Piantedosi e i Cpr. Sicurezza, bluff e ideologie

Quando è il momento di unire le forze non si va troppo per il sottile, e anche le differenze passano in secondo piano per cercare di partire da ciò che è comunemente condiviso.
Così dovrebbe essere sulla questione sicurezza. Ed è importante che lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi abbia risposto dicendosi «completamente d’accordo» con l’appello del direttore del Foglio Caudio Cerasa, che aveva sulla sicurezza chiesto un «patto repubblicano tra maggioranza e opposizione, sindaci, regioni e magistratura». Ma nella lunga lettera pubblicata dal giornale fondato da Giuliano Ferrara, il titolare del Viminale sceglie di argomentare la sua visione puntando su quanto c’è attualmente di più divisivo su questo terreno, e cioè l’istituzione dei Cpr che tantissimi tra i sindaci e i governatori hanno respinto da lungo tempo al mittente.
Sulla natura ed efficacia dei centri di permanenza per il rimpatrio di cittadini extra comunitari si può discutere a lungo, ma appare abbastanza bizzarra l’idea di manifestare un intento di intesa non soltanto cominciando da ciò su cui c’è maggiore disaccordo, ma soprattutto su qualcosa che tende a sovrapporre la questione sicurezza per intero con quella della presenza irregolare di stranieri che ne è soltanto una parte. Non solo: quello dei Cpr è un tema su cui qualche distinguo è giunto anche da importanti voci del centrodestra che sostiene il governo di cui Piantedosi fa parte. Eppure, sempre per restare nella nostra regione, temi sui quali sperimentare la buona volontà di un «patto» ci sarebbero: a cominciare dall’adeguamento della presenza di forze di polizia a Firenze per finire con le necessità di organico negli uffici giudiziari manifestate dal procuratore di Prato, Luca Tescaroli, che ha definito la sua città un «laboratorio» della criminalità. Oppure cominciare a mettersi d’accordo su quale siano impatto e perimetro del problema sicurezza, che per il ministro non rappresenta «un’emergenza fuori controllo», nonostante il governo sia al varo del sesto decreto sicurezza. Certo, Piantedosi non ha torto a lamentare un approccio da parte del centrosinistra spesso viziato da posizioni ideologiche, anche se c’è chi, in quel campo, potrebbe dire altrettanto. E ripartire dai Cpr, seppure in una dichiarata affermazione di disponibilità all’intesa, rischia di dare loro ragione. Per giungere al «patto» occorrono serie regole di partenza che abbiano al centro un rivoluzionario spirito istituzionale capace non di accontentare tutti ma di valutare pregi e limiti di ogni proposta ragionevole. A meno di non voler lasciare spazio alle idee sbrigative quanto inefficaci vagheggiate dai seguaci di Vannacci, che non sembrano fare il gioco del centrosinistra né del centrodestra.
(articolo pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 16/06/2026)