Giovedì 4 giugno 2026
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Usa. Staminali generate senza embrioni. E i tabu' della riproduzione?

Articolo · Cinzia Colosimo ·
Ancora una volta la scienza stupisce, e gli uomini che la interpretano e la applicano, suscitano ammirazione e stima.
Dei ricercatori del Wake Forest University Baptist Medical Center sono riusciti a creare delle linee di staminali da un raggruppamento cellulare con caratteristiche simili a quelle di un embrione.
Gli scienziati infatti hanno utilizzato un ovulo di scimmia non fecondato, e grazie ad una serie di stimoli elettrici e chimici, l'ovulo ha iniziato a dividersi da solo, dando vita ad una sorta di pre-embrione. Esperimenti del genere sono gia' stati fatti in via del tutto sperimentale su embrioni umani, ma non hanno prodotto risultati soddisfacenti. Sulle scimmie invece, le linee di cellule ottenute sono apparse sane e cresciute correttamente.
Secondo gli esperti, questa tecnica merita di essere approfondita, perche' permetterebbe di creare un'entita' simile a quella di un embrione, ma che in realta' non ha possibilita' di sopravvivenza. I pre-embrioni ottenuti non possono neanche definirsi tali, perche' di fatto non sono l'unione di gameti maschili e femminili. "Questa e' proprio la chiave: ricavare cellule staminali senza distruggere embrioni potenzialmente viventi", dichiara uno degli autori della ricerca Kent Vrana.
Le staminali prodotte non presentavano anomalie genetiche e assomigliavano molto a quelle generate da embrioni creati tramite la fecondazione in vitro. "In particolare, sembravano piu' potenti nel creare neuroni", spiega Vrana. "Questo potrebbe rappresentare una potenziale nuova risorsa nella lotta contro il Parkinson".
Per anni sono stati studiati alcuni tipi di insetti, rettili e anfibi, protagonisti di un fenomeno chiamato partenogenesi. Questo termine indica infatti un tipo di riproduzione che non richiede sperma, e che pertanto si riteneva impossibile nei mammiferi. L'esperimento condotto sulle scimmie sembra invece dimostrare il contrario, abbattendo un alto muro nel campo della riproduzione. "Questa e' la prima volta che abbiamo prodotto una risorsa autologa di cellule staminali da un privato che e' sopravvissuto", spiega Jose Cibelli della Michigan State University. "L'unico problema da valutare, e' che un uso possibile di queste cellule sarebbe solo per donne con ovuli disponibili. I trapianti verso esterni verrebbero rigettati dal sistema immunitario". Vietata questa pratica a uomini e donne in menopausa quindi.
Gli attivisti pro-life pero' non hanno gradito l'esperimento. "C'e' ancora da definire che cosa sia un essere prodotto per partenogenesi", commenta Richard Doerflinger, portavoce della U.S. Conference of Catholic Bishops. E prosegue dicendo che sino a che non verra' accertato che quel prodotto non e' un embrione umano, loro si opporranno alla sua distruzione.
Il punto e' che e' difficile definire il concetto di umanita', spiega Robyn Shapiro, del Centro di Bioetica del Medical College (Wisconsin). "Alla luce di quello che abbiamo imparato, si possono usare due criteri comuni per definire qualcosa come "umano": il genoma umano e la potenzialita' di svilupparsi in un essere umano. Quindi, questo significa che e' corretto attribuire uno status di umano ad un ovulo?"
Ancora comunque, sembra prematuro parlare di applicazioni terapeutiche, sperimentazioni in larga scala e cosi' via. Secondo Su-Chun Zhang, il potenziale medico di questa ricerca e' limitato. Innanzitutto riguarderebbe solo una piccola porzione di popolazione: le donne fertili; inoltre il procedimento e' ancora irregolare e inefficiente. "Dai 77 ovuli di partenza e' stato possibile creare un sola linea cellulare". Un risultato minimo, ma evidente. Lo scopo finale non e' scoprire tutto e subito, ma adeguarsi a quella linea di pensiero che ha come protagonista la vita e la sua conservazione.
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