Giovedì 4 giugno 2026
Menu

FESTE RELIGIOSE E VIOLENZA SUGLI ANIMALI

Comunicato ·
LETTERA APERTA AL VESCOVO DI ORVIETO-TODI

Firenze, 2 maggio 2002. La rubrica quindicinale "la Pulce nell'orecchio" , a cura di Annapaola Laldi, in questa edizione tratta della violenza sugli animali, in particolare della colombina viva che ogni anno a Orvieto, viene utilizzata per festeggiare la Pentecoste. Riportiamo il testo della lettera:
Eccellenza,
ho saputo che, nonostante le numerose richieste inviate in questi ultimi anni, anche dall'estero, al Sindaco di Orvieto, si intende continuare a usare una colomba viva, anziche' un simulacro inanimato, in quella che e' chiamata la "festa della Palombella" che si celebra il giorno di Pentecoste.
Personalmente ritengo che referente per questa vicenda non sia soltanto l'autorita' civile, ma anche quella religiosa, ed e' per questo che rivolgo a Lei, vescovo della diocesi di Orvieto e Todi, questa lettera aperta.
Non puo', infatti, sfuggire a nessuno che questa festa, pur avendo una chiara impronta folcloristica, turistica ed economica, ha anche un diretto riferimento (nonche' avallo) religioso.
La colomba e' collegata allo Spirito di Dio. E' il vangelo di Matteo (3,16) a dirci che, uscendo dal Giordano dopo il battesimo, Gesu' di Nazareth vede scendere su di se' lo Spirito "come una colomba".
Ella mi dara' pero' atto che, a voler essere precisi su un piano storico e filologico, la colomba non e' pertinente per quanto riguarda il modo in cui coloro che erano presenti nel cenacolo percepirono la manifestazione dello stesso Spirito il giorno di Pentecoste. Infatti, negli "Atti degli apostoli" (2,1-4) si legge che: "Venne all'improvviso dal cielo UN ROMBO COME DI VENTO che si abbatte gagliardo..... Apparvero loro LINGUE COME DI FUOCO e COMINCIARONO A PARLARE ALTRE LINGUE come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi".
Qualcosa di simile al vento e a lingue di fuoco, e la capacita' di esprimersi in lingue fino a quel momento sconosciute dagli astanti, dunque, sono i segni dell'irruzione dello Spirito in quella circostanza. Di colombe, nessuna traccia!!
E, allora, dato che il giorno di Pentecoste lo Spirito non si manifesto' neppure sotto questa forma, perche' continuare a tormentare una bestiola innocente -simbolo, oltretutto di mansuetudine?
Restando ancora su questo piano, pare evidente che la varieta' di forme che troviamo quando la Scrittura parla del manifestarsi dello Spirito da' il senso di una assoluta liberta', e quindi richiama chi ascolta a "non farsi immagini" definite e stereotipate del Divino, ma a rimanere vigili e aperti alla realta' sorprendente del momento.
In tal caso, l'uso di un unico simbolo, e per di piu' un animale vivo, non va proprio nella direzione opposta, restringendo l'orizzonte e impoverendo il messaggio?
E poi: si e' proprio sicuri che usare un animale vivo, ignorandone la sofferenza, renda davvero onore a Dio? Che ne e', allora, dei numerosi passi biblici in cui e' testimoniata la cura amorevole del Creatore per TUTTE le Sue creature -animali compresi? Se il Creatore ha compassione anche degli animali di Ninive, come e' detto esplicitamente nel Libro di Giona (Gn 4,11), non dovremmo, noi, avere compassione per chi condivide la nostra vita di creature?
Mi pare che questa sia una domanda chiave rivolta alla credibilita' della Chiesa cattolica, che molto parla di difesa della vita, anche perche' questo di Orvieto non e' l'unico caso in cui, in nome di una tradizione religiosa, si giustifica, o quantomeno si tollera, il maltrattamento degli animali.
Mentre le leggi dello Stato sono arrivate a esigere il rispetto delle "caratteristiche etologiche" degli animali e vietano "sofferenze inutili", quali sono senz'altro quelle imposte alla colomba di Orvieto, si ha la netta impressione che nella Chiesa cattolica, invece, l'ossequio alla tradizione prevalga sulla compassione.
Questo e' un dubbio che molte persone non possono ne' vogliono piu' ignorare o eludere. Per loro, la conservazione di questa usanza e' motivo di scandalo anziche' di edificazione, a maggior ragione sapendo che nel corso del XIX secolo la tradizione fu gia' cambiata, per obbedire alla disposizione che proibisce lo scoppio dei mortaretti all'interno delle chiese. E dunque, all'interno di una chiesa e' proibito far scoppiare mortaretti, ma e' consentito tormentare un animale?
Non Le sembra una cosa insostenibile?
Un segnale preciso e univoco da parte della Chiesa e' urgente e necessario. Non crede, Eccellenza, che sia venuto il momento di lasciar volare libere tutte le colombe?
La ringrazio dell'attenzione e attendo una risposta.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →