Ass. Coscioni: anche Wojtyla rifiuto' cure
"Nessuno puo' sostenere con certezza che oggi Papa Wojtyla, se non avesse rinunciato a tutta una serie di cure previste nel suo caso, non sarebbe ancora vivo".
Lo afferma in una nota, diffusa dall'associazione Luca Coscioni, Mario Riccio, il medico anestesista che pratico' il distacco del respiratore a Piergiorgio Welby, leader radicale.
"Ritengo che il Papa abbia rinunciato a tutta una serie di cure previste nel suo caso, tra cui la ventilazione meccanica e l'alimentazione. Inoltre il dottor Mario Melazzini disse, in un'occasione pubblica, che il Papa avrebbe rinunciato anche alla terapia farmacologica anti-Parkinson per le supposte alterazioni della coscienza che questa avrebbe potuto generare, preferendo, sempre a detta di Melazzini, 'rimanere lucido' fino alla fine". "Nel rifiutare delle cure Papa Wojtyla ha esercitato un suo diritto. Secondo me questa si chiama autodeterminazione, mentre la Chiesa piu' volte, in particolare durante lo sviluppo della vicenda Welby, ha preferito parlare di 'eutanasia passiva od omissiva', concetto contenuto pure nell'ordinanza del Gip Laviola". "Questo e' nodo fondamentale - ha concluso Riccio - se e' vero che non si arriva alla legge sul testamento biologico per l'opposizione di alcuni esponenti politici teo-dem della maggioranza che sembrerebbero accettare l'idea delle direttive anticipate, salvo poi svuotarle di significato escludendo categoricamente la possibilita' di sospendere ventilazione ed alimentazione. Il ragionamento secondo cui queste ultime, una volta iniziate, non si possono interrompere, non regge assolutamente. Non regge da un punto di vista etico ne' giuridico".
"Nessun atto di eutanasia. Nemmeno indirettamente. Giovanni Paolo II e' stato assistito fino all'ultimo istante della sua vita, anche se poche ore prima di morire confido' a Suor Tobiana di 'voler andare dal Signore'". A rivelarlo e' il professor Renato Buzzonetti, archiatra pontificio, medico curante personale di papa Wojtyla e ora di Benedetto XVI, in un'intervista al quotidiano 'LaRepubblica'.
"Papa Giovanni Paolo II - spiega Buzzonetti - e' stato assistito fino all'ultimo istante della sua vita, quando alle 21.37 del 2 aprile 2005 spiro'. E' vero che prima aveva detto ai medici 'Lasciatemi andare dal Signore'. Ma quella fu una frase ascetica, una altissima forma di preghiera finale di un uomo che stava soffrendo tanto e che sentiva il forte desiderio di voler avvicinarsi al padre Celeste".
"Non fu certamente - conclude il medico - una manifestazione di rinunzia o una forma di resa anticipata alla vita. E tanto meno un invito rivolto ai medici curanti a staccare la spina o a interrompere l'assistenza, quasi una indiretta scelta di eutanasia come qualcuno vorrebbe adombrare. Chi pensa questo, sbaglia".
"Nutrire i pazienti. Le umanissime ragioni": questo il titolo scelto da 'Avvenire' in un editoriale di oggi sul tema dell'eutanasia, all'indomani dalla pubblicazione di una nota della Congregazione per la Dottrina della Fede, che ribadisce: "lo stato vegetativo è vita".
"Le autorevoli e limpide risposte" del Vaticano "non sono destinate esclusivamente ai vescovi e a tutti i credenti - osserva il quotidiano della Cei - ma entrano in dialogo con la ragione e la libertà di ogni uomo e donna che, attraverso l'esperienza amara della sofferenza propria e altrui, si apre alla ricerca del senso dell'umana esistenza quando essa non è più vigile e autosufficiente e diventa mendicante di tutto, anche degli alimenti e dell'acqua".
Per questo, chiosa il quotidiano cattolico, "una volontà presunta o documentata del paziente che vincolasse giuridicamente i congiunti a chiedere o a consentire e i medici ad attuare la discontinuazione delle 'cure ordinarie e proporzionate'", sarebbe "in contrasto con l'obbligo morale e professionale di non far mancare all'ammalato ciò che gli è dovuto - conclude 'Avvenire' - in virtù della sua inalienabile dignità umana che nulla e nessuno potrà mai cancellare".
