Venerdì 5 giugno 2026
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SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE E VOLONTA' LEGALIZZATRICI

Comunicato ·


FARE TUTTO PER NON FARE NIENTE?

Firenze, 9 Maggio 2002. Mentre continuano gli strascichi per le proposte della Leganord sulla riapertura delle "case chiuse" (ribattezzate "eros center"), con imbarazzo accantonate dal Governo, nonostante i buoni propositi in materia a suo tempo espressi dal presidente del Consiglio dei ministri, il Senato sta lavorando su una proposta che, per ora, non ha niente a che fare con qualcosa che assomigli ad una legalizzazione o una disciplina della "professione". Si tratta di un disegno di legge all'esame della commissione Giustizia, gia' approvato dalla Camera dei Deputati e che prevede una serie di norme per arginare il traffico di esseri umani e la riduzione in stato di schiavitu'. Tra queste lo sfruttamento della prostituzione, che, rispetto agli attuali sei anni di pena, prevede sanzioni tra gli 8 e 20 anni, con aggravanti, per esempio, se la vittima e' minorenne.
Noi crediamo -dice il presidente dell'Aduc Vincenzo Donvito- che al di la' dei propositi del ministro Umberto Bossi, sia questa l'unica iniziativa che in materia potra' avere qualche possibilita' di successo. Le reazioni alla proposta delle Leganord che ci sono state all'interno della maggioranza di Governo, sono state molto diverse e contrapposte fra loro, e pur se in politica tutti digeriscono tutto pur di stare li' dove sono, non ci sembra che lo stesso Governo abbia voglia di mediare il piu' possibile per rispettare quantomeno l'intento "re-introduttivo" della "professione", anche perche' la materia non fa parte del pacchetto elettorale del Polo delle Liberta' su cui erano stati raggiunti i consensi nelle ultime elezioni. Quindi crediamo che si sia sollevato il solito polverone che in materia accompagna qualunque dichiarazione che non sia del solito "omino del bar", ma tutto restera' li'.
Ma non tanto li', pero': c'e' il disegno di legge in discussione al Senato con i suoi venti anni di pena. "Bene!" -dira' qualcuno- "e' giusto che chi sfrutta queste povere ragazze del terzo e quarto mondo, sia punito adeguatamente e duramente". E se uno crede che l'induzione alla prostituzione debba continuare ad essere un reato, non ci sarebbe di meglio che esserne soddisfatti. Ma a noi questi venti anni suonano come una perdita di tempo e una presa in giro: a che serve inasprire le pene per dei reati, che commessi ogni giorno sotto gli occhi di tutti, restano impuniti? Forse le autorita' preposte si sentiranno piu' motivate ad arrestare papponi e delinquenti vari perche' la prospettiva e' di metterli in galera per venti anni invece che sei? No, dovrebbero arrestarli comunque, anche se la pena fosse di un mese. Ma qui sta il punto: non vengono arrestati oggi, perche' dovrebbero farlo domani? Quindi a che serve questo inasprimento di legge (e tutto il tempo e denaro che i legislatori -e i contribuenti- ci perdono dietro) quando le leggi che ci sono non sono applicate? Forse serviranno a mostrare una mascella piu' dura dello Stato, ma tranne reconditi desideri di trasformare l'Italia in una galera da Aosta a Trapani, non potra' servire alla bisogna: non c'e' legge e cultura e religione che possa arrestare la domanda, e di conseguenza c'e' l'offerta (anche e soprattutto illegale quando le leggi la vietano).
A noi le proposte illustrate in questi giorni dal ministro Umberto Bossi non interessano. Invece delle "scopate a norma di legge" ci basterebbe che fosse abolito il reato di sfruttamento della prostituzione e di adescamento e che ognuno, facendo di se stesso cio' che crede, si regolasse con le leggi del mondo del lavoro, nel rispetto dei codici civile e penale. Pero' non possiamo non evidenziare questa grande presa in giro che si sta per realizzare, rispondendo ad una necessita' civile (ordine pubblico), economica e di liberta' solo con la conferma della inutilita' dell'attuale normativa. E il famoso polverone che si fa quando si dice di voler cambiare tutto per, poi, non cambiare niente.
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