Sabato 6 giugno 2026
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Svizzera. Dignitas ancora nel mirino della giustizia

Articolo · Matthias Herren ·
La Procura di Zurigo vuole sapere da Dignitas come impiega le sue risorse. L'organizzazione d'assistenza al suicidio sarebbe passibile di denuncia se emergessero prove di "motivi egoistici".
A novembre, la Giunta comunale di Zurigo dichiarava che tutti i provvedimento giudiziari contro Dignitas erano sospesi per "mancanza di validi sospetti d'attivita' illecita". La sospensione non significa pero' capitolazione da parte della Giustizia ne' il cessato allarme per il direttore di Dignitas, Ludwig A.Minnelli, come dimostrano le esternazioni del sostituto procuratore di Zurigo Juerg Vollenweider. Egli invoca le disposizioni di legge che puniscono l'assistenza al suicidio per "motivi egoistici" ed esige dalle organizzazioni trasparenza finanziaria."Se non permettono d'esaminare la loro contabilita', ci potrebbero essere dei motivi egoistici".
La Procura ha nel mirino proprio Dignitas. "Ancora non ci e' dato sapere come Dignitas spenda i 10.000 franchi (6.700 euro) per un'assistenza al suicidio", spiega Vollenweider, che parla di indizi concreti su come Dignitas non utilizzi i suoi soldi unicamente per coprire i costi. In un'intervista rilasciata al quotidiano francese Le Monde, Minnelli una volta ha spiegato che impiega i soldi anche per promuovere, in Europa, il diritto a decidere della propria morte. Inoltre, qualche tempo fa, alla tv francese M6 ha accennato al fatto che Dignitas "deve sostenere grosse spese in vertenze giudiziarie". Queste dichiarazioni fanno dire a Vollenweider: "Se i soldi per l'aiuto al suicidio sono utilizzati in propaganda o per coprire spese legali, mi pongo il quesito se non sussistano motivi egoistici". Il procuratore non ha voluto dire se quelle dichiarazioni di Minelli potranno essere il capo d'accusa contro di lui. Per ora, la Procura di Zurigo e' in attesa delle previste nuove regole per il controllo dell'assistenza al suicidio. Entro la primavera, infatti, la ministra della Giustizia, Eveline Widmer-Schlumpf, dovra' presentare al Governo altre norme per l'attivita' di queste organizzazioni. La Commissione Etica Nazionale vorrebbe soprattutto che facessero una seria verifica della volonta' degli aspiranti suicidi. Non basta un periodo di riflessione come si pretende oggi da chi viene dall'estero; non e' un cammino percorribile, dice la Commissione. "Esigiamo colloqui ripetuti e approfonditi, e che ci sia un secondo parere prima di procedere al suicidio assistito", ha spiegato il suo presidente, Christoph Rehmann-Sutter -fiducioso che gli argomenti della Commissione saranno inseriti tra le raccomandazioni della ministra al Governo.
Il responsabile di Dignitas, Ludwig A.Minelli, per ora non si pronuncia su "procedimenti in corso". Exit, l'altra grande organizzazione svizzera d'aiuto al suicidio, ha invece elaborato con l'amministrazione giudiziaria di Zurigo un accordo gia' pronto per la firma. "Con quest'accordo vogliamo assicurare qualita' all'assistenza al suicidio e semplificare le procedure alle autorita'", ha detto il presidente di Exit, Hans Wehrli. Exit non condivide pero' l'opinione della Commissione etica, secondo cui in futuro il suicidio assistito dovra' essere autorizzato solo in caso di "una sofferenza grave, causata da malattia"."Cio' contrasta con il diritto umano all'autodeterminazione", sostiene Wehrli.
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