Sabato 26 settembre 2026
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L'Opa alberghiero sulla città di Firenze

Articolo · Stefano Fabbri ·

Con buona pace dei suoi secoli di storia, Firenze è una città che sa ancora sorprendere. Per esempio con un nuovo hotel cinque stelle a due passi dal Duomo, in via Martelli. Ma è solo l’ultima di una lunga serie di «sorprese» che i fiorentini scoprono nella nascita di nuovi alberghi di lusso, resort, studentati double face, immobili adibiti ad affitto turistico e così via.
Tutto questo nonostante le norme che, sebbene tardive, hanno cercato di porre un limite a tale proliferazione. E cioè ad un fenomeno che non ha a che fare solo con l’estetica, ma riguarda anche il modello di città del presente e soprattutto del futuro dal punto di vista economico e sociale. Due considerazioni vanno fatte al riguardo.


La prima è che le regole dettate dalle amministrazioni locali o da leggi regionali non hanno la forza, da sole, per mostrare una seria efficacia. E questo non solo a causa di procedure cominciate quasi un decennio fa: il caso di Palazzo Testa, destinato ad essere ribattezzato Palazzo Sogni — come da sogno sono le lussuose suite che vi saranno realizzate — è un caso di scuola. La procedura è cominciata nel 2018, quindi prima dell’attuazione delle regole comunali tese a moderare nel centro storico la presenza di hotel, nuove attività commerciali, affitti turistici, etc.


La seconda considerazione: spesso la sorte di un palazzo, di un ex ospedale, di una ex fabbrica o di un ex teatro si conosce pubblicamente solo al momento di tirare su le impalcature (o quando vengono tolte). La domanda che sorge spontanea è una: c’è la possibilità che la trasformazione di Firenze non sia appresa dai suoi cittadini attraverso lo stillicidio del succedersi dei casi? Può l’amministrazione, con un’operazione che avrebbe il sapore fresco della trasparenza, rendere note tutte le operazioni in corso che non ricadranno, almeno nei prossimi tre anni, nella vigenza delle nuove norme? Giusto perché a Firenze la Pasqua non arrivi ogni settimana, con la sua brava sorpresa dentro l’uovo. C’è poi la questione più importante e cioè quella della strategia. Le regole, come poco prima scritto, da sole non posso bastare. Il loro effetto, oltre a manifestarsi in un arco di tempo durante il quale la velocità dei cambiamenti può renderle obsolete anzitempo, ha bisogno di essere corroborato da scelte che non riguardano solo la mano pubblica.


Sarebbe velleitario, ancorché utile, ipotizzare che ogni area e ogni immobile disponibile possa essere sottratto alla logica della rendita di posizione solo attraverso la loro acquisizione da parte del Comune o della Regione. L’onore della scelta su cosa potrà sperare di essere la Firenze dei due o tre prossimi decenni ricade anche su chi, nella società, ha il potere e la capacità di investire e che pare arrovellarsi attorno al tema della reindustrializzazione, senza per ora venirne a capo. Non ha senso immaginare di fermare la grande onda del turismo, degna per dimensioni e minacciosa ingovernabilità di quella dipinta da Hokusai, usando solo fragili dighe normative. Occorre contenderle il riempimento di spazi vuoti, offrire alternative in grado di dimensionarne un ruolo che non è soltanto ricchezza rapida e al momento sicura (sebbene per pochi), ma che senza contrappesi rischia di rappresentare quella che il linguaggio della finanza definirebbe un’Opa ostile sull’intera città. O almeno sul suo futuro molto prossimo.

 

(pubbicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 25/09/2026)

 

 

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