"Le sciocchezze ormai irrefrenabili sull'eutanasia della lobby radicale impongono ormai la decisione da parte dei cattolici di non consentire al Parlamento di approvare alcuna legge sul testamento biologico perchè sarebbe dagli stessi interpretata come un 'libro sacro' per consentire l`eutanasia". Lo afferma in una nota Maurizio Ronconi dell'Udc.
"I medici secondo 'scienza e coscienza' - sottolinea Ronconi - dispongono di un bagaglio culturale e di esperienze tali da poter interpretare il limite dell'accanimento con quello della cura".
Dichiarazione di Giampietro Sestini, segretario dell'associazione per la legalizzazione dell'eutanasia Libera Uscita:
Di fronte all'ultima, ennesima presa di posizione della Chiesa contro il principio dell'autodeterminazione del malato in materia di trattamenti sanitari ai quali essere sottoposto (leggi articolo allegato), ci sia consentito qualche commento.
1. Chi ancora auspicava un "ravvedimento" della Chiesa in merito ai trattamenti sanitari forzati CONTRO la volontà dei malati, può perdere ormai ogni speranza. La pronuncia della Congregazione per la dottrina della Fede è una sentenza senza appello, partorita dopo due anni di gestazione, che si ricollega ai papi Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, che è stata approvata dal papa attuale Benedetto XVI, che è conforme al pensiero dell'intera Conferenza Episcopale Italiana e - ne siamo sicuri - del Sant'Uffizio di beneamata memoria.
2. Evidentemente il ministro della salute, Livia Turco, confonde la laicità con la vigliaccheria quando dichiara che "lo Stato è laico, per cui non è detto che si debba commentare tutto quello che dice il Papa". La verità è che lo Stato, o meglio il Governo, è schiavo della Chiesa, grazie alla sciagurata legge elettorale (approvata dal precedente Governo) che le consente di ricattare politicamente e a tutto campo sia la maggioranza che la minoranza. La strategia del "ricatto politico" è iniziata con l'invito-minaccia rivolto ai cattolici di astenersi dal voto in occasione del referendum sulla legge per la fecondazione assistita, è proseguita con l'opposizione ai DICO, al testamento biologico e al divorzio breve, con la richiesta di revisione della legge sull'aborto, col rifiuto di pagare l'ICI sugli immobili destinati ad esercizi commerciali, senza parlare dell'eutanasia. Tutto ciò in barba al Concordato. Il "no comment" del Ministro non è ispirato dalla saggezza ma dalla paura.
2."La vita è dono di Dio e spetta solo a Dio decidere quando deve considerarsi conclusa". E' un ritornello che ci sentiamo ripetere continuamente, al quale abbiamo sempre risposto, terra-terra, che se la vita è un dono di Dio all'uomo, è l'uomo che ha il diritto di disporne. In caso contrario non è un dono, ma un prestito, un "leasing" con patto di riservato dominio. Ma anche volendo accedere alla seconda ipotesi di un "dono non donato", resta il fatto che Dio avrebbe nel tempo cambiato idea. Ossia, per milioni di anni, quando non esistevano le macchine per l'alimentazione e la ventilazione forzata, Dio decideva che gli uomini dovevano crepare. Oggi, che la scienza (la stessa scienza per altri versi demonizzata dalla Chiesa) ha inventato macchine e farmaci per prolungare la vita oltre il suo termine naturale, Dio "avrebbe" deciso che gli uomini prima di morire debbano essere sottoposti ad una tortura da loro non voluta. Vista così, ha ragione Marco Cappato quando accusa la Chiesa di aver assunto "paradossalmente una posizione materialista".
3. In determinati casi, è però la Chiesa a decidere al posto di Dio. Infatti, "quando il paziente non assimila cibo e liquidi", di fronte al "sopraggiungere di complicazioni", nei "casi di estrema povertà", se l'ammalato vive "in regioni molto isolate e povere", allora il trattamento artificiale può essere sospeso. E allora, a chi spetta decidere sulla fine del 'dono'? A Dio? Alla Chiesa? Talora all'uno e talora all'altra? E il principio di autodeterminazione, che fine ha fatto?
