TLC/BANDA LARGA: POSIZIONE DOMINANTE DI TELECOM
FINO A QUANDO? SOLLECITO ALL'ANTITRUST
Firenze, 12 novembre 2002. I dati diffusi in questi giorni sulla banda larga sono decisamente indicativi del fatto che in Italia, la posizione dominante di mercato dell'ex-monopolista, e' tutt'altro che un fatto secondario. 650 mila sono i clienti Dsl di TelecomItalia, mentre quelli dei suoi concorrenti sono 76 mila. TelecomItalia e' piu' brava e quindi conquista piu' utenti? Sarebbe bene poterlo pensare e dire, ma non e' cosi', perche' gli operatori alternativi comprano quasi esclusivamente all'ingrosso da TelecomItalia, e poi rivendono al dettaglio (solo il 3% delle linee Dsl e' fornito attraverso il sistema dell'ultimo miglio, pagando il noleggio a Telecom, e tecnologicamente completamente autonomi). Quindi il prodotto che dovrebbe competere contro di lei, e' Telecom stessa a venderlo ai suoi concorrenti. Va da se' che si tratta di un mercato condizionato in partenza, dove chi decide anche sulla vita e sulle vicende della propria concorrenza, e' sempre TelecomItalia.
Una situazione in cui il gestore ex-monopolista e' difficile continuare a definirlo tale. Quindi, per essere chiari, si tratta solo di una nuova forma di monopolio, che transita attraverso la pozione dominate di mercato e del suo abuso.
La situazione e' complessa e non e' semplice. Perche' bisogna anche considerare, per esempio, le scarse risorse che le aziende alternative hanno investito in materia, specialmente nel noleggio dell'ultimo miglio (e che abbiano fatto questi scarsi investimenti e' sicuramente collegato al fatto che comunque devono pagare il loro principale concorrente). Ma sicuramente un punto di partenza dovra' essere trovato, e che debba essere diverso da quello usato fino ad oggi, sono i numeri di cui sopra a dircelo. Altrimenti e' bene non girare tanto intorno al problema, e ristabilire il monopolio, con una serie di doveri a cui TelecomItalia dovra' ottemperare per favorire tecnicamente l'azione commerciale di alcune aziende che, a quel punto, saranno solo dei suoi sportelli di rivendita.
Le conseguenze nefaste di un simile ritorno al passato, crediamo siano nella mente di ognuno e nelle tasche di tutti i consumatori.
L'Antitrust italiano dovrebbe sovrintendere a questo processo, per garantire il mercato e la concorrenza. Crediamo ci siano ulteriori e determinanti elementi perche' accolga anche questo nostro invito a esprimersi in modo deciso, andando alla radice del problema.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Firenze, 12 novembre 2002. I dati diffusi in questi giorni sulla banda larga sono decisamente indicativi del fatto che in Italia, la posizione dominante di mercato dell'ex-monopolista, e' tutt'altro che un fatto secondario. 650 mila sono i clienti Dsl di TelecomItalia, mentre quelli dei suoi concorrenti sono 76 mila. TelecomItalia e' piu' brava e quindi conquista piu' utenti? Sarebbe bene poterlo pensare e dire, ma non e' cosi', perche' gli operatori alternativi comprano quasi esclusivamente all'ingrosso da TelecomItalia, e poi rivendono al dettaglio (solo il 3% delle linee Dsl e' fornito attraverso il sistema dell'ultimo miglio, pagando il noleggio a Telecom, e tecnologicamente completamente autonomi). Quindi il prodotto che dovrebbe competere contro di lei, e' Telecom stessa a venderlo ai suoi concorrenti. Va da se' che si tratta di un mercato condizionato in partenza, dove chi decide anche sulla vita e sulle vicende della propria concorrenza, e' sempre TelecomItalia.
Una situazione in cui il gestore ex-monopolista e' difficile continuare a definirlo tale. Quindi, per essere chiari, si tratta solo di una nuova forma di monopolio, che transita attraverso la pozione dominate di mercato e del suo abuso.
La situazione e' complessa e non e' semplice. Perche' bisogna anche considerare, per esempio, le scarse risorse che le aziende alternative hanno investito in materia, specialmente nel noleggio dell'ultimo miglio (e che abbiano fatto questi scarsi investimenti e' sicuramente collegato al fatto che comunque devono pagare il loro principale concorrente). Ma sicuramente un punto di partenza dovra' essere trovato, e che debba essere diverso da quello usato fino ad oggi, sono i numeri di cui sopra a dircelo. Altrimenti e' bene non girare tanto intorno al problema, e ristabilire il monopolio, con una serie di doveri a cui TelecomItalia dovra' ottemperare per favorire tecnicamente l'azione commerciale di alcune aziende che, a quel punto, saranno solo dei suoi sportelli di rivendita.
Le conseguenze nefaste di un simile ritorno al passato, crediamo siano nella mente di ognuno e nelle tasche di tutti i consumatori.
L'Antitrust italiano dovrebbe sovrintendere a questo processo, per garantire il mercato e la concorrenza. Crediamo ci siano ulteriori e determinanti elementi perche' accolga anche questo nostro invito a esprimersi in modo deciso, andando alla radice del problema.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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