Messico senza El Mayo Zambada: un anno di guerra nel cartello di Sinaloa

A un anno dall'arresto di Ismael "El Mayo" Zambada, cofondatore del cartello di Sinaloa, il Messico fa i conti con le conseguenze di quella cattura avvenuta il 25 luglio 2024 a El Paso, in Texas. Come riporta El País English, l'assenza del capo storico ha innescato una violenta guerra interna al cartello, con conseguenze devastanti per la popolazione civile dello stato di Sinaloa e delle aree limitrofe.
La frattura è scoppiata tra due fazioni principali: da un lato i cosiddetti "Chapitos", ovvero i figli di Joaquín "El Chapo" Guzmán; dall'altro la fazione fedele a Zambada, nota come "La Mayiza". Le circostanze della cattura di El Mayo hanno aggravato le tensioni: Zambada sostenne in una lettera resa pubblica dal suo avvocato di essere stato attirato in un'imboscata e consegnato alle autorità statunitensi proprio da Joaquín Guzmán López, uno dei figli di El Chapo — accusa respinta dalla difesa di quest'ultimo.
Il conflitto interno, ufficialmente avviato nel settembre 2024, ha prodotto livelli di violenza senza precedenti. Secondo un'analisi dei dati pubblici condotta dalla CNN, gli omicidi nello stato di Sinaloa sono aumentati di oltre il 400% dall'arresto di El Mayo. I dati raccolti dall'organizzazione di monitoraggio Armed Conflict Location & Event Data (ACLED) indicano che tra luglio 2024 e marzo 2025 gli scontri tra bande e gli attacchi ai civili sono quasi quadruplicati rispetto agli otto mesi precedenti, raggiungendo un picco tra ottobre e novembre 2024 — livelli mai registrati in quello stato da quando ACLED ha avviato il monitoraggio del Messico nel 2018.
Nel 2025 la situazione non accenna a migliorare: almeno 571 civili sono stati uccisi in Sinaloa dall'inizio dell'anno, un dato che ha già superato il totale di tutte le vittime registrate nell'intero 2024, configurando quello in corso come uno degli anni più sanguinosi nella storia recente dello stato. Ad aprile 2025 una cellula legata ai Chapitos ha attaccato un centro di recupero per tossicodipendenti a Culiacán, uccidendo nove persone.
Sul fronte giudiziario, El Mayo Zambada è detenuto negli Stati Uniti e il suo processo è in corso presso il tribunale federale di Brooklyn, dove nell'agosto 2025 si è dichiarato colpevole di due dei diciassette capi d'imputazione a suo carico, tra cui associazione a delinquere di stampo mafioso. In udienza ha riconosciuto la portata delle operazioni del cartello, compreso il sistematico pagamento di tangenti a poliziotti e militari messicani affinché il cartello potesse "operare liberamente". Anche Ovidio Guzmán López, un altro figlio di El Chapo già estradato negli USA, ha patteggiato la propria posizione nel luglio 2025.
Le autorità messicane e statunitensi continuano a monitorare i nuovi equilibri di potere nel narcotraffico. La frammentazione interna al cartello di Sinaloa, storicamente il più potente del Messico, sta ridisegnando la mappa criminale del paese, aprendo spazi che altri gruppi armati cercano di occupare.