Tariffa Ue di gestione da 2 euro per l’e-commerce, nel mirino la Cina

Quattro mesi dopo l’introduzione di un dazio doganale forfettario di 3 euro per ogni articolo ordinato dall’esterno dell’Ue, ieri è entrata in vigore un’ulteriore tariffa di gestione a livello europeo di due euro. La nuova tariffa è destinata a compensare l’enorme aumento di risorse che le autorità doganali dell’Ue hanno dovuto dedicare alla gestione della forte crescita delle merci spedite principalmente dai giganti cinesi della vendita al dettaglio online. Come il dazio forfettario da 3 euro, questa tariffa si applica a ciascuna categoria distinta di articoli all’interno di una singola spedizione. A titolo di esempio fornito dalla Direzione generale delle dogane tedesca: «Se un pacco contiene una t-shirt di cotone, una custodia per cellulare e un libro, dovranno essere pagati complessivamente sei euro. Se invece una spedizione contiene quattro t-shirt di cotone, verrà addebitata un’unica tariffa di due euro».
La base giuridica di questa nuova tariffa è il codice doganale rivisto dell’Ue, entrato in vigore il 16 settembre. Esso autorizza la Commissione europea a fissare l’importo di questa tariffa tramite un atto giuridico separato. La tariffa deve coprire «almeno i costi di verifica dei dati, di analisi dei rischi, di mantenimento delle infrastrutture pertinenti e di esecuzione delle ispezioni, compresi i servizi forniti dalle autorità doganali dell’Ue». In breve: copre tutto ciò che è necessario per il trattamento doganale delle spedizioni che arrivano nell’Ue dall’estero.
La nuova tariffa mira anche a «contrastare un modello di business altamente tossico basato sulle importazioni di e-commerce dalla Cina che sono sotto standard e non conformi alla legge», ha dichiarato a Reuters Dirk Gotink (Partito Popolare Europeo), il capo negoziatore del Parlamento europeo su questo dossier. «I nuovi introiti offrono sia l’opportunità sia i mezzi per invertire decenni di sottofinanziamento, e per dotare le autorità doganali europee delle risorse necessarie a proteggere efficacemente il nostro mercato unico».
Le prime reazioni dei leader mondiali della vendita al dettaglio online suggeriscono che la tariffa avrà in realtà effetti soprattutto sulle aziende cinesi. Il colosso americano dell’e-commerce Amazon ha dichiarato che il 97 per cento dei prodotti che vende nell’Ue viene spedito da magazzini situati in Europa; di conseguenza, solo una piccola frazione delle sue spedizioni sarebbe soggetta alla nuova tariffa.
Temu, Shein e AliExpress, i concorrenti cinesi di Amazon, stanno già traendo le proprie conclusioni. Stanno allestendo magazzini negli Stati membri dell’Ue, in particolare in Polonia, per facilitare la spedizione di ordini singoli ai loro clienti europei. Questo permette loro di evitare le tariffe individuali, ma aumenta inevitabilmente i costi legati al loro modello di business.
Resta poco chiaro quale sarà l’impatto a lungo termine della tariffa di gestione e del dazio forfettario sul commercio online di piccole spedizioni dal valore inferiore a 150 euro. La Commissione europea non ha ancora reso pubbliche le sue previsioni di gettito da queste due nuove fonti. Tuttavia, le statistiche doganali rilevate dall’introduzione del dazio forfettario il 1° luglio indicano un calo di circa il 60 per cento nel volume delle piccole spedizioni. Venerdì Reuters ha citato un documento interno della Commissione secondo cui i due nuovi prelievi potrebbero generare circa sei miliardi di euro l’anno nel prossimo periodo finanziario dell’Ue (dal 2028 al 2034).
Il dazio italiano di 2 euro aveva già subito una lunga serie di rinvii: inizialmente programmato per gennaio 2026, era stato posticipato prima a luglio, poi a ottobre, a dicembre e infine a gennaio del nuovo anno. A cancellarlo definitivamente è stato l'articolo 30 della Manovra.
(Il Mattinale europeo)