4. Secondo la Congregazione per la Dottrina della Fede, coloro che sostengono il diritto del paziente a "staccare la spina" "mettono in dubbio la stessa 'qualità umana' dei pazienti in stato vegetativo permanente". Niente di più falso e demagogico. Nessuno mette in dubbio la "qualità umana" dei pazienti in stato vegetativo permanente, semmai è la Congregazione della Fede a dubitarne, visto che non riconosce loro il diritto che la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e la Costituzione Italiana garantiscono a TUTTI gli esseri umani.
5. Ci fa piacere che la Congregazione della Fede abbia riconosciuto che "l'ammalato ha sempre diritto ad una assistenza sanitaria di base (nutrizione, idratazione, igiene, riscaldamento, ecc.) ed alla prevenzione delle complicazioni legate all'allettamento. Questi ammalati hanno anche diritto a un intervento riabilitativo mirato ed al monitoraggio dei segni clinici di una eventuale ripresa". Giusto. Ma spetta al legislatore italiano stabilire modi e forme dell'assistenza sanitaria, visto che viene finanziata con le tasse pagate dai cittadini italiani. O forse era un richiamo a quelle nazioni dove l'assistenza sanitaria pubblica non è prevista?
6. Il segretario della Federazione medici di famiglia, Giacomo Milillo, quando dichiara che "occorre intervenire caso per caso, rispettare la volontà del paziente e non si può dire che l'alimentazione forzata sia un metodo naturale" sembra ignorare che in Italia è REATO rispettare la volontà del paziente.
7. Ed infine Luca Volontè, capogruppo UDC alla Camera. Ha plaudito - non avevamo dubbi - all'iniziativa pontificia, arrivando ad accusare i sostenitori dell'eutanasia di "essere becchini anticattolici". Grazie, caro Volontè, di un epiteto così cortese e democratico: Lei dà ragione a Beppe Grillo quando sostiene che la classe politica italiana deve andare affanculo.
Dichiarazione di Silvio Viale, dirigente radicale e medico di EXIT-Italia:
Il Prof Buzzonetti non ha sciolto il dubbio che, se Woytyla fosse stato portato al Policlinico Gemelli, avrebbe avuto lo stesso trattamento e lo stesso decorso. Quindi, o Giovanni Paolo II decise di rimanere per se stesso, o qualcun altro decise per lui. Nessuno mette in dubbio che Wojtyla sia stato assistito fino a quando 'il buon Dio l'ha chiamato a sé' e che fino a quel momento non siano state sospese l'assistenza farmacologica, parenterale e respiratoria, ma che il decorso non sia stato influenzato da decisioni dei medici e di Wojtyla stesso.
Probabilmente gli ambienti vaticani temono che, ammettendo che il decorso dell'agonia di Giovanni Paolo II sia stato influenzato da scelte terrene, magari del Pontefice stesso, si possa indebolire la posizione del Vaticano sull'assistenza alla morte, come è stato recentemente ribadita in riferimento al caso di Stato Vegetativo Permanente di Terry Schiavo.
Proprio il caso di Terry Schiavo rende evidente come vi debbano essere differenze tra le leggi del Vaticano, che possono basarsi sulla fede, e quelle di una Stato laico, che non possono basarsi sulla fede. Così è stato negli Stati Uniti per Terry Schiavo. Così deve essere in Italia per Eluana Englaro. All'autopsia, l'encefalo di Terry Schiavo pesava 615 g, cioè la metà di quello atteso, per spiccata atrofia. La scienza ci dice che in quelle condizioni non c'è coscienza.
In Italia alimentazione e idratazione forzate sono vietate dal Codice deontologico dei medici, per cui non sorprende che non siano state imposte a Giovanni Nuvoli, quando la crudeltà di leggi ingiuste lo ha costretto a rifiutare 'cibo e acqua'.
Vi è un filo che lega Giovanni Paolo II, Giovanni Nuvoli, Terry Schiavo e Eluana Englaro. Prendendo in prestito le parole del Prof Buzzonetti, se 'il buon Dio ha chiamato a sé' Wojtyla, Giovanni Nuvoli, Terry Schiavo e, direi, anche Pier Giorgio Welby, non è che ha già chiamato a sé anche Eluana Englaro? Dopo 15 anni è un nodo che deve sciogliere lo Stato italiano.
