TORINO: VIETATO VENDERE BEVANDE IN BOTTIGLIA?
E I CONTENUTI DELLA BORSA DELLA SPESA? LE CINGHIE DEI PANTALONI? LE CHIAVI DI CASA? GLI ZOCCOLI ESTIVI? COSA SUCCEDERA' NELLE ZONE CULT DELL'ESTATE ITALIANA?
Firenze, 11 Giugno 2002. Il Prefetto di Torino ha vietato, nel periodo 17 Giugno / 30 Ottobre, nelle ore serali e notturne nonche' nei giorni festivi, che in due zone della citta' (Balon e San Salvario) sia vietata la vendita di bevande "in contenitori idonei all'offesa della persona". La decisione viene dopo episodi in cui "le bottiglie sono state utilizzate come strumenti di minaccia o di offesa della persona".
Forse sarebbe stato meglio vietare ogni tipo di circolazione nella zona, perche' il provvedimento, nella sua limitatezza, rispetto a strumenti e metodi, lascia adito a tante altre occasioni e tentazioni. Su cui, pur nel suo aspetto ironico, si coglie tutta la drammaticita' di coloro che ne saranno coinvolti. Intanto, cosa succedera' con chi passera' con una borsa della spesa? Per evitare di perder tempo spiegando il perche' e il percome all'autorita' di polizia che fara' i controlli, e' consigliabile che ogni consumatore si limiti ad acquisti di oggetti mollicci (al bando le scope), anche relativamente all'ortofrutta, perche' un bel carotone (anche senza il bastone) puo' benissimo fungere alla bisogna. E che dire di quelle chiavi di casa, lunghe perche' aprono porte piu' o meno blindate, che con una certa virulenza potrebbero svolgere la funzione di oggetto d'offesa? E la cintura dei pantaloni, a mo' di scudiscio e di cappio da stringere intorno al collo dell'avversario grazie ai buchi e alla fibbia? Per non parlare degli zoccoli estivi: qualcuno ha mai provato a prendersi una pedata energetica da una donna adirata, magari proprio li' dove c'e' il calletto?
L'elenco potrebbe continuare: tutte omissioni che il nostro solerte Prefetto ha fatto, probabilmente dimenticando che non e' tanto l'oggetto in se' ad essere pericoloso, ma chi lo brandisce e l'uso che intende farne, cioe' l'essere umano. Per cui e' a questo soggetto che andavano ricondotti i divieti, non tanto agli strumenti della sua quotidianita' (e poi: proprio la negazione di una bottiglia d'acqua nelle afose serate estive torinesi, o nelle domeniche alla ricerca del "bar aperto perduto"). Qualcuno obiettera' che altrettanto succede (incluse le lattine) quando si entra in uno stadio: ma, va bene il clima da tifoseria nazionale pro-Italia mondiale, ma e' proprio necessario trasformare le nostre citta' in tanti stadi con altrettante regole da stadio?
Noi non siamo nei panni di un Prefetto, ma le sere d'estate e le domeniche ci piace andare a comprare una birra o una aranciata al bar sottocasa senza doversi nascondere per evitare una multa, e avremmo gradito di piu' che l'Autorita' ci avesse messo sul "chi va la'", magari con delle ronde di agenti in divisa nei punti piu' critici per scoraggiare i piu' tenaci che adorano le risse con i colli di bottiglia.
E ci preoccupiamo perche' le "follie estive" soffrono anche della malattia del contagio, e non vorremmo che gli italiani domani si svegliassero con altrettanti divieti sulla passeggiata di Viareggio o di Rimini, su quella di Mondello e del ponte di Bassano, ai tavolini dei bar di via Roma a Cagliari fino a quelli di Jesolo e Sanremo. Insomma, signor Prefetto, veda di non rovinarci l'estate proprio nei suoi piccoli momenti di gradevolezza. Anche perche' il ridicolo e' dietro l'angolo.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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