione, una testimonianza di consapevolezza rivolta alla classe politica europea. Noi cittadini europei siamo consapevoli delle sfide mondiali e della necessità di una maggiore unità politica ed economica, per dotare l’UE di una vera politica estera, di sicurezza e difesa – in grado di difenderci e di tutelare i nostri interessi, di promuovere la pace – e di una vera politica fiscale ed economica, per investire nella transizione ecologica e digitale e rilanciare la competitività dell’economia europea e una nuova fase di sviluppo.
In tempi di crisi si vede di che pasta sono fatti i leader politici, se sono statisti o politicanti. I media europei sono pieni di editoriali, analisi, appelli, interviste sulla necessità di creare una difesa europea, di perseguire una reale autonomia strategica attraverso la creazione di una sovranità europea sul piano della politica estera, di difesa, industriale, tecnologica, digitale. Eppure poco si muove. Gli Stati nazionali sono troppo piccoli per affrontare queste sfide e la loro crisi sembra coinvolgere e paralizzare le leadership politiche nazionali, ciascuna troppo debole per prendere l’iniziativa in tutti i maggiori Paesi: in Francia Macron e il governo Lecornu non hanno una maggioranza; lo stesso vale per Sanchez in Spagna; in Germania Merz non riesce a guidare una coalizione litigiosa verso una vera iniziativa europea e rischia di creare un forte esercito tedesco da mettere a disposizione dei neo-nazisti di Alternativa per la Germania; in Polonia il premier Tusk si scontra con i veti del Presidente Navrocki, espressione di Giustizia e Libertà, il partito che aveva demolito lo stato di diritto in Polonia e ora si oppone al suo ripristino; in Italia Giorgia Meloni è prigioniera della sua ideologia nazionalista, e non ricorda che perfino Almirante nel 1984 sostenne il Progetto Spinelli al Parlamento Europeo, perché consapevole che tra USA e URSS si poteva essere sovrani soltanto a livello europeo.
Il 9 maggio gli europei mandano un segnale alle leadership politiche europee. Non c’è più tempo da perdere. Che altro deve succedere nel mondo per convincervi a creare una vera sovranità politica europea? Che altro deve succedere per spingervi ad agire? Tutte queste iniziativa sono come la ripetizione di quell’appello a “fare qualcosa” (“do something”) lanciato da Draghi un anno fa. Speriamo che i leader politici europei stavolta ascoltino.
(Roberto Castaldi su Focus Europe del 08/05/2026)