GLI SCIOPERI CONTRO GLI UTENTI. A CHI GIOVA?
IL CASO DELLA SIGNORA VANNINI DI FIRENZE: ORDINARIA STORIA DI FOLLIA INCIVILE
Firenze, 16 maggio 2003. Oggi non c'e' il servizio postale unico e di Stato, per cui, anche chi doveva ritirare la pensione, dovra' aspettare domani, con aggravio di tempo da passare in coda a questo o quell'altro sportello.
Lo sciopero come forma di manifestazione nell'ambito dei servizi di pubblica utilita' gestiti in regime di monopolio, e' sempre contro gli utenti. Senza entrare nel merito delle motivazioni che portano a proclamare uno sciopero, ogni volta che c'e' un'agitazione di questo tipo, gli utenti dei servizi risaltano nella loro specifica funzione di sudditi e ostaggi: di chi ha proclamato lo sciopero e della pubblica autorita' dello Stato che, incapace di trattare sindacalmente in modo civile, esaspera le situazioni fino a far entrare in sciopero i suoi dipendenti.
Cosi' e' in questi giorni e cosi' sara' anche lunedi' prossimo, con il blocco dei servizi sanitari.
Squilla il telefono a casa del suddito:
"pronto, la signora Vannini?".
"Si'".
"Buongiorno qui e' l'ospedale di Careggi/Firenze, dove lei avrebbe dovuto fare un intervento lunedi' prossimo. Purtroppo non sara' possibile, perche' proprio lunedi' c'e' sciopero del personale. E, siccome ci sara' -ovviamente- un accumulo di interventi che si sommeranno a quelli gia' programmati, allo stato dei fatti non siamo in grado di dirle quando potra' essere il nuovo appuntamento".
"Ma io sono mesi che mi preparo a questa data. Ho un patema d'animo per l'attesa, e sono riuscita a superarlo via via che si avvicinava il giorno, grazie anche alla collaborazione di mio marito che si e' preparato anche lui all'evento. Lunedi', tra l'altro, in ufficio e' gia' programmato che io non ci saro', cosi' come per i giorni successivi necessari alla convalescenza ..".
"Ci dispiace signora, ma c'e' sciopero! Le faremo sapere".
Click.
E la signora Vannini rimane silenziosa, ripercorrendo con la mente tutto il suo iter di preparazione fisica e psicologica. Le braccia le cascano e si sente impotente. Proprio come un suddito non contento di esserlo. Proprio come un ostaggio a cui sono stati stroncati tutti i legami familiari e lavorativi, e la decisione della sua vita e' nelle mani di chi l'ha rapita, nella benevolenza del piu' forte che ha fatto valere questa forza con arroganza e violenza. Quella di chi reputa i propri bisogni e diritti superiori a quelli di altri.
L'unica cosa che la signora Vannini ha potuto fare, per sfogarsi, e' stato di telefonare all'Aduc e raccontargli tutto. Associazione di consumatori e utenti che, non avendo potere e ricette miracolistiche, si e' prestata a fare da megafono a questa ordinaria storia di follia incivile.
Cosi' che ognuno possa meglio capire cosa significhi essere sudditi e ostaggi di chi rivendica i suoi diritti di lavoratore facendo pagare ad altri -incolpevoli- il prezzo, e di chi -Stato- non riesce a non esasperare i rapporti di lavoro con i suoi dipendenti.
A chi giova?
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