L’INFORMAZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
QUANDO LO STATO VUOLE CONTROLLARE TUTTO
Firenze, 24 Luglio 2002. Una buona parte degli italiani non ne puo’ piu’ di pagare il canone/tassa per la Rai, cosi’ come quegli italiani che alcuni fa, con un referendum, si espressero per una privatizzazione del cosiddetto servizio pubblico radiotelevisivo, e il presidente Ciampi fa il suo primo intervento ufficiale nei confronti dei legislatori chiedendo che si faccia il contrario. Cioe’ che lo Stato sia piu’ presente nell’informazione, anche quella privata, e che faccia meglio, in senso di pluralita’, il servizio pubblico. Le parole del nostro presidente della Repubblica, nella seconda parte del suo invito hanno avuto il potere di scatenare una ovvia rissa di consensi (chi e’ contrario alla pluralita’ dell’informazione nel servizio pubblico?), con strascichi piu’ o meno polemici rispetto alla parte politica che li esprimeva.
A noi che non interessano le parti politiche, ma i diritti di coloro che consumano l’informazione e la liberta’ della stessa, l’invito del presidente Ciampi ci lascia perplessi proprio per quello che abbiamo ricordato sopra e, soprattutto, per come e’ prevedibile che si traduca in leggi.
A parte il consolidamento del cosiddetto servizio pubblico nelle forme organizzative, economiche e politiche che lo hanno caratterizzato fino ad oggi con l’aggiunta dell’impegno per chi governa a non "arraffare" tutto, il controllo dello Stato sui privati non si potra’ non tradurre in nuove erogazioni economiche: ben oltre di quanto gia’ previsto da quella legge sull’editoria che, approvata l’anno scorso, dovrebbe vedere i regolamenti attuativi approvati proprio in queste settimane. Scorgiamo all’orizzonte un nuovo bagno di denaro pubblico per interessi privati, e non vediamo perche’ non dovrebbe essere nello stile dell’attuale legge sull’editoria, che foraggia l’essere piuttosto che il fare, cioe’ contributi a strutture che si mantengono grazie a questi stessi contributi e non stimoli e agevolazioni alle capacita’ imprenditoriali (quello che fa la differenza tra una politica economica assistita e una di mercato).
Ci resta quindi il solito dubbio che l’informazione abbia proprio bisogno di un servizio pubblico in queste forme imprenditoriali pubbliche da abuso di posizione dominante di mercato. E proprio in virtu’ di quel pluralismo dei mezzi e delle opinioni a cui si e’ richiamato il nostro presidente della Repubblica.
Ragion per cui, ci sembra piu’ che mai indispensabile rafforzare l’iniziativa della raccolta di firme per l’abolizione del canone/tassa della Rai: dimostrare che gli italiani la pensano in modo diverso e’ quantomeno un segnale civico di dissenso verso chi, anche nella autorevolezza della sua alta carica istituzionale, sembra che voglia solo controllare e condizionare ogni forma di comunicazione e informazione.
A questo indirizzo Internet c’e’ la petizione: clicca qui
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