CROLLA LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI
CHI SEMINA VENTO RACCOGLIE TEMPESTA: LA RESPONSABILITA’ E’ DELLO STATO, PER CIO’ CHE FA E PER CIO’ CHE NON FA
Firenze, 19 Luglio 2002. L’Isae fa sapere che a luglio la fiducia dei consumatori e’ a livello 113,4, rispetto a 117 di giugno, il livello piu’ basso dalla primavera del 1999.
Sostenere che "chi semina vento raccoglie tempesta" non e’ una battuta, ma una realta’ di fatto, tragica e pericolosa. Perche’ nel mese di luglio, mediamente, il consumatore e’ piu’ portato a spendere (i saldi e le vacanze sono una buona occasione), ma se lo fa (quando lo fa) di malavoglia e giusto per "necessita’", significa che tutto l’assetto economico e istituzionale e’ percepito come ostile. Non e’ un caso, infatti, che l’indagine segnala un lieve aumento sulle intenzioni di acquisto dei beni durevoli (con la casa sempre al primo posto), mentre l’indice del bilancio finanziario della famiglia e’ passato da 26 di giugno a 19 di luglio, e le intenzioni di spesa sono scese dal 53% di giugno al 46 di luglio. I risvolti sui consumi sono ovviamente un disastro, e fra qualche mese saranno in diversi a rendersene conto.
Ma cosa sarebbe questo vento seminato che ora viene raccolto come tempesta? Sono due fattori principali: l’euro e la mancanza di politiche economiche di mercato.
Nel primo caso (l’euro), la nuova moneta non e’ percepita come portatrice di benefici: gli aumenti indiscriminati su tutti i beni di consumo e sui prezzi dei servizi (in monopolio e non), nonostante i dati dell’Istat, sono una quotidianita’ di cui ognuno si rende conto e vive nel suo portafoglio. Cosi’ come nel suo portafoglio vive l’assenza di benefici per una parita’ valutaria dell’euro col dollaro Usa (dai prezzi dei viaggi a quelli dei computer e delle attrezzature tecnologiche in genere).
Nel secondo caso (la mancanza di politiche economiche di mercato) e’ sempre piu’ accentuata la tendenza dello Stato a non incentivare i consumi con una bassa fiscalita’ (la componente fiscale di molti prodotti di largo consumo e’ sempre piu’ insopportabile), ma, mantenendo alta questa fiscalita’, drena il piu’ possibile dall’essere e dal possedere (l’assurda Ici sulla proprieta’ immobiliare ne e’ l’esempio maggiore).
In questo secondo caso rientra anche (principalmente come riflesso del sistema pubblico) il comportamento di privati, quali ad esempio banche e finanziarie: pessimi gestori di qualunque piccolo patrimonio, in continuo comportamento da cartello monopolistico, che allontanano gli investitori e la fiducia che cio’ che si investe non sia solo per far guadagnare i gestori.
Se lo Stato succhia soldi direttamente o indirettamente attraverso tutti i servizi che continua a gestire in regime di monopolio o finte privatizzazioni/liberalizzazioni (primi fra tutti elettricita’ e ferrovie), e altrettanto fanno i privati, senza che lo Stato intervenga per sbloccare il mercato, renderlo piu’ agile e piu’ competitivo, non si capisce come il consumatore non debba essere sfiduciato. La percezione di essere sudditi, per cio’ che lo Stato fa e per cio’ che non fa, e’ sempre piu’ diffusa di qualche anno fa, perche’ il consumatore ha maggiore consapevolezza di cio’ che e’ e, soprattutto, di cio’ che non puo’ fare e di cio’ che e’ costretto a fare.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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