PROSTITUZIONE: E' PRONTO IL MONUMENTO ALL'IPOCRISIA CON L'INCENTIVO ALLA NON-CONTRIBUZIONE FISCALE?
Firenze, 21 Dicembre 2002. Il disegno di legge varato dal Governo in materia di prostituzione, se da una parte tenta di dare una soluzione (tutta da verificare) al problema dell'invasione delle strade da parte di chi vende prestazioni sessuali e ai connessi problemi di ordine pubblico, dall'altra sembra un monumento all'ipocrisia, con tanto di incentivazione a non contribuire alla fiscalita' dello Stato con la propria attivita'. Bell'esempio di dovere e impegno civico!
La voglia di regolamentare ad ogni costo, di mettere il cappello ingombrante dello Stato in ogni angolo della vita di ognuno, ha portato il Governo a varare questo disegno di legge che, a nostro avviso, potra' solo apparentemente affrontare la situazione, contribuendo ancor di piu' al formarsi della delinquenza organizzata per la gestione di questo mercato.
L'aver escluso la possibilita' che chi e' coinvolto "indirettamente" in questo business lo possa fare proprio per questo ("senza fini di lucro" dice la legge .. ma dove vivono i nostri governanti?), oltre ad essere ridicolo, rappresenta lo spalancamento delle porte alla gestione della malavita, che non sarebbe nuova ad agire violando le leggi, e quindi anche questa nuova contro il business della prostituzione al di la' di chi vende il suo corpo.
Inoltrre, perche' chi si prostituisce non deve pagare le tasse? Non e' forse un incentivo ad abbracciare una professione che diventa attrattiva per il guadagno piu' di quanto gia' non lo sia? Cos'e', una sorta di invito per evitare che manchi la materia prima o, ci si consenta la "cattiveria", perche' le italiane e gli italiani si facciano avanti spodestando un mercato che oggi e' ben occupato da immigrate/i? O e' forse l'ipocrisia di chi si sente in imbarazzo per un introito fiscale da tale mercato? Se cosi' fosse, ci sentiremmo noi in imbarazzo ad avere certi governanti e amministratori del patrimonio dello Stato.
Sono queste le bizzarrie giuridiche, umane ed economiche che si riesce a produrre quando, non volendo prendere atto della maturita' di ognuno, non si considera questo ognuno come l'asse centrale di una norma, ma solo un oggetto di politiche di facciata, che, per dare un colpo alla botte ed un altro al cerchio, finiscono solo per peggiorare la situazione.
Ci voleva tanto ad abolire il reato di adescamento e basta? E lasciare che questa professione fosse al pari di un'altra? Con societa' di capitali, cooperative, in accomandita, e tutto il resto. Senza lasciare la gestione alla "Malavita spa" che gia' si sta sfregando le mani?
Per ora si tratta di un disegno di legge che, pur se approvato da un organismo autorevole come il Governo, puo' sempre essere modificato in sede parlamentare. Ed e' quello che auspichiamo avvenga, senza dover fare le barricate di centrodestra o centrosinistra, ma solo usando il cervello, il buon senso e l'intelligenza che sembra sia comune a diversi parlamentari di tutti gli schieramenti.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
La voglia di regolamentare ad ogni costo, di mettere il cappello ingombrante dello Stato in ogni angolo della vita di ognuno, ha portato il Governo a varare questo disegno di legge che, a nostro avviso, potra' solo apparentemente affrontare la situazione, contribuendo ancor di piu' al formarsi della delinquenza organizzata per la gestione di questo mercato.
L'aver escluso la possibilita' che chi e' coinvolto "indirettamente" in questo business lo possa fare proprio per questo ("senza fini di lucro" dice la legge .. ma dove vivono i nostri governanti?), oltre ad essere ridicolo, rappresenta lo spalancamento delle porte alla gestione della malavita, che non sarebbe nuova ad agire violando le leggi, e quindi anche questa nuova contro il business della prostituzione al di la' di chi vende il suo corpo.
Inoltrre, perche' chi si prostituisce non deve pagare le tasse? Non e' forse un incentivo ad abbracciare una professione che diventa attrattiva per il guadagno piu' di quanto gia' non lo sia? Cos'e', una sorta di invito per evitare che manchi la materia prima o, ci si consenta la "cattiveria", perche' le italiane e gli italiani si facciano avanti spodestando un mercato che oggi e' ben occupato da immigrate/i? O e' forse l'ipocrisia di chi si sente in imbarazzo per un introito fiscale da tale mercato? Se cosi' fosse, ci sentiremmo noi in imbarazzo ad avere certi governanti e amministratori del patrimonio dello Stato.
Sono queste le bizzarrie giuridiche, umane ed economiche che si riesce a produrre quando, non volendo prendere atto della maturita' di ognuno, non si considera questo ognuno come l'asse centrale di una norma, ma solo un oggetto di politiche di facciata, che, per dare un colpo alla botte ed un altro al cerchio, finiscono solo per peggiorare la situazione.
Ci voleva tanto ad abolire il reato di adescamento e basta? E lasciare che questa professione fosse al pari di un'altra? Con societa' di capitali, cooperative, in accomandita, e tutto il resto. Senza lasciare la gestione alla "Malavita spa" che gia' si sta sfregando le mani?
Per ora si tratta di un disegno di legge che, pur se approvato da un organismo autorevole come il Governo, puo' sempre essere modificato in sede parlamentare. Ed e' quello che auspichiamo avvenga, senza dover fare le barricate di centrodestra o centrosinistra, ma solo usando il cervello, il buon senso e l'intelligenza che sembra sia comune a diversi parlamentari di tutti gli schieramenti.
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