Lo afferma in una nota, diffusa dall'associazione Luca Coscioni, Mario Riccio, il medico anestesista che pratico' il distacco del respiratore a Piergiorgio Welby, leader radicale.
"Ritengo che il Papa abbia rinunciato a tutta una serie di cure previste nel suo caso, tra cui la ventilazione meccanica e l'alimentazione. Inoltre il dottor Mario Melazzini disse, in un'occasione pubblica, che il Papa avrebbe rinunciato anche alla terapia farmacologica anti-Parkinson per le supposte alterazioni della coscienza che questa avrebbe potuto generare, preferendo, sempre a detta di Melazzini, 'rimanere lucido' fino alla fine". "Nel rifiutare delle cure Papa Wojtyla ha esercitato un suo diritto. Secondo me questa si chiama autodeterminazione, mentre la Chiesa piu' volte, in particolare durante lo sviluppo della vicenda Welby, ha preferito parlare di 'eutanasia passiva od omissiva', concetto contenuto pure nell'ordinanza del Gip Laviola". "Questo e' nodo fondamentale - ha concluso Riccio - se e' vero che non si arriva alla legge sul testamento biologico per l'opposizione di alcuni esponenti politici teo-dem della maggioranza che sembrerebbero accettare l'idea delle direttive anticipate, salvo poi svuotarle di significato escludendo categoricamente la possibilita' di sospendere ventilazione ed alimentazione. Il ragionamento secondo cui queste ultime, una volta iniziate, non si possono interrompere, non regge assolutamente. Non regge da un punto di vista etico ne' giuridico".
"Nessun atto di eutanasia. Nemmeno indirettamente. Giovanni Paolo II e' stato assistito fino all'ultimo istante della sua vita, anche se poche ore prima di morire confido' a Suor Tobiana di 'voler andare dal Signore'". A rivelarlo e' il professor Renato Buzzonetti, archiatra pontificio, medico curante personale di papa Wojtyla e ora di Benedetto XVI, in un'intervista al quotidiano 'LaRepubblica'.
"Papa Giovanni Paolo II - spiega Buzzonetti - e' stato assistito fino all'ultimo istante della sua vita, quando alle 21.37 del 2 aprile 2005 spiro'. E' vero che prima aveva detto ai medici 'Lasciatemi andare dal Signore'. Ma quella fu una frase ascetica, una altissima forma di preghiera finale di un uomo che stava soffrendo tanto e che sentiva il forte desiderio di voler avvicinarsi al padre Celeste".
"Non fu certamente - conclude il medico - una manifestazione di rinunzia o una forma di resa anticipata alla vita. E tanto meno un invito rivolto ai medici curanti a staccare la spina o a interrompere l'assistenza, quasi una indiretta scelta di eutanasia come qualcuno vorrebbe adombrare. Chi pensa questo, sbaglia".
"Nutrire i pazienti. Le umanissime ragioni": questo il titolo scelto da 'Avvenire' in un editoriale di oggi sul tema dell'eutanasia, all'indomani dalla pubblicazione di una nota della Congregazione per la Dottrina della Fede, che ribadisce: "lo stato vegetativo è vita".
"Le autorevoli e limpide risposte" del Vaticano "non sono destinate esclusivamente ai vescovi e a tutti i credenti - osserva il quotidiano della Cei - ma entrano in dialogo con la ragione e la libertà di ogni uomo e donna che, attraverso l'esperienza amara della sofferenza propria e altrui, si apre alla ricerca del senso dell'umana esistenza quando essa non è più vigile e autosufficiente e diventa mendicante di tutto, anche degli alimenti e dell'acqua".
Per questo, chiosa il quotidiano cattolico, "una volontà presunta o documentata del paziente che vincolasse giuridicamente i congiunti a chiedere o a consentire e i medici ad attuare la discontinuazione delle 'cure ordinarie e proporzionate'", sarebbe "in contrasto con l'obbligo morale e professionale di non far mancare all'ammalato ciò che gli è dovuto - conclude 'Avvenire' - in virtù della sua inalienabile dignità umana che nulla e nessuno potrà mai cancellare".
