Giovedì 4 giugno 2026
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PREZZO DELLA BENZINA: IL SALASSO DEL DUOPOLIO CONTRO MERCATO E CONSUMATORI

Comunicato ·



Firenze, 28 Maggio 2002. Il prezzo del greggio in questi ultimi giorni e' molto altalenante, tant'e', dopo che aveva sfondato i 25 Usd a barile, dalla meta' di maggio in poi e' andato anche sotto questa soglia.
Ci si sarebbe aspettati -dice il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito- altrettanta reazione per il prezzo del prodotto alla pompa, confortati anche dal fatto, per esempio che la Russia ha deciso, in barba alle linee dell'Opec, di aumentare le proprie importazioni. Ma cosi' non e' stato e non sembra essere per i prossimi giorni. Il prezzo della benzina, da piu' di un mese e' immobile intorno a euro 1,08.
E' il mercato della benzina in Italia, con il pesante condizionamento del duopolio AgipIp/Unione Petrolifera che, in barba ai piu' elementari abbecedari del mercato, gode dei suoi vantaggi di essere controllore e controllato (l'AgipIp e' proprieta' pubblica -ministero dell'Economia- e non sembra, per il momento che il Governo abbia intenzione di mollare la presa). Una situazione che di fatto impedisce ai prezzi al dettaglio di adeguarsi ai movimenti di quelli all'ingrosso: lo Stato ha il doppio guadagno (sul prodotto e sull'accisa), e piu' alto e' il prezzo finale (dove, per esempio e' quasi inesistente il recupero del 20% di Iva da parte del consumatore) piu' lo Stato ci guadagna. Per l'altro duopolista -l'Unione Petrolifera- la scelta e' solo quella di "zitto e pedala" … e lo fa benissimo.
Prendiamo per esempio il prezzo medio dello scorso 6 maggio (cosi' come riportato dalle tabelle dell'Up). Notiamo che al prezzo industriale di 0,351 viene aggiunto 0,542 di accisa, 0,179 di Iva: il risultato e' un prezzo alla pompa 1,072. Con queste percentuali "da gabella", perche' lo Stato dovrebbe avere interesse a far diminuire il prezzo? Abbiamo forse sentito il ministro della Attivita' Produttive, Antonio Marzano, affrontare il problema, porlo all'ordine del giorno nell'unico modo in cui si puo' trovare una soluzione utile al mercato e ai consumatori, cioe' nella drastica eliminazione/riduzione dell'accisa? Se ne guarda bene, o forse sta studiando una riduzione a livello nazionale per poi lasciare mano libera alle Regioni, com'e' accaduto con la barzelletta dell'abolizione dei ticket sanitari prontamente reintrodotti al rialzo dalla maggiorparte delle amministrazioni regionali?
Noi ribadiamo che l'unica politica per consumatori e mercato sarebbe quella di abolire qualunque accisa sul carburante, lasciando solo l'Iva, come la maggiorparte dei prodotti di consumo. Una scelta che porterebbe il prezzo al suo dimezzamento, con un riflesso su tutti i prezzi dei mezzi di trasporto, con al primo posto quelli del trasporto pubblico. Da considerare, anche, i risvolti che questi costi ridotti avrebbero sul trasporto di merci, che in Italia continua ad essere prevalentemente su gomma (e una sicura riduzione, per esempio, della litigiosita' sindacale degli autotrasportatori, che stanno per ri-bloccare l'Italia con le loro richieste di prezzi privilegiati, nonostante i veti dell'Ue. Una riduzione che rappresenterebbe anche un risparmio economico per la collettivita' e per lo Stato).
E' evidente che molto si gioca intorno al prezzo dei carburanti, e ci sono due scelte: una e' quella dell'immobilismo, facendo finta che il mercato non esiste: con le conseguenze di cui sopra, essenzialmente foriere di privilegi e concessioni; l'altra e' quella della drastica riduzione: con le conseguenze di un mercato che prende vigore, supera i malumori, e crea dinamismo, consumi e occupazione.
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