GLI INUTILI BOLLINI CONTRO L’INFLAZIONE
Firenze, 28 Agosto 2002.Mentre l’Istat conferma i suoi numerini dell’inflazione (su cui non sono pochi ad avere dubbi), dopo i primi dati delle citta’ campione, la Confesercenti ha stretto un accordo con un gruppo di quattro associazioni di consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori), che dovrebbe servire a contenere l’aumento dei prezzi, a partire da un blocco degli stessi fino alla fine dell’anno, contraddistinguendo quei negozi che vi aderiscono con una sorta di bollino blu da esporre in vetrina.
Dopo quella del paniere alternativo (il "panierino dei poveri", visti i mezzi scientifici a disposizione che dovrebbero servire a contrastare il gigante Istat), fatto da un altro gruppo di associazioni, questa del bollino blu e’ proprio l’indicazione di come non ci si debba muovere per ottenere qualcosa. Un bollino "naif" che ci sembra una semplice diffusione di vetrofanie propagandistiche.
I preliminari di questo accordo parlano di prezzi bloccati ai livelli di luglio 2002, quindi a prezzi gia’ elevati a dismisura cosi’ come noi stessi, e non solo, abbiamo piu’ volte testimoniato. Per cui, dov’e’ il beneficio? Quello di tenersi i prezzi di commercianti che, per esempio, caricano i prodotti ortofrutticoli di percentuali di guadagno che vanno anche oltre l’800%? E questo cosa e quanto incidera’ sul resto? Saranno, forse, bloccati i prezzi alla produzione? Se dovesse raddoppiare un prezzo all’ingrosso di un prodotto ortofrutticolo (per gelate o calure impreviste: e’ gia’ successo nei mesi scorsi, per vere che fossero quelle motivazioni), ve lo vedete il commerciante al dettaglio che tiene i prezzi fermi ai livelli di luglio 2002? Sarebbe un suicidio a cui difficilmente qualcuno si presterebbe, ed avrebbe anche ragione. E i bollini blu dove finirebbero?
L’errore e il dato "naif" di questa iniziativa, sta nel considerare il mercato come qualcosa di avulso da leggi e Stato, per cui si cerca di crearne uno alternativo che, non potendo in alcun modo non farsi condizionare da quello "ufficiale", finisce solo per essere una iniziativa fine a se stessa. E’ la stessa cosa dei "panierini dei poveri": non e’ con panieri alternativi di decisamente dubbia affidabilita’ scientifica che si possa fornire dati che aiutino il legislatore e il governante nelle sue politiche, ma si dovrebbe operare perche’ i dati ufficiali divengano piu’ affidabili e piu’ rispondenti a quella quotidianità di cui, associazioni come quelle dei consumatori, sono osservatori.
Per arginare il fenomeno dei prezzi impazziti e dei commercianti approfittatori, abbiamo bisogno di aumentare la circolazione delle merci, le vendite e i consumi. I prezzi bloccati sono il contrario di questo e la premessa di aumenti piu’ consistenti in periodi successivi. Perche’ mentre questi prezzi sono bloccati, tutto il resto intorno continua ad aumentare, e questo aumento si fara’ sentire al momento dello sblocco (ammesso che il blocco nel frattempo regga).
Ecco quindi che si e’ messa in opera una non-soluzione, trascurando di fare pressione li’ dove invece bisogna incidere: i meccanismi che legano l’economia di mercato alla rendite parassitarie e alle posizioni di rendita, prime fra tutte quelle delle associazioni dei commercianti. Stiamo parlando, per esempio, delle leggi che impediscono le vendite sottocosto, quelle che impediscono gli orari continuati dei negozi e che impongono le licenze per l’esercizio commerciale; nonche’ gli inutili e gravosi oneri fiscali per i commercianti, come, per esempio, lo scontrino fiscale.
Queste, a nostro avviso, sono questioni su cui bisognerebbe cercare l’accordo con le associazioni dei commercianti, altrimenti si scende al loro livello prettamente monetaristico e contingente (per loro -non per i consumatori- visto che si parte da prezzi gia’ esosi), senza prospettiva di una politica economica.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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