Domenica 7 giugno 2026
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DIMINUISCONO LE VENDITE DEI GIORNALI QUOTIDIANI

Comunicato ·


LA PRIMA SITUAZIONE TANGIBILE DELLE SPECULAZIONI SULL'INTRODUZIONE DELL'EURO
QUALCUNO HA SOTTOVALUTATO LA CENTRALITA' DEI CONSUMATORI

Firenze, 27 Aprile 2002. I dati della Fieg (Federazione Italiani Editori Giornali) sono espliciti: le vendite dei giornali quotidiani, nel mese di marzo 2002, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, sono in calo. L'unico dato contro-tendenza e' quello della Gazzetta dello Sport (+1,6%, 6.108 copie), che fa un po' nicchia a se' vista la specificita'. Se si escludono alcuni quotidiani che aumentano dello "zero virgola" (IlSole24Ore 0,1-442, Il Secolo XIX 0,4-500, Avvenire 0,1-74, L'Unione Sarda 0,1-44, La Nuova Sardegna 0,2-120, e la Sicilia 0,3-169), cioe' sostanzialmente mantengono le loro posizioni, tutti gli altri presentano diminuzioni notevoli (Corsera 2,8-19329, La Repubblica 3-19820, La Stampa 2,1-8192, Il Messaggero 4,9-14000, Il Giornale 2,9-6775, Il Gazzettino 6,1-8222, Il Mattino 7,3-7600, Il Tirreno 5,7-5000, Giornale di Sicilia 12,7-8937). Almeno per il campione analizzato dalla Fieg (che comprende solo i maggiori quotidiani) si tratta di una perdita di 181.398 copie, a fronte delle 3.982.202 vendute nel mese di marzo 2001, confrontate con le 3.800.804 vendute nel mese di marzo di quest'anno.
Flussi stagionali? Non crediamo -dice il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito- anche perche' di argomenti che potessero tenere viva l'attenzione, nazionali e internazionali, non ne mancavano. Quindi probabilmente il problema non e' tanto nel prodotto, ma nel costo dello stesso. Infatti, con la fine della doppia circolazione valutaria lira/euro, dal 1 marzo tutti i quotidiani hanno aumentato il loro prezzo, cioe' hanno speculato sull'arrivo definitivo della nuova moneta, ne' piu' ne' meno come il bar sotto l'ufficio che ha arrotondato il caffe' a 0,80 euro o le aziende di trasporto pubblico che hanno "arrotondato" il costo del biglietto a 1 euro. E questo non e' piaciuto a 181.398 acquirenti di quotidiani, che hanno deciso di farne a meno.
Il dato delle vendite dei quotidiani e' il primo che abbiamo sul primo mese di circolazione del solo euro, con tutti gli aumenti che si e' portato dietro. Infatti, i dati complessivi delle vendite al dettaglio che sono stati diffusi alcuni giorni fa dall'Istat, sono quelli di febbraio, che avevano si' fatto registrare un aumento del 2,1 rispetto a febbraio 2001, ma la dinamica mostrava un raffreddamento, con un calo dello 0,1% rispetto al mese di gennaio. Per cui le premesse non sono incoraggianti.
Cosa significa questo? Che il consumatore non e' contento dell'aumento dei prezzi (e non l'ha accettato anche perche' ad esso non ha corrisposto un aumento della qualita' tale da giustificarlo), e sta utilizzando l'unica arma che ha a disposizione per farlo capire, cioe' consumare meno. I giornali quotidiani che avevano messo in essere per primi questa forma di speculazione, ce lo mostrano in modo evidente, con una diminuzione generalizzata di quasi 0,5 punti percentuali (che non e' poco, sia nell'ambito che quando si parla di vendite in generale).
Forse qualcuno ha sottovalutato il potere dei consumatori e, soprattutto, la loro centralita' in una economia tendenzialmente di mercato, com'e' quella italiana.
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