Domenica 7 giugno 2026
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Sudafrica, il futuro incerto del movimento per i diritti dei consumatori di droghe

Articolo · Redazione ·

Il futuro della South African Network of People Who Use Drugs (SANPUD), la principale rete di advocacy per i diritti delle persone che consumano droghe in Sudafrica, è oggi appeso a un filo. Come riporta Filter, la rivista statunitense che si occupa di politiche sulle droghe e diritti umani, la chiusura del programma Love Alliance da parte di Aidsfonds ha privato SANPUD di una quota significativa del proprio finanziamento principale, proveniente dal Ministero degli Esteri olandese tramite quella stessa organizzazione.

 

A fare il punto della situazione è Shaun Shelly, membro fondatore di SANPUD e attualmente consulente indipendente per l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC) e per la Global Initiative Against Transnational Organized Crime, nonché ricercatore associato presso il Dipartimento di Medicina di Famiglia dell'Università di Pretoria. Shelly, che usa metanfetamina — chiamata localmente "tik" —, è stato in passato anche direttore esecutivo di Harm Reduction International.

 

Secondo quanto riferito, nonostante il lavoro svolto da SANPUD e dalle organizzazioni aderenti, e nonostante il ruolo cruciale che la rete svolge nei settori dell'HIV, dell'epatite C (HCV), della salute e dei diritti umani in Sudafrica, il suo futuro rimane incerto. Le difficoltà finanziarie si sommano a un contesto politico in rapido cambiamento, che rende ancora più complessa la continuazione delle attività.

 

SANPUD nasce dalla convinzione che il Sudafrica avesse bisogno della voce di chi usa droghe: non solo nei programmi che li riguardano direttamente, ma anche a livello politico. Un obiettivo tutt'altro che semplice da raggiungere. Shelly ricorda come il movimento avesse attraversato una serie ripetuta di falsi avvii: a differenza delle organizzazioni per i diritti delle lavoratrici e lavoratori del sesso, un altro gruppo criminalizzato, il movimento dei consumatori di droghe non poteva contare su persone che producessero autonomamente reddito e che si potessero impegnare come volontari. Era necessario retribuire i partecipanti e dotarsi di una struttura solida. L'organizzazione è diventata possibile grazie a finanziamenti non vincolati ricevuti dall'Open Society Foundations e da altri donatori come Mainline, oltre al sostegno di TB HIV Care. Da lì la formalizzazione: la costituzione di un consiglio di amministrazione, la registrazione come organizzazione non profit e l'assunzione di personale.

 

Nel tempo SANPUD ha svolto un lavoro fondamentale nel sostenere le reti locali di persone che usano droghe, fornendo strumenti e supporto per difendere efficacemente i propri diritti umani. Ma oggi la crisi finanziaria rappresenta la sfida più grande mai affrontata dall'organizzazione. Shelly esprime fiducia nelle persone e nella leadership di SANPUD, riconoscendo l'esistenza di basi solide e di un buon piano strategico. L'obiettivo ultimo rimane quello di costruire un Sudafrica in cui la politica sulle droghe sia allineata alla Costituzione, e in cui le persone che usano droghe non vengano più criminalizzate, godendo degli stessi diritti garantiti a tutti i cittadini sudafricani. Fino ad allora, come ribadisce Shelly, il movimento continuerà a esigere che non si decida nulla che li riguardi senza il loro coinvolgimento: "niente su di noi senza di noi".

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