Ruralità e rigenerazione urbana: Barberis, De Lucia e il futuro della città

Per ruralità si intende il carattere proprio degli spazi, delle pratiche e delle relazioni sociali tipici della campagna e dell'agricoltura. Oltre a designare una condizione territoriale (aree a bassa densità, usi agricoli e naturali del suolo), la ruralità descrive un modo di abitare il territorio fondato su legami comunitari, appartenenza locale e rapporto diretto con i cicli naturali.
Questa definizione si concilia con il pensiero di due grandi studiosi italiani: l'urbanista Vezio De Lucia e il sociologo Corrado Barberis, padre della sociologia rurale in Italia.
Barberis (1929-2019) ha dedicato la sua vita allo studio delle campagne italiane e delle profonde trasformazioni che le hanno caratterizzate, intuendo per primo il passaggio del concetto di cibo da semplice fonte di sostentamento a fattore di benessere, cultura ed economia. I suoi studi sono alla base della moderna visione dell'agricoltura e del passaggio delle campagne da un'agricoltura di sostentamento a un'agricoltura di benessere.
De Lucia chiede di tracciare una linea rossa netta tra spazio edificato e spazio rurale o aperto, da considerare come nuove mura urbane oltre le quali non si deve più costruire. Il consumo di suolo è per lui perdita irreversibile di una risorsa non rinnovabile: suolo agricolo, naturale, seminaturale. La ruralità come condizione territoriale coincide esattamente con ciò che De Lucia vuole proteggere con la linea rossa. Ciò che è rurale deve restare rurale, non urbanizzabile, non frammentato da lottizzazioni, non trasformato in periurbano indistinto.
Mettendo insieme Barberis e De Lucia, la ruralità acquista un doppio volto. Da un lato, è il fuori città che va tutelato. Aree agricole, naturali, seminaturali non devono essere rese ulteriormente artificiali. La linea rossa è lo strumento per rendere operativo questo limite. Zero nuovo consumo di suolo rurale, rigenerazione solo dentro il perimetro già urbanizzato.
Dall'altro lato, la ruralità è anche un modello culturale e produttivo. Corrado Barberis ha mostrato come le campagne siano passate da luoghi di miseria a territori di benessere, dove il cibo e l'agricoltura diventano fattori di cultura, identità e economia. De Lucia, dal canto suo, ha sostenuto che si debba invertire la gerarchia tradizionale, mettendo al primo posto la campagna, proponendo politiche e pratiche di tutela e di valorizzazione.
De Lucia non vede la campagna come semplice sfondo. La campagna è capitale naturale, paesaggio, risorsa per la qualità della vita anche degli abitanti urbani. Difendere la ruralità significa garantire servizi ecosistemici (acqua, suolo, clima, biodiversità), mantenere identità e memoria dei luoghi. La città può imparare dalla ruralità ritmi, relazione con i cicli naturali, scala comunitaria, ma senza confondere i due regimi; più natura in città, con verde strutturale, alberi, suoli permeabili, e confine chiaro con la campagna, che resta rurale.
La ruralità come carattere territoriale coincide con ciò che De Lucia vuole proteggere con la linea rossa, il suolo agricolo e naturale, non urbanizzabile. La ruralità come modello culturale e di relazioni si allinea con la sua idea di mettere al primo posto la campagna, come risorsa ecologica, paesaggistica e civile. La città deve rigenerarsi dentro sé stessa, aumentando la sua naturalità, ma senza invadere né confondersi con lo spazio rurale. La ruralità resta il confine fisico e simbolico che dà senso e limite alla città.