Domenica 7 giugno 2026
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OBBLIGO DI MUSICA ITALIANA IN RADIO E TV?

Comunicato ·
UN DISASTRO ECONOMICO E CULTURALE!

Firenze, 16 Gennaio 2003. La commissione cultura della Camera dei Deputati, presidente l'on.Ferdinando Adornato, ha cominciato una serie di audizioni con l'intento di procedere spedita verso l'approvazione, entro l'anno, di una legge dove si prevedono incentivi fiscali per quelle radio che trasmetteranno almeno il 50% di musica italiana, nonche' obblighi, per la Rai di un canale radiofonico con almeno l'80% di musica europea, mentre, sempre la Rai, nella programmazione televisiva dovrebbe garantire almeno il 50% di produzione nazionale. La motivazione alla base, e' quella del rilancio del mercato nazionale.
A parte il fatto che i dati 2002 di questo mercato vedono una vendita di cd di repertorio nazionale oltre il 50% del mercato complessivo, pur senza gli obblighi e gli incentivi di legge, non si capisce dove si voglia andare a finire. Oppure c'e' sfuggito qualcosa, e l'on.Adornato e gli altri sostenitori di questa legge hanno fatto un pool con i noti ragazzi che contestano la globalizzazione dell'economia e della politica .. mentre ascoltano musica Usa, Australiana e Gb?
A parte la facile battuta, che e' comunque fondata, ci sembra che sia in atto qualcosa che intende stabilire per decreto i gusti musicali e culturali. Magari imponendo che all'inizio e alla fine delle trasmissioni (come si diceva un tempo quando erano rare le emittenti 24 ore su 24, ma che oggi si potrebbe sostituire con l'alba e il tramonto della giornata) l'emissione dell'inno di Mameli o, in alternativa, del "va pensiero" del Nabucco di Giuseppe Verdi?
Brutti momenti per la cultura e i consumi culturali di un Paese quando, alla incapacita' creativa della produzione col marchio nazionale, si cerca di rimediare incoraggiando o obbligando la stessa, invece di incentivare la produzione culturale e artistica in generale, legata agli individui e alle loro capacita' e non al tipo di produzione. Brutti momenti quando lo Stato e la legge, in termini di gusti individuali, cominciano a dirci e imporci (col ricatto della pagnotta) cosa e' bello e cosa non lo e'. Sono quando e' prossimo il passaggio da un ministero che si chiama "Beni Culturali" ad un altro che si chiamera' "Cultura".
Qualcuno ci dira' che queste proposte sono molto simili a cio' che succede nella vicina Francia. Appunto. Un metodo che, come e' successo e sta succedendo in Francia, porta all'inscatolamento di nicchia le proprie aspirazioni e il proprio mercato (non e' una nostra invenzione che la stella della cultura e della musica francese sia oggi, a livello mondiale, decisamente ad un livello secondario rispetto a non molte decine di anni fa, quando le leggi protezioniste sulla musica, in quel Paese, non esistevano). E noi, cosa si fa? Si imita la Francia? Che tristezza e che débacle.
Anche questo mercato, in Italia, per rifiorire, specialmente nella sua creativita', ha bisogno di qualita' che, in quanto tale, possa essere scelta da chi poi consuma questi prodotti. E la qualita' non nasce dal protezionismo, ma dal suo perfetto contrario.
Il nostro e' un palese invito a tutti quei deputati, oggi in Commissione domani in Aula, che hanno le nostre stesse percezioni, a impedire questo disastro economico e culturale.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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