Giovedì 4 giugno 2026
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NEGOZI SI', NEGOZI NO!

Comunicato ·

LIBERTA' DI COMMERCIO? SI', MA SOLO PER I COMMERCIANTI. DALL'APPARENTE ANOMALO CASO FIORENTINO ALLE POLITICHE NAZIONALI CORPORATIVE

Firenze, 1 Aprile 2003. Il presidente della Confcommercio di Firenze ha lanciato nei giorni scorsi una invocazione agli amministratori della sua citta': non consentite piu' l'apertura di negozi nel capoluogo toscano, ma favorite le abitazioni private. Un tocco di protezionismo che, mescolato con il populismo, rappresenta un ottimo cocktail di demagogia. Perche' "non fate aprire piu' negozi" e' per difendere il potere di vendita di quelli che gia' ci sono, falcidiati nel business dalle loro incapacita' di essere sul mercato e di proporre cio' che il mercato chiede o di essere loro stessi mercato con proposte innovative; una situazione in cui il protezionismo, per chi e' alfiere di una corporazione oltre il quale non riesce a vedere che il baratro, e' il minimo che possa manifestarsi. E, nella piccolezza intellettuale ed economica di tale richiesta, quest'ultima non poteva che non accoppiarsi con il goffo tentativo di "sembrare buono", di accattivarsi la simpatia dei diseredati e dei piu': il richiamo a piu' case che negozi, a quel livello di politica, puo' anche sembrare qualcosa di nobile. Peccato che sia solo squallido.
E quale migliore occasione perche' l'avversario storico ed economico della Confcommercio, la Confesercenti, non ricordasse che le leggi dicono il contrario, e che lo stesso mondo va al contrario? Una medaglia guadagnata -anche questa- sulla pelle e sulle tasche dei consumatori: questa difesa dello status quo come il simbolo del libero mercato, del libero commercio e della liberta' economica, e' quanto di piu' falsificatorio si possa dire rispetto a leggi e norme che dicono il contrario: li' dove il commercio del 2000 conta, li' dove e' business (le grandi superfici), e' bene ricordare che e' saldamente in mano al potere politico delle amministrazioni comunali e regionali. Cosi' come e' in mano alle stesse amministrazioni l'unica possibilita' che il piccolo commercio possa essere competitivo (oltre gli specifici casi di nicchia): il divieto di praticare i prezzi che si ritiene piu' opportuni, con le gabbie temporali dei saldi e i divieti dei cosiddetti prezzi sottocosto.
E' bene ricorda, per capire il contesto, che Confcommercio e Confesercenti, sono sempre state in prima fila -fin dai tentativi falliti dei referendum abrogativi- nell'ostacolare la deregulation degli orari dei negozi e delle licenze commerciali.
Dalle finte baruffe fiorentine, quindi, allargando il respiro, e per capire meglio il metodo delle corporazioni dei commercianti, fa fede quanto va ripetendo in questi giorni il presidente nazionale di Confcommercio rispetto alle eventuali proroghe delle temporanee agevolazioni fiscali per l'acquisto delle automobili: perche' sono le automobili e le moto? Gli aiuti di Stato devono andare ovunque. Cioe': e' bene che i contribuenti (che sono gli stessi consumatori) paghino per facilitare la vita dei commercianti ad ogni livello, perche' se pagheranno meno un'automobile e un paio di scarpe, quanto risparmiato lo verseranno di piu' in tributi allo Stato mucca.
C'e' da aspettarsi una innovazione economica da parte di queste corporazioni? C'e' da auspicare non so quali confronti con questa o quell'altra associazione di commercianti per il bene di questi ultimi e di chi acquista? In teoria, tutto e' possibile. Ma la pratica e' quella della baruffe fiorentine e dei proclami di Sergio Bille'.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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