A Trieste la liberta' sara' terapeutica, per tutti!
Prendo in prestito questo slogan di Franco Basaglia per coniugarlo al futuro nella sua Trieste il 12-13-14 Marzo prossimi periodo della conferenza governativa sulle droghe e dell'AltraTrieste che si sta mobilitando.
La liberta' e' terapeutica si diceva in quei primi anni '70 ,quando i matti erano soggetti pericolosi da rinchiudere e nascondere alla societa'.
Era il 1973,quando all'interno del manicomio San Giovanni di Trieste,da comuni esperienze creative di artisti, studenti e degenti e dalla capacita' visionaria di Franco Basaglia nacque Marco Cavallo una grande scultura mobile che divenne ben presto il simbolo della liberta' e della possibilita' di fare cadere i muri manicomiali.
I quali caddero davvero di li' a pochi anni,nel 1978,per effetto della legge 180.
La famosa legge Basaglia che chiudendo gli ospedali psichiatrici restitui' diritti e dignita' alle persone con disagio mentale.
Sempre in quegli anni, il 28 giugno del 1975 un gruppo di giovani del Gruppo Abele piantava una tenda in piazza Solferino a Torino iniziando uno sciopero della fame per una nuova legge sulle droghe,una battaglia che duro' per tutto il mese successivo portando pochi mesi piu' tardi il 22 dicembre del 1975 all' approvazione della legge 685 sulla droga.
Nascevano di fatto nella societa' italiana una legislazione e un attenzione per le politiche sulle droghe.
Oltre trentanni sono passati dai quei momenti che ci raccontano un esperienza di partecipazione e innovazione straordinaria,costruita dal basso, in un Italia,quella di 30 anni fa certo diversa da quella di oggi.
Anni quelli della seconda meta degli anni '70 che ci raccontano come la liberta' e il cambiamento vadano conquistati e non attesi.
Dovremmo forse chiederci tutti noi, oltre ai diretti interessati sopracitati, che fine abbia fatto quello spirtito di partecipazione e di spazio pubblico della politica,che fuoriesce dalle stanze e dagli ambiti per gli addetti ai lavori.
In queste settimane che ci hanno separato dalla scadenza da Trieste, le discussioni che hanno attraversato le nostre comunita' avevano questa riflessione di fondo:la necessita di tendere a un cambiamento radicale e innovativo e la voglia di liberta' ,sempre piu' soffocata dalle logiche di propaganda securitaria..
Con questa voglia e questa tensione ci metteremo in viaggio verso l'Altra Trieste,quella che vuole essere libera dal controllo sociale e libera di elaborare strategie fuori dagli interessi privati e dai giochi (ebbene si',qualcuno ci crede ancora!) di partito.
Lo spazio di incontro e di dibattito al Teatro Miela, che animera' i due giorni dell'altra conferenza , promosso dalla rete di operatori del Friuli Venezia Giulia e aperto a tutte le realta' che arriveranno da ogni parte d'Italia, non sara' una semplice occasione di incontro e di discussione.
Appare a tutti ormai evidente che viviamo in uno stato etico che esercita la propaganda della morale, ed in base ad essa determina la politica.
La morale condanna preventivamente chi e' opportuno criminalizzare e attaccare: diventa giusto denunciare il migrante clandestino che richiede cure sanitarie cosi' come diventa giusto schedare,denunciare il consumatore problematico di sostanze che si reca in una qualsiasi struttura a bassa soglia.
La vicenda di del drop-in di Monfalcone,posto all'interno dello spazio polifuzionale di officinasociale, con la carcerazione di Cristian,Stefano e Francesco e' lo schiaffo che deve svegliare tutti coloro i quali operano nel mondo dei dei servizi e far crescere,cosi come sta accadendo, l'attenzione e la mobilitazione sul tentativo di militarizzare i servizi sanitari e limitare le liberta' personali di ognuno di noi.
L'Altra conferenza al Teatro Miela rappresenta per noi un punto di partenza per dare vita a delle modalita' di resistenza all'interno dei servizi del pubblico e di quelle comunita' che operano nella riduzione del danno e che si vorrebbero vedere militarizzati, cosi' come si vorrebbero vedere i medici denunciare e non curare.
Modalita' di resistenza che devono coinvolgere gli operatori, i consumatori , e la societa' immersa nella morale dominante in cui bisogna fare breccia.
Monfalcone e Trieste sono gia' un laboratorio di riferimento e reazione che sta sperimentando l' attacco etico e repressivo di chi ci governa.
E' giusto dirsi di fronte a questo stato di cose, da che parte stare, se attendere immobili o capire come agire,se stare nelle nostre stanze o in quelle di qualcun altro oppure se prendere Marco Cavallo e riportarlo in citta'!
