TASSA SULLE FOTOGRAFIE DEL PATRIMONIO ARTISTICO PUBBLICO
A QUANDO IL COPYRIGHT SUL NOME ITALIA?
Firenze, 28 Dicembre 2002. La frenesia dell'imposizione fiscale amministrativa non ha limiti, e, nella ricerca costante di nuovi introiti (mantenendo incancrenita l'incapacita' di riscuotere cio' che gia' legittimamente spetta), e' facile divagare scivolando nella bizzarria, fino al ridicolo, all'assurdo e all'impossibile. Ma l'Italia, in ambito di imposizione fiscale, e' maestra dell'arte del possibile fino alle tinte piu' fosche che fanno a cazzotti con la logica umana e giuridica: la tassa Rai che chiamano abbonamento, la tassa sulle fogne a cui non si e' allacciati ma solo perche' l'amministrazione ha un'idea di farle, etc .. potremmo dilungarci, ma crediamo di aver reso il concetto, che' tutti quotidianamente vi abbiamo a che fare.
In questi giorni sta riprendendo vigore una vecchia idea. Riesumata grazie alla tassa che si deve pagare per fotografare la Tour Eiffel parigina di notte, e ad altrettante tasse che l'amministrazione francese chiede per diversi monumenti. Gli emuli nostrani dell'azione d'oltralpe (che in quanto tale e' ritenuta faro di civilta' e di economia da imitare . "siamo o no in Europa?") stanno accarezzando l'idea di far pagare chi fotografa i principali monumenti. Gia' Venezia ci aveva provato, cosi' come l'amministrazione della Regione Toscana nella passata legislatura sulle immagini dei morbidi panorami delle colline toscane, e oggi ci riprova l'amministrazione di Firenze.
Premesso che l'idea ci da' l'impressione che proviamo di fronte a quelle scatolette scherzose che si trovano in vendita con su scritto "Aria di Napoli", ci viene piu' di un dubbio sul copyright del patrimonio pubblico artistico.
Come l'aria anche l'arte pubblica e' di tutti, tant'e' che tutti i contribuenti la sostengono. E non e' un caso che in un Paese in cui di copyright se ne intendono, gli Usa, nei musei di proprieta' pubblica non esiste un biglietto d'ingresso ma abitualmente si consiglia una donazione.
Nello specifico italiano e fiorentino si parla di "diritto all'immagine". Facendo, come si dice a Firenze, un "trogolaio" (mescolare insieme cose senza legami logici) con la legge sulla Privacy, quella sul diritto d'autore, il potere di imposizione fiscale locale e la necessita' di introiti economici, vorrebbero far nascere qualcosa il cui nome burocratico e' "tassa di scopo".
Scivolando sui piu' semplici sensi logici del diritto. A partire dalla differenza tra quello pubblico e quello privato. Nonche' sui rispettivi poteri, diritti e doveri che un soggetto pubblico e un soggetto privato possono e devono esercitare. E' la differenza tra un'amministrazione pubblica democraticamente eletta e un'amministrazione nominata da un re per la gestione del suo regno. Quest'ultima deve fare gli interessi del patrimonio del re, e non a caso gli amministrati si chiamano sudditi, e per vivere devono fare solo cio' che gli dice il re. Nel caso dell'amministrazione pubblica democraticamente eletta, il patrimonio da amministrare e' quello pubblico, e gli amministrati si chiamano cittadini e utenti. Che su questo patrimonio pubblico vantano un diritto d'uso che, nella fattispecie artistica, e' come l'aria: indispensabile per vivere. E come l'"Aria di Napoli", lo vogliono mettere dentro una scatoletta per venderlo.
A quando il copyright sul nome Italia?
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Firenze, 28 Dicembre 2002. La frenesia dell'imposizione fiscale amministrativa non ha limiti, e, nella ricerca costante di nuovi introiti (mantenendo incancrenita l'incapacita' di riscuotere cio' che gia' legittimamente spetta), e' facile divagare scivolando nella bizzarria, fino al ridicolo, all'assurdo e all'impossibile. Ma l'Italia, in ambito di imposizione fiscale, e' maestra dell'arte del possibile fino alle tinte piu' fosche che fanno a cazzotti con la logica umana e giuridica: la tassa Rai che chiamano abbonamento, la tassa sulle fogne a cui non si e' allacciati ma solo perche' l'amministrazione ha un'idea di farle, etc .. potremmo dilungarci, ma crediamo di aver reso il concetto, che' tutti quotidianamente vi abbiamo a che fare.
In questi giorni sta riprendendo vigore una vecchia idea. Riesumata grazie alla tassa che si deve pagare per fotografare la Tour Eiffel parigina di notte, e ad altrettante tasse che l'amministrazione francese chiede per diversi monumenti. Gli emuli nostrani dell'azione d'oltralpe (che in quanto tale e' ritenuta faro di civilta' e di economia da imitare . "siamo o no in Europa?") stanno accarezzando l'idea di far pagare chi fotografa i principali monumenti. Gia' Venezia ci aveva provato, cosi' come l'amministrazione della Regione Toscana nella passata legislatura sulle immagini dei morbidi panorami delle colline toscane, e oggi ci riprova l'amministrazione di Firenze.
Premesso che l'idea ci da' l'impressione che proviamo di fronte a quelle scatolette scherzose che si trovano in vendita con su scritto "Aria di Napoli", ci viene piu' di un dubbio sul copyright del patrimonio pubblico artistico.
Come l'aria anche l'arte pubblica e' di tutti, tant'e' che tutti i contribuenti la sostengono. E non e' un caso che in un Paese in cui di copyright se ne intendono, gli Usa, nei musei di proprieta' pubblica non esiste un biglietto d'ingresso ma abitualmente si consiglia una donazione.
Nello specifico italiano e fiorentino si parla di "diritto all'immagine". Facendo, come si dice a Firenze, un "trogolaio" (mescolare insieme cose senza legami logici) con la legge sulla Privacy, quella sul diritto d'autore, il potere di imposizione fiscale locale e la necessita' di introiti economici, vorrebbero far nascere qualcosa il cui nome burocratico e' "tassa di scopo".
Scivolando sui piu' semplici sensi logici del diritto. A partire dalla differenza tra quello pubblico e quello privato. Nonche' sui rispettivi poteri, diritti e doveri che un soggetto pubblico e un soggetto privato possono e devono esercitare. E' la differenza tra un'amministrazione pubblica democraticamente eletta e un'amministrazione nominata da un re per la gestione del suo regno. Quest'ultima deve fare gli interessi del patrimonio del re, e non a caso gli amministrati si chiamano sudditi, e per vivere devono fare solo cio' che gli dice il re. Nel caso dell'amministrazione pubblica democraticamente eletta, il patrimonio da amministrare e' quello pubblico, e gli amministrati si chiamano cittadini e utenti. Che su questo patrimonio pubblico vantano un diritto d'uso che, nella fattispecie artistica, e' come l'aria: indispensabile per vivere. E come l'"Aria di Napoli", lo vogliono mettere dentro una scatoletta per venderlo.
A quando il copyright sul nome Italia?
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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