Martedì 9 giugno 2026
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Scrivere e parlare di continuo sono reato. Cassazione fa sponda alla Corporazione dei giornalisti

Articolo · Vincenzo Donvito Maxia ·
Con una recente sentenza la Corte di Cassazione ha confermato che svolgere attività giornalistica continuativa senza essere iscritti all’albo dei giornalisti è un reato:  “esercizio abusivo della professione” (1). La sentenza riguarda una persona che lavorava in un’emittente locale senza essere iscritta all’albo dei giornalisti. E stabilisce che solo i giornalisti professionisti o pubblicisti iscritti all’albo possono svolgere l’attività di giornalismo in modo continuativo.. 

La Cassazione ha così fatto da sponda alla corporazione dei giornalisti, stabilendo che scrivere e parlare “in modo continuativo” è un reato. Contenti tutti i parrucconi che in questi anni hanno sempre impedito qualunque iniziativa, anche referendaria, per l’abolizione dell’Ordine professionale. Una corporazione che difende i privilegi di chi paga le quote, indipendentemente dalla qualità dell’attività svolta... o meglio, attività svolta con esami e test che definire burla è solo per essere gentili (2).

Attenzione, non stiamo parlando dell’ordine dei medici e degli ingegneri, per esempio, dove l’attività senza provata capacità tecnica sarebbe un disastro. Ma di scrivere, parlare e interloquire dove, i seguaci della corporazione, ritengono si possa fare solo se dimostri, secondo i loro canoni, di saperlo fare. Si stabilisce, cioé, quali siano i canoni per pensare e comunicare. Un retaggio corporativo per controllare e indirizzare opinioni e pensieri, col ricatto che se per farlo vuoi essere pagato (logica base delle società libere), ti devi conformare al pensiero dominante.

Ora aspettiamo i pro-Ordine e i contro-Ordine… sì perché anche tra i contrari ci sono parolai che a intermittenza si pronunciano per l'abolizione dell’Ordine, ma mai hanno fatto qualcosa o partecipato ad iniziative per passare ai fatti.

Comunque, è solo una sentenza, non tombale per una battaglia fondamentale per la libertà d’espressione e di comunicazione.


1 - pena prevista dall’articolo 348 del codice penale è la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da euro 10.000 a euro 50.000
2 - cosa che sanno tutti, anche chi vi si presta, ma sta al gioco per ottenere credenziali (o mangi questa minestra o salti dalla finestra).
 
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