Il solare supera il nucleare, le rinnovabili il carbone

La guerra in Medio Oriente sta producendo un nuovo shock sui mercati energetici internazionali, ma non arresta il sorpasso ormai imminente delle fonti rinnovabili sul carbone: a ricostruire il quadro è il nuovo Electricity Mid-Year Update, pubblicato oggi dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea).
Le interruzioni dei flussi di gas naturale liquefatto attraverso lo Stretto di Hormuz hanno spinto i prezzi del gas in Asia e in Europa ai livelli più elevati dalla crisi energetica del 2022-2023: nel secondo trimestre del 2026, i prezzi medi spot dell’elettricità nell’Unione europea e in Giappone sono aumentati di oltre il 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I sistemi elettrici hanno finora retto agli effetti della crisi anche grazie alle forniture aggiuntive di Gnl, in particolare dal Nord America, che hanno contribuito ad allentare le tensioni ma vanno ad alimentare una nuova dipendenza dell’Ue (che spende già oltre 300 mld di euro l’anno allo scopo) e dell’Italia (circa 50 mld) in particolare dall’import di combustibili fossili, in questo caso con la benedizione di Trump.
L’aumento dei prezzi del gas ha inoltre favorito in diversi Paesi europei e asiatici un ritorno alla produzione elettrica da carbone. Per questo le emissioni globali di anidride carbonica (CO2) derivanti dalla produzione elettrica dovrebbero aumentare di circa l’1% nel 2026, per poi stabilizzarsi nel 2027.
Nonostante la volatilità dei mercati, la domanda mondiale di elettricità continua ad accelerare. Dopo il +3% registrato nel 2025, dovrebbe aumentare del 3,6% nel 2026 e di un ulteriore 3,8% nel 2027, sostenuta da industria, elettrodomestici, climatizzazione, veicoli elettrici e data center. Il consumo globale raggiungerà così circa 30.700 terawattora nel 2027, rispetto ai 28.600 TWh del 2025. La crescita sarà particolarmente sostenuta nelle grandi economie asiatiche. In Cina la domanda dovrebbe aumentare del 5,5% quest’anno, spinta dall’attività manifatturiera e dall’espansione della mobilità elettrica, mentre in India è atteso un incremento del 7%. Stati Uniti e Unione europea si fermeranno invece attorno al 2%.
La trasformazione più rilevante riguarda però il modo in cui questa elettricità viene prodotta. Dopo avere raggiunto una sostanziale parità col carbone nel 2025, le fonti rinnovabili sono sulla buona strada per diventare già quest’anno la principale fonte mondiale di generazione elettrica, e il solare fotovoltaico da solo sta superando il nucleare. La loro produzione crescerà di oltre l’8% nel 2026 e la quota nel mix globale salirà dal 33% dello scorso anno al 37% entro il 2027.
A guidare l’espansione resta l’energia dal sole, la cui produzione dovrebbe aumentare di circa 600 TWh nel 2026, eguagliando la crescita annuale record raggiunta nel 2025, per poi mantenere un ritmo altrettanto sostenuto nel 2027. Il solare supererà quest’anno l’eolico, diventando la seconda fonte rinnovabile mondiale per produzione elettrica dopo l’idroelettrico.
La rapida diffusione di eolico e fotovoltaico pone al tempo stesso nuove esigenze ai sistemi elettrici. Durante le ondate di calore europee di giugno, in diversi mercati la differenza tra i prezzi minimi nelle ore centrali e i picchi serali ha raggiunto i 600 dollari per megawattora, aprendo uno spazio economico sempre più ampio per batterie e consumi capaci di spostarsi verso le ore più convenienti.
Anche i prezzi all’ingrosso negativi stanno diventando più comuni in numerosi mercati, segnalando un’insufficiente capacità di adattare produzione e consumi dovuta a vincoli tecnici, normativi o contrattuali. Nella prima metà del 2026, infatti, i prezzi negativi hanno interessato circa il 20% delle ore di mercato nell’Australia Meridionale e in California. In Spagna la quota è salita dal 10% del 2025 al 17%, mentre in Svezia e Finlandia è scesa da circa il 6% al 2% grazie al rafforzamento della flessibilità sia sul lato dell’offerta sia su quello della domanda.
Per integrare quote crescenti di energia rinnovabile variabile serviranno dunque reti più estese e moderne, segnali di prezzo territoriali più incisivi, un uso più efficiente delle infrastrutture esistenti, sistemi di accumulo e una maggiore risposta della domanda. Un ammodernamento delle reti comunque essenziale, non solo per la vetustà degli impianti ma anche per far fronte alle nuove esigenze dettate sempre dalla crisi climatica in corso; a Palermo, ad esempio, manca da ieri mattina l’elettricità a causa degli incendi in corso in Sicilia.
(Luca Aterini su Greenreport.it)