Giovedì 11 giugno 2026
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Separazione e figli: la bigenitorialità non significa metà tempo per ciascun genitore

Articolo · Smeralda Cappetti ·

La bigenitorialità è un diritto fondamentale dei figli, ma non coincide necessariamente con una divisione perfettamente paritaria del tempo trascorso con ciascun genitore. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con due recenti pronunce (ordinanza n. 11946/2026 e sentenza n. 11378/2026), che chiariscono alcuni principi molto importanti nelle controversie familiari.

 

Nel primo caso, un padre contestava la decisione dei giudici di collocare prevalentemente i figli presso la madre, sostenendo che tale scelta svuotasse di significato l'affidamento condiviso. La Cassazione ha però ricordato che l'affidamento condiviso non comporta automaticamente una ripartizione uguale dei giorni di permanenza presso ciascun genitore. Il giudice deve invece valutare concretamente quale soluzione sia più idonea a garantire il benessere e la stabilità dei minori.

Nel caso esaminato sono stati considerati elementi come la giovane età dei figli, la continuità delle loro abitudini di vita, la disponibilità della madre a seguirli grazie a un lavoro part-time e il supporto della rete familiare. Circostanze che hanno giustificato il collocamento prevalente presso la madre senza violare il diritto alla bigenitorialità.

 

Analogo principio è stato affermato nella seconda decisione, relativa al trasferimento della madre da Napoli a Pordenone insieme ai figli. Anche in questo caso il padre lamentava una lesione del proprio ruolo genitoriale. La Suprema Corte ha precisato che il trasferimento del genitore collocatario non determina automaticamente una violazione della bigenitorialità e che il giudice è chiamato a bilanciare il diritto dei figli a mantenere rapporti significativi con entrambi i genitori con il diritto del genitore di scegliere liberamente il luogo in cui vivere.

 

Le due pronunce confermano un orientamento ormai consolidato: la bigenitorialità non deve essere interpretata in termini matematici o quantitativi. Ciò che conta non è il numero esatto dei giorni trascorsi con ciascun genitore, ma la possibilità per il minore di mantenere con entrambi un rapporto stabile, continuativo e significativo.

 

In altre parole, il giudice non deve distribuire il tempo dei figli come se si trattasse di una divisione aritmetica, ma individuare la soluzione che meglio risponde al loro interesse, valutando caso per caso l'età dei minori, le esigenze scolastiche, la stabilità dell'ambiente di vita, la rete familiare di supporto e le concrete possibilità organizzative dei genitori.

 

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