Venerdì 5 giugno 2026
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ETICHETTATURA DEL PESCE: UNA PRESA IN GIRO

Comunicato ·



Roma, 11 Aprile 2002. Una presa in giro. Il decreto ministeriale (1) che recepisce il Regolamento comunitario sulla etichettatura del pesce non ci soddisfa per niente -dichiara Primo Mastrantoni, segretario dell'Aduc. Che senso ha disporre l'obbligo della etichettatura del pesce se non e' obbligatorio esporla? Secondo il decreto infatti mettere in mostra l'etichetta e' un optional per il commerciante, il quale puo' decidere se esporla o tenerla nel cassetto ed esibirla su richiesta del consumatore.
Infatti il citato decreto ministeriale, testualmente recita:
"Le informazioni sopra indicate sono fornite, secondo i casi, mediante l'etichettatura o l'imballaggio del prodotto, oppure mediante un qualsiasi documento commerciale della merce, ivi compresa la fattura."
Il che significa che il consumatore dovra' chiedere al commerciante di vedere la fattura per sapere che pesce sta acquistando. Il che significa che il venditore sa cosa sta vendendo (lo sa dalla fattura), ma non esponendo l'etichetta (nessuno lo obbliga) ha qualcosa da nascondere. Il nostro consiglio ai consumatori e' ovviamente quello di comperare pesce che mostri l'etichetta, con le informazioni di legge, che ricordiamo sono:
1) la suddivisione del pesce in pescato, pescato in acque dolci, allevato;
2) la denominazione commerciale;
3) il Paese o la zona di mare di provenienza.
Comunque il dubbio che questa norma sia stata formulata da qualche furbesco ufficio di categoria e recepito dai corrispondenti uffici ministeriali, ci arrovella la mente. Certamente pensiamo male e facciamo peccato. Ma se a questo dubbio ci aggiungiamo il fatto che nelle etichette non e' prevista l'indicazione del tipo di alimentazione, ci sorge spontanea la considerazione che forse non stiamo lontani dalla verita'. O no?
(1) Decreto ministeriale 27.3.2002, GU n.84 del 10.4.2002.
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