Lunedì 15 giugno 2026
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Il fascismo e l’antifascismo 

Editoriale · Vincenzo Donvito Maxia ·
Bruno BD - Unsplash
Foto: Bruno BD — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Siccome il nostro Paese non ha ancora chiuso i conti col trentennio fascista del secolo scorso, ecco che non si perde occasione per ricordarcelo e, ognuno a modo suo, lasciare un segno.

Una fiera di libri a Roma, che l’anno scorso si distinse per le polemiche in seguito alla presenza di una casa editrice che pubblica libri fascisti, quest’anno ha chiesto ai partecipanti che intendono avere uno stand, una dichiarazione in cui si proclamano antifascisti. Non sappiamo se altrettanta dichiarazione è prevista per chi, consumatore, va a visitare questa fiera….

La presidente del Consiglio dei ministri, toccata sul vivo (non si capisce perché altrimenti avrebbe dovuto occuparsene) ha fatto sapere che per lei questa è censura.

Si sprecano le dichiarazioni pro e contro da tutte le parti politiche.

 

Siccome al ridicolo non c’è mai fine, ci aspettiamo che qualche sindacato chieda altrettanta dichiarazione per chi acquista un biglietto di un qualunque trasporto o vada  a richiedere un certificato presso un qualunque ufficio pubblico…. e così via. Non vediamo nessuna differenza rispetto alla  frequentazione di una fiera, anzi, trattandosi  di servizi pubblici e non evento privato come questa fiera, sarebbe anche più logico, nella logica di pretendere il certificato.

 

Riguardo alla presidente Meloni, poi, non possiamo che invitarla a considerare che non si tratta di censura, visto che non si agisce contro qualcosa di legittimo (il fascismo di per sè non è legittimo), ma stupidità e paranoia di chi, non in armonia coi propri convincimenti, ha bisogno di ripetere in ogni luogo e occasione uno dei principi fondanti del proprio pensiero. Cioé: il mio pensiero è quello che per essere definito ha bisogno di dire che è contro il proprio avversario… non è quindi un pensiero che ha positività nel proprio intrinseco, ma che per dire quel che è, riesce a dire solo di essere contro una positività (il fascismo nel nostro caso). Proprio come quando qualcuno che, di fronte alla religiosità, si proclama ateo (senza dio), dando quindi valore al dio verso cui non ha fede e riconoscendo che il proprio pensiero è solo quello contro un dio. Ragionamento semplice ma non molto in voga nell’impero dei “teismi” e delle ideologie che si affermano ammazzando o denigrando i propri avversari.

 

E mentre Benedetto Croce ci ha martoriato col suo “non possiamo non dirci cristiani” mentre in contemporanea viene eretto a padre del pensiero liberale (cioè il contrario). oggi ci ritroviamo con quelli che “non possiamo non dirci antifascisti” che  vengono tacciati di censori da parte di chi - Meloni - sembra che non abbia cambiato opinione sul trentennio fascista e che, puntualmente, partecipa, a nome di tutti gli italiani,  alle commemorazioni del 25 aprile e del 2 Giugno, feste per eccellenza di  una storia dell’Italia che ha superato il fascismo.

Ce n’è da sprecare per trattati di politica, psicologia, antropologia, storia delle religioni, nonchè per riflessioni su come e cosa studiamo nella scuola dell'obbligo.

 

 

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

 

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