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PREZZI: LA FIERA DEI NUMERI E I PINOCCHIETTI DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE?

Comunicato ·

Firenze, 31 Gennaio 2003. L'Eurispes, quando ha diffuso i suoi dati sugli aumenti dei prodotti alimentari nel 2002, ha indicato la percentuale del 29, a fronte di quella dell'Istat che era del 3,8: numeri su cui le discussioni sono state infinite, ma sempre inconcludenti perche' la diffusione del metodo di rilevazione -fondamentale per capire di cosa si stesse parlando- e' rimasta un mistero, soprattutto per l'Istituto del Governo.
In questo capitolo del gioco del numero, oggi si inserisce la Faid-Federdistribuzione, che raggruppa le aziende della grande distribuzione. La sua percentuale di aumento e' del 2,46 che, se consideriamo che rappresentano il 73,3% di tutto il mercato alimentare, non sono numeri da poco.
Non contenti di queste percentuali, la Esselunga si fa sentire e sostiene che nei suoi 116 supermercati in Italia, i prezzi nel 2002 sono aumentati dello 0,86%, mentre per il 2003 ha ricordato ai suoi fornitori che accettera' solo aumenti "comprovati da una effettiva variazione del costo delle materie prime".
Quindi la Faid riesce ad andare ben sotto quelle percentuali dell'Istat su cui, a parte qualche componente del Governo, "fare spallucce" e' il minimo che una persona di buon senso e che consuma dopo aver acquistato si sente in dovere di fare. E nella Faid, la Esselunga batte chiunque.
Potere dei numeri o pinocchietti?
Specialmente alla Esselunga chiediamo lumi, perche' li sappiamo aggressivi e precisi. Cioe' chiediamo elenchi di prodotti e numeri. Le parole non ci bastano, perche', per far capire come possono essere i nostri livelli di fiducia nei loro confronti, riportiamo solo un dato di una nostra rilevazione a campione su un prodotto che non e' territorialmente soggetto a profonde modifiche del prezzo di vendita, il vino. Un prodotto che in Italia e' di largo consumo.
Sugli scaffali di questa catena di supermercati, quando i prezzi erano in lire, nella fascia dei prodotti medi, escludendo le case vinicole e i prodotti pregiati, (bianchi siciliani, rossi e Chianti di Toscana, bianchi del Veneto e del Friuli, rossi del Trentino e del Piemonte, per esempio), per la tradizionale bottiglia bordolese si pagava tra le 5 e le 10/15 mila lire. Gli stessi prodotti delle stesse aziende vinicole, alla fine del 2002 e agli inizi del 2003, sugli stessi scaffali si trovano tra i 5 e 10/12 euro.
La Esselunga, inoltre, ha ampliato la sua gamma di offerte di livello medio alto (15/20/30 euro), occupando interi settori degli scaffali dei vini (specialmente a livello di occhio e a portata di mano, senza che l'acquirente debba abbassarsi per leggere prezzi ed etichette), per cui le offerte medie sono decisamente piu' nascoste di prima, e quindi per chi sta per acquistare (specialmente quello un po' meno attento) e' piu' difficile scegliere ... ma questo fa parte delle strategie dell'esposizione dei prodotti, su cui prendiamo atto della furberia. Ma a questa strategia per le nuove offerte medio/alte, se aggiungiamo la rilevazione di sopra, quantomeno si rimane a disagio nel leggere la percentuale di aumento dello 0,86. Certamente e' una percentuale frutto di una media, ma se i vini sono pressocche' raddoppiati, per arrivare a quel numero alcuni prodotti dovrebbero essere diminuiti, e non di poco. Che la Esselunga ce li indichi, insieme agli altri cosi' stabili.
E ce li indichi anche la Faid, perche' se l'Esselunga ha fornito loro quella risicata percentuale che ha contribuito a far raggiungere il 2,46% all'intero settore, quantomeno ci sara' qualcuno che avra' avuto i prezzi sul 7-8% in piu', o almeno a quel 3,8% dell'Istat.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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