USA: Trump tra liberalizzazioni su cannabis e guerra alla droga selettiva
La politica antidroga dell'amministrazione Trump presenta una contraddizione di fondo difficile da ignorare. Come riporta MS NOW, da un lato il governo federale ha allentato alcune restrizioni sulla cannabis e sugli psichedelici, dall'altro ha intensificato le politiche repressive su altri fronti, colpendo determinate sostanze e soprattutto determinate comunità.
La selettività degli interventi è il punto centrale della critica: non si tratterebbe di una visione coerente ispirata a principi di salute pubblica, ma di scelte dettate da convenienze politiche. Allentare i vincoli su sostanze diventate economicamente rilevanti — come la cannabis in molti Stati — mentre si mantiene o si inasprisce la pressione repressiva altrove, tradisce una logica di opportunismo più che di riforma genuina.
Il dibattito americano è utile anche per i lettori italiani. In Europa, e in Italia in particolare, la discussione sulla legalizzazione della cannabis e sulla regolamentazione di altre sostanze è tutt'altro che chiusa. Il modello americano — frammentato, contraddittorio, influenzato da interessi economici e calcoli elettorali — offre un esempio di come una riforma parziale e disorganica rischi di essere peggio di una politica coerente, in qualsiasi direzione essa vada.
Quel che manca, tanto negli Stati Uniti quanto in Italia, è un approccio fondato su evidenze scientifiche e tutela della salute pubblica, che superi la logica della repressione selettiva e affronti il tema delle droghe come questione sanitaria e sociale, non come strumento di controllo politico.