Domenico Megu Chionetti, Comunita' San Benedetto al Porto
La liberta' e' terapeutica si diceva in quei primi anni '70 ,quando i matti erano soggetti pericolosi da rinchiudere e nascondere alla societa'.
Era il 1973,quando all'interno del manicomio San Giovanni di Trieste,da comuni esperienze creative di artisti, studenti e degenti e dalla capacita' visionaria di Franco Basaglia nacque Marco Cavallo una grande scultura mobile che divenne ben presto il simbolo della liberta' e della possibilita' di fare cadere i muri manicomiali.
I quali caddero davvero di li' a pochi anni,nel 1978,per effetto della legge 180.
La famosa legge Basaglia che chiudendo gli ospedali psichiatrici restitui' diritti e dignita' alle persone con disagio mentale.
Sempre in quegli anni, il 28 giugno del 1975 un gruppo di giovani del Gruppo Abele piantava una tenda in piazza Solferino a Torino iniziando uno sciopero della fame per una nuova legge sulle droghe,una battaglia che duro' per tutto il mese successivo portando pochi mesi piu' tardi il 22 dicembre del 1975 all' approvazione della legge 685 sulla droga.
Nascevano di fatto nella societa' italiana una legislazione e un attenzione per le politiche sulle droghe.
Oltre trentanni sono passati dai quei momenti che ci raccontano un esperienza di partecipazione e innovazione straordinaria,costruita dal basso, in un Italia,quella di 30 anni fa certo diversa da quella di oggi.
Anni quelli della seconda meta degli anni '70 che ci raccontano come la liberta' e il cambiamento vadano conquistati e non attesi.
Dovremmo forse chiederci tutti noi, oltre ai diretti interessati sopracitati, che fine abbia fatto quello spirtito di partecipazione e di spazio pubblico della politica,che fuoriesce dalle stanze e dagli ambiti per gli addetti ai lavori.
In queste settimane che ci hanno separato dalla scadenza da Trieste, le discussioni che hanno attraversato le nostre comunita' avevano questa riflessione di fondo:la necessita di tendere a un cambiamento radicale e innovativo e la voglia di liberta' ,sempre piu' soffocata dalle logiche di propaganda securitaria..
Con questa voglia e questa tensione ci metteremo in viaggio verso l'Altra Trieste,quella che vuole essere libera dal controllo sociale e libera di elaborare strategie fuori dagli interessi privati e dai giochi (ebbene si',qualcuno ci crede ancora!) di partito.
Lo spazio di incontro e di dibattito al Teatro Miela, che animera' i due giorni dell'altra conferenza , promosso dalla rete di operatori del Friuli Venezia Giulia e aperto a tutte le realta' che arriveranno da ogni parte d'Italia, non sara' una semplice occasione di incontro e di discussione.
Appare a tutti ormai evidente che viviamo in uno stato etico che esercita la propaganda della morale, ed in base ad essa determina la politica.
La morale condanna preventivamente chi e' opportuno criminalizzare e attaccare: diventa giusto denunciare il migrante clandestino che richiede cure sanitarie cosi' come diventa giusto schedare,denunciare il consumatore problematico di sostanze che si reca in una qualsiasi struttura a bassa soglia.
La vicenda di del drop-in di Monfalcone,posto all'interno dello spazio polifuzionale di officinasociale, con la carcerazione di Cristian,Stefano e Francesco e' lo schiaffo che deve svegliare tutti coloro i quali operano nel mondo dei dei servizi e far crescere,cosi come sta accadendo, l'attenzione e la mobilitazione sul tentativo di militarizzare i servizi sanitari e limitare le liberta' personali di ognuno di noi.
L'Altra conferenza al Teatro Miela rappresenta per noi un punto di partenza per dare vita a delle modalita' di resistenza all'interno dei servizi del pubblico e di quelle comunita' che operano nella riduzione del danno e che si vorrebbero vedere militarizzati, cosi' come si vorrebbero vedere i medici denunciare e non curare.
Modalita' di resistenza che devono coinvolgere gli operatori, i consumatori , e la societa' immersa nella morale dominante in cui bisogna fare breccia.
Monfalcone e Trieste sono gia' un laboratorio di riferimento e reazione che sta sperimentando l' attacco etico e repressivo di chi ci governa.
E' giusto dirsi di fronte a questo stato di cose, da che parte stare, se attendere immobili o capire come agire,se stare nelle nostre stanze o in quelle di qualcun altro oppure se prendere Marco Cavallo e riportarlo in citta'!
Domenico Megu Chionetti, Comunita' San Benedetto al Porto
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti