Venerdì 5 giugno 2026
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CONTINUANO I SEQUESTRI DEI SITI INTERNET

Comunicato ·
CONTINUIAMO A FARCI MALE? CHIESTO L'INTERVENTO DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Firenze, 4 Settembre 2002. Il Compartimento della Polizia Postale e delle comunicazioni di Perugia, ha posto sotto sequestro, lo scorso 27 agosto, il sito Internet clicca qui perche', avrebbe "comunicato con piu' persone, mediante inserimento nel sito stesso di scritti contenenti frasi e argomentazioni volte ad affermare la sottoposizione .....": nell'abituale linguaggio dei rapporti delle forze dell'ordine, si accusano i gestori del sito di aver offeso la reputazione di un sostituto procuratore della repubblica del Tribunale di Roma.
Il sito e le vicende che vi si potevano leggere e' noto nella citta' di Bari, perche' vi sono legate varie iniziative giudiziarie che hanno origine proprio nel capoluogo pugliese, un po' concluse e un po' in corso, su presunte tangenti politiche e giudiziarie. Condanne e assoluzioni da entrambe le parti, accusati e accusatori, non hanno concluso la vicenda, e il sito Internet e' diventato una sorta di archivio con la storia di tutta la vicenda.
Ora arriva il sequestro, non per l'esecuzione di una sentenza, ma preventivo.
Noi non sappiamo se le richieste di intervento della magistratura da parte degli accusatori e degli accusati abbiano un fondamento. Questo e' un aspetto che proprio non ci interessa, perche' ci preme sottolineare due aspetti, entrambi legati all'informazione e al diritto che ognuno ne possa usufruire.
Il primo e' che il sito barese e' diventato anche un archivio, e come tale conserva tutta la storia di una vicenda che, avendo avuto anche degli strascichi giudiziari, ha di per se' un suo interesse pubblico. E se sequestrato, se ne impedisce la visione, compromettendo il diritto e la liberta' di ognuno di potersi documentare per farsi un'idea della vicenda.
Il secondo e' che, se il magistrato ravvisa in uno scritto la continuita' di un ipotetico reato (e stante le leggi gli e' consentito di evitare questa continuita'), non si capisce perche' non limiti il suo intervento sullo specifico, ma lo estenda a tutto il sito. Si vuole infliggere una pena vendicativa prima ancora della sentenza? E' bene ricordare che quella vendicativa e' il contrario della pena che i nostri ordinamenti indicano, e che non puo' non essere considerata tale perche' coinvolge anche elementi esterni allo specifico del presunto reato.
Forse il magistrato farebbe altrettanto, per esempio, con il Corriere della sera o La Gazzetta del Mezzogiorno, impedendo la diffusione e la lettura degli stessi per un periodo di tempo illimitato, perche' su un numero degli stessi e' stato pubblicato un articolo che qualcuno ha denunciato come lesivo della sua reputazione? Non crediamo. Ma abbiamo l'impressione che talvolta la "voce grossa" e -per noi- di dubbia legalita', venga fatta quando si e' tranquilli per le dimensioni del malcapitato, ma ben ci si guarderebbe dal fare altrettanto negli esempi dei due quotidiani sopra menzionati.
Stiamo parlando di un problema che non e' nuovo e che in passato ci ha attirato anche diverse antipatie (per esempio quando abbiamo protestato per il sequestro di un sito documentaristico sulle Brigate Rosse, o per un sito dove si comunicava attraverso le bestemmie, e chiuso perche' potenzialmente offensivo per la religione di Stato ...., fino a difendere il sito della Leganord). Un problema che si ripresenta e si riprensentera' se non vengono fornite indicazioni precise da parte delle autorita' e, soprattutto, se non si mette mano all'abolizione di quei reati d'opinione che, dal codice Rocco in poi, sono presenti nei nostri ordinamenti.
Ragion per cui abbiamo chiesto un interessamento al ministro di Grazia e Giustizia Roberto Castelli. Proprio perche' il nostro ministro ha piu' volte asserito di operare per l'abolizione di questi reati.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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