Sabato 6 giugno 2026
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Messico. La guerra al narcotraffico accresce le denunce contro l'Esercito messicano

Articolo · Pablo Ordaz ·
I militari esigono dal Governo una legge che li metta al riparo dalle accuse

Appena arrivato alla presidenza del Messico, alla fine del 2006, Felipe Calderon decise di guardare in faccia il narcotraffico, ma non era facile. Le varie polizie (ce ne sono 1.600 tra federali, statali e locali) erano inflltrate a tal punto da far parte dell'ingranaggio del crimine organizzato. Cosi' Calderon decise di ricorrere all'esercito. Da allora, oltre 40.000 soldati si battono contro il traffico della droga, mediante proprie attivita' di polizia prive di copertura legale e d'addestramento idoneo a trattare con i civili. Due anni e mezzo dopo, gli allarmi cominciano a suonare nei due sensi. Da un lato, le organizzazioni dei diritti umani denunciano che gli abusi contro la popolazione sono triplicati; dall'altro, i militari esigono una legge che li blindi di fronte alle denunce.

Cio' che segue e' avvenuto nello Stato di Michoacan ai primi di maggio del 2007

Nessuna delle quattro ragazze aveva ancora compiuto i 18 anni. I soldati le fecero salire con la forza su un elicottero. Minacciarono di buttarle in mare perche' confessassero i loro presunti legami con il narcotraffico. Le insultarono, le picchiarono, le violentarono con il massimo del disprezzo: "Brutte puttane, alla fine e' quello che vi piace...". Uno dei soldati strappo' a una di loro un'immagine della Madonna, l'appallottolo' e gliela introdusse nell'ano dicendo: "Neanche la Vergine Maria ti potra' salvare". In teoria, i militari erano alla caccia dei responsabili di un'imboscata contro un reparto in cui rimasero uccisi cinque soldati; ma in pratica, la reazione si trasformo' in una vendetta indiscriminata contro la popolazione. Oltre a violentare le quattro minorenni, i soldati imprigionarono illegalmente 36 persone, irruppero in 30 case prelevando gli oggetti di valore...
E' un caso. Ma l'ultimo rapporto di Human Rights Watch (HRW) -presentato in Messico durante lo scoppio dell'influenza, e dunque senza ottenere risalto- descrive nei dettagli altri 16 "crimini atroci" commessi dai militari contro oltre 70 vittime. La loro lettura e' un vero incubo.
La cosa piu' grave (secondo HRW) e' che da dieci anni la giustizia militare non ha condannato nessun soldato o ufficiale per questi abusi, Tanto meno ha permesso che lo facessero i tribunali ordinari.
"Una delle principali cause", segnala il rapporto, "per cui questi abusi continuano, e' che i responsabili non vengono puniti. E la mancanza di sanzioni e' dovuto in gran parte al fatto che la maggioranza dei casi vengono indagati dal sistema di giustizia militare che manca delle fondamentali garanzie d'indipendenza e imparzialita'. Di fatto, il Messico sta permettendo che i militari addetti alle attivita' di sicurezza pubblica commettano impunemente violazioni atroci contro i diritti umani".
Di fronte alla gravita' della denuncia, questo giornale (El Pais) ha rivolto al Governo messicano le stesse domande senza risposta nel rapporto di Human Rights Watch. E' vero che negli ultimi dieci anni non c'e' stata nessuna sentenza contro un soldato o un ufficiale per aver commesso abusi contro la popolazione? E' vero che le denunce sono triplicate in concomitanza con la guerra al narcotraffico? Quanti procedimenti, e per quali cause, sono stati aperti negli ultimi anni contro i militari per abusi sessuali, torture o detenzione illegale da quando il presidente Felipe Calderon e' giunto al potere?...
La risposta e' stata la stessa di quella fornita a HRW. "Il Governo federale", spiega Jose' Antonio Guevara Bermudez, titolare dell'Unita' per la Promozione e la Difesa dei Diritti Umani della Segreteria del Governo, "e' cosciente delle preoccupazioni per presunte violazioni dei diritti umani da parte di elementi delle Forze Armate. (...) Reiteriamo l'impegno delle forze di sicurezza coinvolte nella lotta al crimine organizzato al pieno rispetto di tutti i diritti umani". Guevara Bermudez non risponde alle domande, in cambio assicura che i responsabili della recente sparizione di tre civili in Nuevo Laredo (Tamaulipas) e degli incidenti sulla costa di Oaxaca saranno puniti... Dai loro superiori.
E cio' coincide, precisamente, con uno dei difetti del sistema piu' denunciati dalle organizzazioni dei diritti umani: "Le Forze Armate giudicano se stesse, ed e' molto grave il fatto che non ci sia un controllo pubblico ne' informazione disponibile su quanto succede realmente durante le indagini o nei processi militari".
Quello che si sa, e lo contiene il rapporto, e' cosa succede alle vittime, molte delle quali sono donne indigene, incapaci di difendersi nella lingua dei loro aggressori: "Dopo lo stupro, il marito di Ines la costrinse ad abbandonare la casa, e da allora e' stata stigmatizzata dai membri della sua comunita'. Ines continua a essere terrorizzata dalle Forze Armate".
Felipe Calderon ha chiamato guerra la sua lotta al narcotraffico. E il vertice militare, consapevole che ogni guerra comporta bassezze civili, esige dal Governo che lo blindi legalmente di fronte alle denunce che cominciano ad arrivare. Ma, due anni e mezzo dopo, l'unica cosa che esiste e' la proposta del presidente al Senato perche' riformi la Legge per la Sicurezza Nazionale, con l'obiettivo di regolamentare la partecipazione dell'esercito nel contrasto al narcotraffico. Anche nel caso -non troppo probabile- in cui i senatori dessero copertura legale all'Esercito da ora, resterebbe nell'aria il quesito che piu' preoccupa i capi militari: chi li coprira' per quello che e' avvenuto dal dicembre 2006 alla data d'approvazione della legge?

Succose ricompense

Mercoledi' scorso, l'Esercito messicano ha arrestato a Monterrey, nel nord del paese, Raymundo Almanza Morales, alias El Ray o El Gori, presunto membro del cartello del Golfo in Guatemala y Belice, e tre presunti appartenenti all'organizzazione. Il Governo federale ha informato ieri che l'arresto e' stato possibile grazie alla "soffiata" di un cittadino. Qualunque informazione che contribuiva all'arresto di Almanza era ricompensata con 15 milioni di pesos (700.000 euro). Le autorita' giudiziarie hanno comunicato, sempre ieri, che premieranno con un milione di pesos "ogni informazione utile e veritiera", che permetta l'arresto di uno dei capi fuggiti sabato dalla prigione di Zacatecas (nord), da dove sono evasi 53 detenuti con l'aiuto di un comando armato.

Tratto da El Pais, traduzione di Rosa a Marca


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