Mondiali 2026: l'ombra dei cartelli messicani sulla Coppa del Mondo

A pochi giorni dall'apertura del torneo, il Messico — co-organizzatore dei Mondiali di calcio 2026 insieme a Stati Uniti e Canada — si trova al centro di una grave crisi di sicurezza. Come riporta The Week, le guerre tra cartelli della droga proiettano un'ombra lunga e pericolosa sull'evento sportivo più seguito al mondo, riportando alla memoria fantasmi che l'America latina non ha mai davvero esorcizzato.
L'articolo apre con un richiamo storico: la notte del 2 luglio 1994, il difensore colombiano Andrés Escobar venne ucciso a colpi di pistola in un parcheggio di Medellín, pochi giorni dopo aver segnato un'autorete decisiva contro gli Stati Uniti durante i Mondiali. In un paese dove il denaro della droga aveva infiltrato club di calcio e circuiti di scommesse, quell'errore gli costò la vita. Un sicario legato a una potente rete criminale sparò sei colpi, secondo le testimonianze gridando "gol" dopo ognuno. Escobar, soprannominato "il gentiluomo del calcio", era diventato il simbolo tragico di quanto il crimine organizzato avesse penetrato la società latinoamericana.
Oggi, con i Mondiali di nuovo in Nord America, quei fantasmi sembrano pericolosamente vicini.
L'ondata di violenza attuale è scaturita dall'uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, detto El Mencho, storico capo del Cartello Jalisco Nuova Generazione (CJNG). L'operazione militare che lo ha eliminato nei pressi di Guadalajara ha scatenato una serie di ritorsioni: veicoli dati alle fiamme, strade bloccate, attività commerciali vandalizzate in almeno venti dei trentadue stati messicani. Oltre settanta persone hanno perso la vita nelle operazioni e negli scontri seguenti.
Guadalajara, capitale del Jalisco, è una delle città ospitanti dei Mondiali ed è previsto vi si disputino quattro partite della fase a gironi. Il governatore statale Pablo Lemus ha schierato duemila soldati in più e annunciato la creazione di un nuovo centro di intelligence cittadino. La presidente del Messico Claudia Sheinbaum si è recata personalmente a Guadalajara insieme al suo gabinetto di sicurezza e ai vertici militari, nel tentativo di rassicurare le persone coinvolte nell'organizzazione del torneo. Il governo ha annunciato l'impiego di centomila agenti aggiuntivi per garantire la sicurezza durante l'evento.
La FIFA si è schierata con le autorità messicane: il presidente Gianni Infantino ha dichiarato di avere "piena fiducia" nel Messico come paese ospitante e di essere "convinto che tutto si svolgerà nel migliore dei modi". Ma molti esperti di sicurezza continuano a nutrire forti preoccupazioni riguardo al cosiddetto "effetto idra": eliminare un capo-cartello non porta al crollo dell'organizzazione, bensì alla sua frammentazione. Come ha spiegato l'analista della guerra alla droga Deborah Bonello, "quando si elimina un grande leader, si innesca un'esplosione di lotta per il controllo del vuoto che si crea". Se il CJNG dovesse spaccarsi in fazioni rivali in guerra per la successione, la violenza potrebbe intensificarsi in modo imprevedibile.
Il Messico combatte già su due fronti: contro il Cartello di Sinaloa al nord e contro il CJNG a ovest. La guerra intestina al Cartello di Sinaloa ha prodotto una delle lotte di potere più rilevanti nella storia recente del crimine organizzato. Il gruppo si è diviso in due fazioni contrapposte: i "Chapitos", fedeli al fondatore Joaquín "El Chapo" Guzmán — detenuto in un carcere statunitense dal gennaio 2017 — e i "Mayos", seguaci del suo storico socio Ismael Zambada García, noto come El Mayo.
Non mancano gli elementi di riflessione sul piano politico. Secondo alcuni osservatori citati nell'articolo, i tempi dell'operazione contro El Mencho non sarebbero stati casuali: il governo avrebbe voluto dimostrare agli organizzatori del Mondiale la propria capacità di fronteggiare le organizzazioni criminali e di garantire la sicurezza in una città come Guadalajara. L'ambasciata statunitense ha emesso avvisi di viaggio invitando i propri cittadini alla massima cautela. Anche alcune federazioni calcistiche, come quella portoghese, hanno dichiarato di monitorare "da vicino la delicata situazione" in corso nel paese.
Nonostante le rassicurazioni ufficiali, tra i tifosi che avevano programmato di recarsi in Messico per i Mondiali serpeggia un'apprensione difficile da dissipare. Immagini e video virali sui social media mostrano strade bloccate e veicoli in fiamme, alimentando i timori di chi, come molti appassionati di calcio, si chiede se valga la pena rischiare. Le autorità messicane sostengono che la violenza dei cartelli si concentra prevalentemente nelle aree periferiche, ben lontane dai siti del torneo, e che i turisti non rappresentano un bersaglio di interesse per i criminali, i quali non avrebbero alcun vantaggio a colpire un evento di questa portata globale.