Venerdì 5 giugno 2026
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LA NUOVA CENSURA CINEMATOGRAFICA

Comunicato ·
SEMPRE CENSURA E' .. CIOE' INUTILE E DANNOSA

Firenze, 17 Gennaio 2003. Stanno circolando le prime notizie sulla cosiddetta nuova censura, cioe' un consistente lavoro preparatorio fatto su richiesta del ministero dei Beni Culturali, per cercare di aggiornare le attuali regole e tutelare i minori dalla violenza. La novita' che balza piu' all'attenzione sarebbe che, dal divieto ai minori di 14 anni, si passerebbe a quelli dei minori di 8 anni; inoltre sarebbe abolito il visto di censura. Un orpello burocratico in meno e la ridefinizione dei termini e delle disposizioni censorie. Cioe', censura! In versione 2003, ma pur sempre censura. Cioe' l'intervento dell'autorita' dello Stato che deve dire cosa sia adatto e cosa non sia adatto ai minori o ai maggiori di una certa eta'.
Alzi la mano chi fra tutti -minorenne o al di sotto delle eta' in cui questo o quell'altro film e' vietato- non abbia fatto di tutto per vedere il proibito e su questo dilungarsi, nonche' farne argomento di confronto e discussione con i propri coetanei. Non vedendo tante mani levate, ci sentiamo tranquilli nel confermare l'unitilita' della censura, come, piu' in generale, di tutto cio' che, pur se proibito, fa parte dei desideri di consumo di ogni soggetto. E i censori, poi: perche' loro devono vedere tutto e stabilire cosa un altro -maggiorenne o minorenne- possa vedere? Chi decide per chi? Chi e' senza peccato scagli la prima pietra? Non vediamo sassi volare.
E poi, Internet, dove la lasciamo? E le videocassette che ognuno puo' acquistare ovunque e vedersele sul videoregistratore? Una situazione che continua a confermare l'inutilita' della censura, che forse aveva un senso (per chi ci crede in assoluto) quando l'unico strumento di fruibilita' dei film era il cinemino fumoso, perche' al massimo in casa c'era una radio e la tv, per quei pochi che l'avevano, era fatta solo di Caroselli e festival di Sanremo.
Riguardo al danno, e' la conseguenza dell'inutilita'. Perche' aiuta i piu' -specialmente i ragazzi che sono proprio nell'eta' evolutiva- a ingegnarsi per violare le norme e la legge. Quindi e' un buon contributo alla crescita della cultura e della pratica dell'illegalita' come fonte di necessita'. Poi sarebbe da aprire un capitolo sul mercato nero che di conseguenza si alimenta, e sulla delinquenza che gestisce questo mercato. Ma crediamo di aver reso il concetto e la pratica di cosa significhi, nell'era dei consumi e dei servizi globalizzati e della comunicazione e informazione totale, usare il denaro pubblico per riscrivere le regole di comportamenti collettivi: uno spreco, e quindi un ulteriore danno.
E allora -dira' qualcuno- i nostri figli vittime di tutte le violenze e nefandezze? A parte che lo sono lo stesso -vittime- pur in presenza della censura e che, a nostro avviso, sono piu' soggetti a violenza e nefandezze quando queste ultime non le conoscono e perche' -vietate- quando le stesse si manifestano lo fanno in modo ancor piu' violento . non c'e' gia' la patria potesta'? Non e' gia' il genitore responsabile degli atti del minore? Perche' non dovrebbe esserlo per la sua educazione, e decidere lui cosa consigliare o meno, e magari, col fatto che non c'e' lo "Stato mamma" sentirsi piu' spronato e motivato a non abbandonare i suoi figli in mano ad una istituzione che, pur con tutte le censure, e' solo un colabrodo, scuola di illegalita'?
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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