SOLDI AI PARTITI: DECISI 125 MILIONI DI EURO
GRAZIE PER AVERCI CONCESSO DI CONTINUARE A SENTIRCI ITAgliANI
Firenze, 25 Luglio 2002. Il Senato ha approvato gli aumenti per il finanziamento pubblico ai partiti: 125 milioni di euro all’anno, piu’ del doppio rispetto alla situazione precedente.
Che dovesse succedere era un atto scontato. Non un voto contro c’era stato nella commissione Affari Costituzionali della Camera, che li aveva approvati in sede legislativa (senza bisogno, quindi, del voto dell’Aula). Qualche voce di dissenso, nel Parlamento, si era levata successivamente, ma solo relativamente alle procedure di assegnazione e spartizione, non certo per il provvedimento in se’.
Nel 1993, oltre il 90% degli italiani, in un referendum si dissero contrari a questo finanziamento. La legge fu abrogata, ma subito dopo se ne fece un’altra che chiamarono eufemisticamente "rimborsi elettorali", che e’ la stessa oggi rivista dal Senato con i nuovi importi.
Potremmo fare un elenco sterminato di prezzi di Stato alti e di servizi di Stato non resi o resi parzialmente e male per mancanza di fondi, ma sfonderemmo una porta aperta. Oltre la quale tutti i consumatori e gli utenti vivono quotidianamente, e a cui e’ impossibile spiegare le ragioni di questi soldi e di questi aumenti. Ma sappiamo che alcuno –di chi dovrebbe- glielo spieghera’, perche’ tutti se ne vergognano quel tanto che basta, per cui, meno se ne parla, meglio e’. Qualche giorno di "buriana" sui mezzi di informazione, e poi ognuno (grazie anche all’agosto incipiente) al proprio posto: i beneficiati ad aprire, tenere aperte e ad attrezzare sedi di partito vuote, e a stampare giornali che alcuno legge e acquista perche’ non interessanti i benefattori a consumare e a lavorare con la consapevolezza che tutti i partiti sono ladri, anche quello grazie al quale si e’ avuto qualche favore Una situazione che nei mesi e negli anni a venire si tradurra’, per necessita’ di sopravvivenza di entrambi, in: i beneficiati che passeranno il loro tempo a meglio studiare come continuare ad essere tali (beneficiati) i benefattori, sempre piu’ consapevoli di essere tali per mancanza di riscontri dalle politiche dei beneficiati, che saranno sempre meno contribuenti, sempre meno elettori, cioe’ sempre meno cittadini. Dovranno consumare i prodotti e usare i servizi per vivere, e lo faranno sempre piu’ distaccati da quell’apporto che, abbastanza distrattamente, gli viene chiesto da chi li amministra e li governa. Se qualcuno in questi ultimi mesi e anni, si e’ prodigato con inni nazionali, amor di patria e spirito nazionale, e’ bene che si fermi. Perche’, passato il nazionalismo calcistico dei mondiali dove per amor di nazionale tutto si dimentica, e’ bene che sappia di starsi letteralmente sciacquando la bocca, e tutti se ne accorgono. La coesione degli inni e delle nazioni non si fa piu’ con le mascelle maschie del potere, ma –in democrazia- con il coinvolgimento dei governati nella cosa pubblica, facendo si’ che quest’ultima sia sentita e percepita come propria. Cioe’ il perfetto contrario di cio’ che viene suscitato con la nuova legge sul finanziamento pubblico ai partiti.
Un sentito grazie al Senato e al Parlamento tutto per averci concesso di continuare a sentirci itaGLiani.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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