Giovedì 4 giugno 2026
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AEROPORTO DI FIUMICINO ISPEZIONATO DALL'ADUC

Comunicato ·



Roma, 5 agosto 2002. Partenze a ritmo incalzante per il fine settimana appena trascorso: aeroporti, porti, stazioni ferroviarie sono stracolmi. Ma come ha retto alla prova il maggior scalo aereo italiano, quello dell'Aeroporto intercontinentale Leonardo da Vinci di Fiumicino? Lo abbiamo ispezionato mettendoci nei panni del turista in procinto di partire -dichiara Primo Mastrantoni, segretario dell'Aduc. Arrivati allo scalo, in macchina, in taxi o in treno, c'e' una sorpresa negativa: i carrelli. Chi parte per le vacanze porta con se valige e borse, anche di volume consistente, l'aiuto di un carrello sarebbe benedetto. Ma non ve ne sono sotto la pensilina e se ne intravede qualche raro esemplare nella stazione ferroviaria. I carrelli invece sono abbondanti li' dove non dovrebbero stare: al varco della Polizia di frontiera. Eppure c'e' una ditta incaricata che dovrebbe svolgere questa importantissima funzione: portare i carrelli dove servono. Dove sono gli addetti? Entriamo nell'atrio che ci appare pulito (ad eccezione dell'area prospiciente i banchi di accettazione 322-323-324) e con il personale dell'Aeroporti di Roma al loro posto. Controlliamo i bagni: negativo. Due su tre emanano cattivo odore e non si puo' dire che siano proprio puliti, specialmente quello situato all'estremita' sinistra, in corrispondenza del banco n.415. Ci trasferiamo al primo piano, zona ristorazione: non va. Ci riserviamo in fase successiva l'esame sulla bonta' dei prodotti in vendita, certo e' che l'igiene scarseggia sul pavimento e sui tavolini. Il riscontro negativo vale per il Gran Caffe' Panorama e per il Sandwich Caffe' mentre la situazione e' discreta per Autogrill. Una curiosita': il personale addetto alla manipolazione degli alimenti ha il cappello per evitare sgradevoli cadute pilifere sul cibo, cosi' come previsto dalla legge (1); il copricapo pero' ha solo la visiera, lasciando scoperta buona parte della testa. A che serve allora?
(1) Art. 42 del Dpr n.327/1980.
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