SCIOPERO DEI CONSUMI E DEI CONSUMATORI CONTRO I FINTI DATI DELL’ISTAT?
UNA BUONA CAUSA GESTITA CON METODI INOPPORTUNI CHE SI POSSONO RITORCERE CONTRO
Firenze. 5 Luglio 2002. In termini di immagine, il cosiddetto sciopero dei consumi e dei consumatori, ha sortito il suo effetto. Tutti parlano dei dati statistici sul carovita dell’Istat, sulla sua pesantemente dubbia affidabilita’. Di conseguenza, viene il dubbio su tutte le politiche istituzionali decise in merito, perche’ se i dati sono quelli di un Istat reticente nel dare informazioni sul suo paniere, c’e’ un vizio di base che inficia notevolmente le presunte medicine che l’Autorita’ vorrebbe somministrare. E siccome questa storia dell’Istat non e’ di queste settimane, ma sono anni che va avanti con richieste costanti di chiarezza di contenuti e metodi, vista la schizofrenica (per lo Stato) reazione che i mercati al dettaglio hanno avuto con la scusa dell’introduzione dell’euro, possiamo dire che ci sono buone probabilita’ che tutti coloro che hanno nutrito dubbi sull’Istat abbiano ragione.
Tornando allo sciopero, pero’, ci vengono ulteriori dubbi, perche’ gli scioperi non vanno solo annunciati, ma anche gestiti e poi, con i numeri della partecipazione, tratte le dovute conseguenze: da parte di chi lo ha messo in atto e da parte di chi lo ha subito.
Nel nostro caso, pero’, si tratta di uno sciopero che si ferma al primo stadio, quello dell’annuncio. Dopo c’e’ il nulla, o l’espressione di opinioni che potevano essere manifestate pure in assenza del cosiddetto sciopero, perche’ quest’ultimo, di per se’, non ha mosso una virgola. Dove e come la gestione? Dove e come i risultati? Nulla! Oppure qualcuno ha intenzione di inventarsi i dati e distribuirli? Auspichiamo che cio’ non accada ….. perche’ in caso contrario si tratterebbe di dati falsi: in assenza di acquisti il giorno x, si puo’ dire con un certo margine di certezza che questi acquisti non siano avvenuti il giorno prima o il giorno dopo? No: per cui non esisteranno mai dati sul successo di questo sciopero. Non solo, ma succedera’ come in Germania nei giorni scorsi, dove i commercianti, a fronte di una simile iniziativa, hanno avuto ampio spazio per dire che lo sciopero era fallito, ed alcuno ha potuto contestare i loro dati (come sarebbe stato viceversa, solo che i commercianti l’hanno proclamato prima di quelle associazioni che avevano "organizzato" lo sciopero, e hanno fregato queste ultime solo sul tempismo dell’informazione).
E’ evidente che, alla base di chi ha voluto questo sciopero, c’e una considerazione delle politiche dei consumatori come se fossero quelle dei lavoratori, e una considerazione delle associazioni di consumatori come se fossero sindacati dei consumatori. Una situazione che porta a concepire una sorta di movimento dei consumatori, magari "organizzati", che si muova con le stesse logiche dei sindacati, fino, appunto, alla proclamazione dello sciopero. Noi questo movimento non lo vediamo. Ma vediamo individui che consumano, con altrettante esigenze e diritti individuali, valide per ognuno, sia che debba acquistare una Ferrari che un chilogrammo di albicocche o un frigorifero. Esigenze che mal si conciliano e si esprimono in un movimento organizzato che si contrapponga con uno sciopero ad una controparte.
Forse, pur nelle cause giuste, sarebbe il caso di non fantasticare sulla creazione di movimenti sulle cui azioni e’ impossibile raccogliere dati, e quindi movimenti che non esistono. La possibilita’ che i metodi inopportuni si ritorcano contro, in casi come questi, visto l’esempio tedesco, e’ molto alta.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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