Aborti in calo, ma uno su due e' praticato in condizioni mediche pericolose
E' in calo il numero di donne che abortiscono nel mondo in condizioni di scarsa sicurezza, ma una interruzione di gravidanza su due e' “praticata da persone non qualificate o in un contesto non conforme a norme mediche minimali”. Lo fa sapere l'Organizzazione Mondiale della Sanita' (WHO).“Quello che viene chiamato 'aborto non sicuro' sono in pratica aborti praticati nell'illegalita'”, spiega Clémentine Rossier, dell'Institut national d'étude démographiques (INED), autore di uno studio sull'aborto nel mondo che e' stato pubblicato ieri 9 luglio. Solo una piccola minoranza di aborti e' classificata come non sicura nei Paesi sviluppati, il 6% nel 2008, mentre la percentuale arriva al 56 nei Paesi in via di sviluppo.
I dati del WHO utilizzati dall'INED indicano un calo del ricorso agli aborti nel mondo nel corso degli anni 90 -sono passati da 35 ogni 1.000 donne (tra 15 e 44 anni) del 1995, a 29 su 1.000 nel 2003. Il periodo successivo e' stato caratterizzato da una stabilizzazione, dovuta essenzialmente all'aumento della diffusione della contraccezione durante gli anni 2000. La mortalita' legata all'aborto e' anch'essa calata in modo continuo durante questi due decenni, passando da 60 decessi di partorienti ogni 10.000 nascite (1990) a 40 decessi del 2008.
ABORTI ILLEGALI PIU' SICURI
“Pur se i dati su cui abbiamo basato i nostri lavori sono di qualche anno fa, la tendenza non e' cambiata” -dice Rossier-. “Ma abbiamo rilevato alcuni cambiamenti importanti rispetto alle pratiche”. La classificazione su due grandi categorie -aborto legale, quindi sicuro, e aborto illegale, quindi non sicuro- non funziona piu'. Il WHO sta per rivedere i propri criteri in materia di aborto non sicuro.
“Anche nei Paesi in cui gli aborti sono illegali, gli stessi si posso praticare con una certa sicurezza, e questo grazie alla crescita degli aborti farmacologici -meno pericolosi- anche in questi Paesi”. La considerazione dei problemi relativi alla sanita' materana e' in crescita nel mondo, soprattutto in Africa e in Asia.
MAGGIOR RICORSO ALL'ABORTO FARMACOLOGICO
La novita' e' rappresentata dal ricorso all'aborto farmacologico praticato in modo clandestino. “Questa tecnica richiede due prodotti: il mifepristone, che resta ancora oggi costoso e la cui vendita e' autorizzata solo in un ristretto numero di Paesi; e il misoprostol, poco costoso e facile da reperire, e autorizzato in numerosi Paesi dell'America Latina e non solo”.
E' soprattutto il secondo farmaco, utilizzato per curare l'ulcera, che cambia la situazione. Da solo “e' sufficiente per provocare una interruzione di gravidanza a condizione che siano rispettate le posologie”. La Rossier, alcune reti di militanti e dei siti Internet consigliano le donne in questo senso, ma l'America Latina rimane un “continente molto conservatore sull'aborto e l'accesso al misoprostol rimane difficile”.
IL RASCHIAMENTO E' SCONSIGLIATO
Nei Paesi in cui l'aborto e' legale, non e' piu' sistematicamente considerato come un metodo sicuro. “Gli aborti praticati in ambito legale ma fatti col raschiamento, che oggi non e' piu' consigliato, sono, per esempio, classificati con un livello medio di sicurezza”.
Al di la' di questa nuova classificazione che e' allo studio, la recensione del numero di aborti nel mondo rimane complicata, soprattutto nei Paesi in cui la pratica e' illegale. In Burkina Faso, per esempio, dove l'aborto e' messo all'indice, si e' proceduto ad una particolare ricerca intervistando un campione di donne sul ricorso all'aborto nell'ambito delle loro piu' strette relazioni sociali. “Ad ogni donna sono state chieste informazioni non sugli aborti praticati da loro stesse, ma su quelli di cui loro erano a conoscenza presso amiche o donne del proprio gruppo”. Un metodo di raccolta di informazioni che all'INED chiamano “metodo dei confidenti”.
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