Giovedì 4 giugno 2026
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Quei discussi controlli negli aeroporti

Articolo · Rosa a Marca ·
Differenziare i passeggeri in base ai "profili", ossia raggrupparli a seconda delle categorie di rischio, come convinzioni religiose e provenienza. Lo ha proposto Christoph Blume, neodesignato presidente dell'Associazione degli aeroporti tedeschi (ADV). A quale scopo? Per sventare in modo più razionale ed efficace possibili attentati terroristici, alla stregua di quanto fa Israele già da anni.

L'esempio israeliano
Arrivato allo scalo internazionale Ben Gurion di Tel Aviv, o anche prima di un volo verso Israele, il passeggero finisce sotto esame e deve rispondere alle domande dei funzionari. Il personale della sicurezza osserva mimica e gestualità, e se il malcapitato tradisce nervosismo, suda o evita di guardare negli occhi l'interlocutore è già fortemente sospettato. Ma i controlli si basano anche su criteri oggettivi -provenienza, sesso, età, situazione famigliare- anche se il metodo esatto di valutazione resta segreto. Le domande possono essere brevi o protrarsi per ore, magari accompagnate da visite corporali poco piacevoli. Non a tutti i passeggeri è riservato lo stesso trattamento: chi è arabo viene sottoposto a controlli più rigidi, chi parla ebraico gode di un atteggiamento più rilassato. Ispettori razzisti? Contro quest'accusa loro sono ormai vaccinati e possono ribattere che per quanto i controlli siano fastidiosi e antipatici, da decenni in nessun aereo israeliano è esplosa una sola bomba.

Le reazioni in Germania
La proposta di Blume è stata criticata da più parti. A cominciare dalla ministra della Giustizia, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger del partito liberale (Fdp), che boccia il profiling come "stigmatizzante, discriminante, umiliante". In più fa notare che un personale ben istruito è già ora in grado di decidere chi e come controllare; bastano l'esperienza acquisita e il normale buon senso. Per il responsabile dei dati personali, Peter Schaar, la suddivisione in base a categorie di rischio è sempre discriminante e degradante. E se si può capire in un Paese come Israele che vive una situazione molto particolare, non può essere un modello per altri aeroporti: sarebbe la fine della libertà dei viaggi. Un portavoce dei socialdemocratici parla di sistema inaccettabile, e fa presente che oltre tutto sta per essere introdotto lo scanner corporale su larga scala, un sistema che dà più garanzie.

Le precisazioni di Blume

"Non si tratta di fare esami di coscienza, ma di fatti". Ha poi precisato di voler solo differenziare tra passeggeri Ue ed extra Ue. I primi dovrebbero avere, nello spazio comunitario, la stessa libertà di movimento dei passeggeri dei treni o degli automobilisti.

La proposta dell'Associazione internazionale del trasporto aereo
Di recente l'Associazione Iata ha proposto agli Stati membri di discutere la seguente strategia: controllare i passeggeri in base a quanto già si sa di loro. In pratica, anziché distinguerli per gruppi di rischio, separare quelli meno problematici. C'è un gran numero di viaggiatori che si possono tranquillamente considerare non pericolosi: per esempio chi viaggia spesso o chi prenota i propri viaggi sempre nella stessa agenzia; sono stimabili in un 25% dei passeggeri. Con loro si potrebbe risparmiare un quarto dei controlli standard.
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