PESCE: L'ETICHETTA CHE NON C'E'. INDAGINE DELL'ADUC
Roma, 8 maggio 2002. Annunciata dai telegiornali con squilli di tromba e rullio di tamburi, la norma sulla etichettatura del pesce non e' riuscita ad etichettare un bel niente. Ad un mese circa dall'entrata in vigore del decreto ministeriale (1) sulla etichettatura del pesce, abbiamo voluto effettuare una indagine presso i mercati rionali, le pescherie e i supermercati -dichiara Primo Mastrantoni, segretario dell'Aduc- per verificarne l'attuazione. Ebbene nessuno esponeva l'etichetta perche'.... non e' obbligatorio esporla! Infatti il citato decreto ministeriale, testualmente recita:
"Le informazioni sopra indicate sono fornite, secondo i casi, mediante l'etichettatura o l'imballaggio del prodotto, oppure mediante un qualsiasi documento commerciale della merce, ivi compresa la fattura."
Secondo il decreto infatti mettere in mostra l'etichetta e' un optional per il commerciante, il quale puo' decidere se esporla o tenerla nel cassetto ed esibirla solo su richiesta del consumatore, perche' la fattura non si espone ma, lecitamente, si tiene nel cassetto. Il consumatore dovra' quindi chiedere al commerciante di mostrare la fattura per sapere che pesce sta acquistando. Il nostro consiglio ai consumatori e' ovviamente quello di chiedere notizie o di comperare pesce che riporti l'etichetta con le seguenti informazioni di legge:
1) la suddivisione del pesce in pescato, pescato in acque dolci, allevato;
2) la denominazione commerciale;
3) il Paese o la zona di mare di provenienza.
Il dubbio che questa norma sia stata formulata da qualche furbesco ufficio di categoria e recepito dai corrispondenti uffici ministeriali, si diffonde nella mente. Certamente pensiamo male e facciamo peccato. Ma se a questo dubbio ci aggiungiamo il fatto che nelle etichette non e' prevista l'indicazione del tipo di alimentazione, ci sorge spontanea la considerazione che forse non stiamo lontani dalla verita'.
(1) Decreto ministeriale 27.3.2002, GU n.84 del 10.4.2002.
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