Giovedì 4 giugno 2026
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GOLDEN SHARE: E' L'ORA DELLA RESA DEI CONTI?

Comunicato ·


LO AUSPICHIAMO ANCHE SE NE DUBITIAMO

Firenze, 4 Giugno 2002. La sentenza di oggi della Corte di Giustizia dell'Ue sulla golden share in Francia e Portogallo, potrebbe essere l'inizio di una rivoluzione copernicana -dice il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito- ma continuiamo a nutrire forti dubbi, perche', probabilmente, non e' mai esistito un Cronos o Saturno (la Ue) che mangia i suoi figli per impedire che lo spodestino, anche se nel nostro caso il figlio (l'Italia) e' degno di cotanto padre.
La Corte di Giustizia ha ricordato che il Trattato Ue vieta le restrizioni ai movimenti di capitali tra Stati membri e tra Stati membri e Paesi terzi. Quindi il fatto che il Portogallo e la Francia vietino ad un altro Paese l'acquisizione di un certo numero di azioni o che chiedano autorizzazioni preventive per farlo oltre un certo numero, viola il Trattato.
Subito e' venuto alla memoria lo scellerato decreto legge del Governo Amato che, nel maggio 2001, congelo' al 2% i diritti di voto del colosso monopolista energetico francese Edf in Montedison (attraverso Itaenergia). Un provvedimento che, al grido di "non passi lo straniero", fu preso per tutelare gli interessi nazionali spacciati per quelli dei consumatori. La regola era che un'azienda a partecipazione pubblica non superiore al 30% potesse entrare nel business di cio' che era monopolio, ma con l'arrivo di Edf il Governo fu solerte nel modificare le regole del gioco in corso d'opera, confermando una nomea del contesto economico in Europa e nel mondo: fare affare con l'Italia non conviene, perche' il sistema di garanzie e' inaffidabile. Una scorpacciata solo di nazionalismo economico che non stava ne' in cielo ne' in terra, perche' le stesse "regole della liberalizzazione", per esempio, consentivano e consentono ad enti pubblici come i Comuni di detenere anche capitali complessivi di aziende che si sostituiscono alle ex-municipalizzate.
Una politica che non ha portato alcun giovamento al mercato, e soprattutto ai prezzi al consumo. Che continuano tranquillamente a trotterellare verso l'alto, incuranti dell'Istat che ci dice che e' vero solo in parte. Una chiusura a riccio di una dinamica economica che ha solo portato alla restrizione della concorrenza, all'aumento dei prezzi finali con l'obbligato concorso dei consumatori a far fronte all'incapacita' di valutare la concorrenza come il carburante essenziale del mercato.
Qualcuno potrebbe obiettare che quelli della francese non sono il fior fiore dei liberi capitali. E' vero. Come e' vero che sono una delle massime espressioni dei non secondari residui di politiche monopoliste in Europa. Ma quanti altri capitali sono stati respinti in questo modo? Quanti, visto l'andazzo, non hanno neanche cominciato a provarci?
Noi auspichiamo l'abolizione di qualunque soglia di accettazione di capitale pubblico e/o privato. E quindi una mannaia della Corte di Giustizia anche sull'Italia. Ma non siamo sognatori. Perche' la storiella mitologica di Cronos/Saturno di cui sopra, non e' un orpello culturaleggiante, ma un dato di fatto con cui confrontarsi: queste istituzioni europee, ogni tanto danno segni di vita e di liberta' (economica nel nostro caso), ma non sono sorrette da granitiche volonta' politiche che potrebbero essere tali solo se cementificate da istituzioni democratiche. Quindi aspettiamoci anche il contrario di quanto asserito oggi. Anche perche' e' pur sempre una Corte che sentenzia (e domani i suoi componenti potrebbero alzarsi con una "luna" diversa rispetto a ieri). Non ci sono regole che dicono chiaramente cosa sia giusto fare e come sia sanzionabile la sua violazione. La certezza del diritto, a Bruxelles, e' solo nei testi base.
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