Giovedì 4 giugno 2026
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GOLDEN SHARE ETERNA IN VERSIONE 2003

Comunicato ·

LA BEFFA DELLE PRIVATIZZAZIONI E LIBERALIZZAZIONI ALL'ITALIANA I CONSUMATORI/SUDDITI CONTINUANO A PAGARE PIU' DEL DOVUTO PER OMAGGIARE IL POTERE
Firenze, 16 Aprile. Dire che e' una presa in giro, e' solo per essere gentili. Perche' il "Comitato per le privatizzazioni" presieduto dal direttore generale del Tesoro, ieri ha deciso che la "golden share" (cioe' l'azione d'oro: il pacchetto azionario dello Stato in alcune aziende che, pur se minoritario, comporta il diritto di veto su alcune decisioni delle aziende stesse) e' confermato per Eni, Enel, Finmeccanica e TelecomItalia (nonostante l'uscita dal libro soci dello scorso dicembre), e per tutte le altre.
Il top della espressione arcaica del monopolismo boiardo di Stato, lo strumento fatto apposta per allontanare gli investitori e i capitali che non abbiano un qualche intreccio con le politiche di Stato e di Governo, e' confermato in versione 2003. E soprattutto e' confermato che queste aziende sono piu' uguali delle altre sul cosiddetto libero mercato italiano, per cui, agendo in regime di "pol position istituzionale" rispetto ad altre, e trattando di prodotti e servizi erogati in regime di monopolio significa che i consumatori e gli utenti pagheranno sempre un prezzo che risponde alle logiche di potere e di assetto dello stesso, piuttosto che di mercato (non e' una nostra invenzione, per esempio, che le tariffe elettriche italiane siano le piu' care della Ue, e lontane mille miglia dai livelli di Paesi come gli Usa).
Le conclusioni del "Comitato per le privatizzazioni" sono piene di promesse. Ma quali? La razionalizzazione dell'esistente, per l'appunto. Fino, per esempio, alla definizione dei poteri di golden share: con l'obiettivo di evitare che le societa' privatizzate finiscano sotto il controllo di gruppi pubblici (o monopolisti) stranieri. Perche' questa "missione" debba essere affidata allo Stato che ha delle azioni nella specifica azienda da preservare (quindi in evidente conflitto di interessi, agendo da controllore e controllato), e' un mistero! Ma come se non bastasse, tra i suggerimenti del "Comitato", troviamo anche i "poteri di veto o annullamento in funzione degli interessi dello Stato da tutelare": cioe' tutto e' possibile a insindacabile decisione della pubblica autorita'. Che e' il contrario di cio' che servirebbe per un libero mercato, in cui lo Stato si dovrebbe fare garante del rispetto delle regole del gioco, e non di tutelare i suoi interessi che -e' bene ricordarlo- sono anche quelli di azionista specifico (la legge, quindi, non e' uguale per tutti).
Ci limitiamo qui, perche' il provvedimento del "Comitato" e' una vera "chicca" da manuale per uno Stato monopolista del 2003, da cui attingere come in un pozzo senza fondo per un serial televisivo sugli "orrori della vita italiana a privatizzazioni e liberalizzazione".
E ricordiamo i provvedimenti del 2000 da parte del Governo D'Alema, che aveva aggiornato la golden share a quella epoca, stabilendo la possibilita' di intervento dello Stato solo in situazione di "imprescindibili motivi di interesse generale" in settori come ordine pubblico, sicurezza pubblica, sanita' e difesa. E dopo le condanne della Corte Europea di Giustizia in materia, tutto e' come prima? No, e' peggio! Perche' le beffe, pur se confermate, non aiutano ad avere fiducia nelle istituzioni e nell'economia del nostro Paese.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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