Alzheimer, RSA: i 4 falsi miti su chi deve pagare la retta
In occasione della Giornata Mondiale dell'Alzheimer, che si celebra il 21 settembre, il network legale Consulcesi & Partners ha messo insieme quattro equivoci molto diffusi sul pagamento delle rette delle RSA, basandosi sulle numerose segnalazioni raccolte attraverso il portale specializzato www.soluzione-rsa.it. Come riporta Quotidiano Sanità, il tema riguarda un numero crescente di famiglie italiane.
I numeri aiutano a comprendere la portata del problema: in Italia oltre 1,43 milioni di persone convivono con una forma di demenza, secondo il Dementia Prevalence Report 2025 di Alzheimer Europe, con una crescita attesa del 54% entro il 2050. Due pazienti su tre sono donne, e sono quasi 3 milioni i caregiver familiari coinvolti ogni giorno nell'assistenza, un impegno che si somma, anno dopo anno, al peso economico delle rette.
Il primo falso mito è che la retta debba sempre essere pagata dalla famiglia. In realtà, quando assistenza e cure sanitarie risultano inscindibili tra loro, la quota sanitaria della spesa può e deve ricadere sul Servizio Sanitario Nazionale. Lo confermano diverse sentenze del 2026: la Corte d'Appello di Venezia (n. 1151/2026) ha disposto la restituzione di oltre 129.000 euro, il Tribunale di Catanzaro (n. 3257/2026) di 36.934 euro, il Tribunale di Firenze (n. 3413/2026) di oltre 67.000 euro, e si è pronunciato in senso analogo anche il Tribunale di Lucca.
Il secondo falso mito riguarda la firma del contratto con la RSA: si ritiene spesso che renda il pagamento definitivo e non più contestabile. Ma la firma non chiude necessariamente la questione: contratti, impegni di pagamento o riconoscimenti di debito non trasformano automaticamente in un costo privato una spesa che, in base alle prestazioni effettivamente erogate, dovrebbe gravare sul SSN. Anche chi ha firmato può quindi far verificare la propria posizione.
Il terzo falso mito è che le somme già pagate siano ormai perse. Non è così: le rette già versate possono essere oggetto di richiesta di restituzione, nel rispetto dei termini di prescrizione previsti dalla legge, anche da parte di famiglie che per anni hanno pagato senza sapere che la componente sanitaria poteva essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
Il quarto falso mito è che basti dimostrare la non autosufficienza del paziente per ottenere il rimborso. In realtà non è il semplice grado di non autosufficienza a determinare chi debba sostenere la spesa: è necessario verificare se le prestazioni erogate siano separabili o meno dalle cure sanitarie, attraverso una documentazione puntuale che comprende cartelle cliniche, Piani Assistenziali Individualizzati (PAI), certificazioni mediche e ricevute di pagamento.