RC-AUTO: CONTINUA IL BALLO DELL'IPOCRISIA
SE NON SI LIBERALIZZA IL MERCATO LEVANDO L'OBBLIGO SARA' SEMPRE E SOLO IL CONSUMATORE A PAGARE PER UN SERVIZIO COSTOSO E PESSIMO Firenze, 1 Luglio 2002. Oggi scattano i nuovi aumenti delle tariffe rc-auto che, mediamente, rispetto all'inizio dell'anno, sono tra il 10 e il 25%. Un aumento che puntualmente e' seguito da calcoli, previsioni, prese di posizione, smentite, proclami di guerra, e chi piu' ne ha piu' ne metta ... dove agli allarmi delle associazioni di consumatori, seguono le tiepide docce dell'Ania per buttare acqua sul fuoco. Ma col risultato che, siccome nessuno ci crede, si finisce solo per buttare fuoco su fuoco.
In mezzo (si fa per dire) il Governo, che a singhiozzo promette questo o quell'altro intervento. Non si capisce con quale autorita' rispetto ad un mercato che loro e qualcun altro chiamano liberalizzato, ma l'importante -per il Governo- e' far sentire che c'e': se poi dice cose che sono assimilabili al nulla, lo stesso Governo fida che si perdano nei meandri di tutto cio' che, quotidianamente, e' sempre piu' importante e sempre piu' urgente.
Dopo 6 anni da quella che hanno chiamato liberalizzazione ... non e' male: roba da trattato di psichiatria schizofrenica. Perche' il nodo centrale, tutti lo eludono, e continuano a far bene a se stessi a danno di qualcun'altro: da questa situazione e' ovvio che chi ci guadagna sono coloro a cui e' consentito di praticare questi aumenti e coloro che glielo consentono, cioe' assicurazioni e Governo, nonche' Parlamento. E tutto con il solito soggetto/suddito, il consumatore, spremuto nei suoi averi. Il nodo centrale di cui stiamo parlando e' quello di un mercato non liberalizzato, ma lasciato all'arbitrio di assicurazioni che fanno finta di competere (la multa Antitrust e' sempre li'), con dei clienti che sono costretti ad esser tali perche' hanno l'obbligo di assicurazione.
Quindi i casi sono due. O si fissano tariffe di Stato uguali per tutti (come sono, per esempio, le tasse), o si leva l'obbligo di assicurazione. Nel primo caso sarebbe l'assassinio di un settore (le assicurazioni) e l'apparente serenita' dei consumatori, perche' come contropartita avrebbero un calo della qualita'. Nel secondo caso si tratterebbe di altrettanto serenita' per i consumatori (chi non si assicurebbe per i danni su se stesso? E se non lo facesse sarebbe solo a suo discapito) che potrebbero scegliere in un mercato competitivo optando per costi e qualita', e con il settore delle assicurazioni che avrebbe un rilancio dove i migliori sarebbero premiati (a discapito dei furbi che oggi stravincono). Non solo, ma si metterebbe una parola fine al pessimo gioco ipocrita a cui oggi si sta prestando soprattutto il Governo e il Parlamento, che blatera di liberalizzazione ma non fa altro che mettere ostacoli al suo avvio.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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