"Le sciocchezze ormai irrefrenabili sull'eutanasia della lobby radicale impongono ormai la decisione da parte dei cattolici di non consentire al Parlamento di approvare alcuna legge sul testamento biologico perchè sarebbe dagli stessi interpretata come un 'libro sacro' per consentire l`eutanasia". Lo afferma in una nota Maurizio Ronconi dell'Udc.
"I medici secondo 'scienza e coscienza' - sottolinea Ronconi - dispongono di un bagaglio culturale e di esperienze tali da poter interpretare il limite dell'accanimento con quello della cura".
Dichiarazione di Giampietro Sestini, segretario dell'associazione per la legalizzazione dell'eutanasia Libera Uscita:
Di fronte all'ultima, ennesima presa di posizione della Chiesa contro il principio dell'autodeterminazione del malato in materia di trattamenti sanitari ai quali essere sottoposto (leggi articolo allegato), ci sia consentito qualche commento.
1. Chi ancora auspicava un "ravvedimento" della Chiesa in merito ai trattamenti sanitari forzati CONTRO la volontà dei malati, può perdere ormai ogni speranza. La pronuncia della Congregazione per la dottrina della Fede è una sentenza senza appello, partorita dopo due anni di gestazione, che si ricollega ai papi Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, che è stata approvata dal papa attuale Benedetto XVI, che è conforme al pensiero dell'intera Conferenza Episcopale Italiana e - ne siamo sicuri - del Sant'Uffizio di beneamata memoria.
2. Evidentemente il ministro della salute, Livia Turco, confonde la laicità con la vigliaccheria quando dichiara che "lo Stato è laico, per cui non è detto che si debba commentare tutto quello che dice il Papa". La verità è che lo Stato, o meglio il Governo, è schiavo della Chiesa, grazie alla sciagurata legge elettorale (approvata dal precedente Governo) che le consente di ricattare politicamente e a tutto campo sia la maggioranza che la minoranza. La strategia del "ricatto politico" è iniziata con l'invito-minaccia rivolto ai cattolici di astenersi dal voto in occasione del referendum sulla legge per la fecondazione assistita, è proseguita con l'opposizione ai DICO, al testamento biologico e al divorzio breve, con la richiesta di revisione della legge sull'aborto, col rifiuto di pagare l'ICI sugli immobili destinati ad esercizi commerciali, senza parlare dell'eutanasia. Tutto ciò in barba al Concordato. Il "no comment" del Ministro non è ispirato dalla saggezza ma dalla paura.
2."La vita è dono di Dio e spetta solo a Dio decidere quando deve considerarsi conclusa". E' un ritornello che ci sentiamo ripetere continuamente, al quale abbiamo sempre risposto, terra-terra, che se la vita è un dono di Dio all'uomo, è l'uomo che ha il diritto di disporne. In caso contrario non è un dono, ma un prestito, un "leasing" con patto di riservato dominio. Ma anche volendo accedere alla seconda ipotesi di un "dono non donato", resta il fatto che Dio avrebbe nel tempo cambiato idea. Ossia, per milioni di anni, quando non esistevano le macchine per l'alimentazione e la ventilazione forzata, Dio decideva che gli uomini dovevano crepare. Oggi, che la scienza (la stessa scienza per altri versi demonizzata dalla Chiesa) ha inventato macchine e farmaci per prolungare la vita oltre il suo termine naturale, Dio "avrebbe" deciso che gli uomini prima di morire debbano essere sottoposti ad una tortura da loro non voluta. Vista così, ha ragione Marco Cappato quando accusa la Chiesa di aver assunto "paradossalmente una posizione materialista".
3. In determinati casi, è però la Chiesa a decidere al posto di Dio. Infatti, "quando il paziente non assimila cibo e liquidi", di fronte al "sopraggiungere di complicazioni", nei "casi di estrema povertà", se l'ammalato vive "in regioni molto isolate e povere", allora il trattamento artificiale può essere sospeso. E allora, a chi spetta decidere sulla fine del 'dono'? A Dio? Alla Chiesa? Talora all'uno e talora all'altra? E il principio di autodeterminazione, che fine ha fatto?
4. Secondo la Congregazione per la Dottrina della Fede, coloro che sostengono il diritto del paziente a "staccare la spina" "mettono in dubbio la stessa 'qualità umana' dei pazienti in stato vegetativo permanente". Niente di più falso e demagogico. Nessuno mette in dubbio la "qualità umana" dei pazienti in stato vegetativo permanente, semmai è la Congregazione della Fede a dubitarne, visto che non riconosce loro il diritto che la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e la Costituzione Italiana garantiscono a TUTTI gli esseri umani.
5. Ci fa piacere che la Congregazione della Fede abbia riconosciuto che "l'ammalato ha sempre diritto ad una assistenza sanitaria di base (nutrizione, idratazione, igiene, riscaldamento, ecc.) ed alla prevenzione delle complicazioni legate all'allettamento. Questi ammalati hanno anche diritto a un intervento riabilitativo mirato ed al monitoraggio dei segni clinici di una eventuale ripresa". Giusto. Ma spetta al legislatore italiano stabilire modi e forme dell'assistenza sanitaria, visto che viene finanziata con le tasse pagate dai cittadini italiani. O forse era un richiamo a quelle nazioni dove l'assistenza sanitaria pubblica non è prevista?
6. Il segretario della Federazione medici di famiglia, Giacomo Milillo, quando dichiara che "occorre intervenire caso per caso, rispettare la volontà del paziente e non si può dire che l'alimentazione forzata sia un metodo naturale" sembra ignorare che in Italia è REATO rispettare la volontà del paziente.
7. Ed infine Luca Volontè, capogruppo UDC alla Camera. Ha plaudito - non avevamo dubbi - all'iniziativa pontificia, arrivando ad accusare i sostenitori dell'eutanasia di "essere becchini anticattolici". Grazie, caro Volontè, di un epiteto così cortese e democratico: Lei dà ragione a Beppe Grillo quando sostiene che la classe politica italiana deve andare affanculo.
Dichiarazione di Silvio Viale, dirigente radicale e medico di EXIT-Italia:
Il Prof Buzzonetti non ha sciolto il dubbio che, se Woytyla fosse stato portato al Policlinico Gemelli, avrebbe avuto lo stesso trattamento e lo stesso decorso. Quindi, o Giovanni Paolo II decise di rimanere per se stesso, o qualcun altro decise per lui. Nessuno mette in dubbio che Wojtyla sia stato assistito fino a quando 'il buon Dio l'ha chiamato a sé' e che fino a quel momento non siano state sospese l'assistenza farmacologica, parenterale e respiratoria, ma che il decorso non sia stato influenzato da decisioni dei medici e di Wojtyla stesso.
Probabilmente gli ambienti vaticani temono che, ammettendo che il decorso dell'agonia di Giovanni Paolo II sia stato influenzato da scelte terrene, magari del Pontefice stesso, si possa indebolire la posizione del Vaticano sull'assistenza alla morte, come è stato recentemente ribadita in riferimento al caso di Stato Vegetativo Permanente di Terry Schiavo.
Proprio il caso di Terry Schiavo rende evidente come vi debbano essere differenze tra le leggi del Vaticano, che possono basarsi sulla fede, e quelle di una Stato laico, che non possono basarsi sulla fede. Così è stato negli Stati Uniti per Terry Schiavo. Così deve essere in Italia per Eluana Englaro. All'autopsia, l'encefalo di Terry Schiavo pesava 615 g, cioè la metà di quello atteso, per spiccata atrofia. La scienza ci dice che in quelle condizioni non c'è coscienza.
In Italia alimentazione e idratazione forzate sono vietate dal Codice deontologico dei medici, per cui non sorprende che non siano state imposte a Giovanni Nuvoli, quando la crudeltà di leggi ingiuste lo ha costretto a rifiutare 'cibo e acqua'.
Vi è un filo che lega Giovanni Paolo II, Giovanni Nuvoli, Terry Schiavo e Eluana Englaro. Prendendo in prestito le parole del Prof Buzzonetti, se 'il buon Dio ha chiamato a sé' Wojtyla, Giovanni Nuvoli, Terry Schiavo e, direi, anche Pier Giorgio Welby, non è che ha già chiamato a sé anche Eluana Englaro? Dopo 15 anni è un nodo che deve sciogliere lo Stato italiano.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti