Banca d'Italia: il boom delle esportazioni cinesi ha ridotto l'inflazione
Nell’ultimo ventennio il rapido e consistente aumento delle esportazioni dei paesi emergenti ha costituito uno degli shock più rilevanti per i settori industriali delle economie avanzate. La Cina, la cui quota delle esportazioni mondiali di beni manufatti è più che quadruplicata dal 1990 a oggi, ha rappresentato, per intensità e velocità, il caso più importante. Le ripercussioni sono state rilevanti per l’industria italiana, nella quale hanno un peso elevato settori tradizionali (tessile e abbigliamento, cuoio e calzature, mobili) particolarmente esposti alla concorrenza cinese. E' la sintesi de "L'effetto pro-competitivo delle importazioni dalla Cina: un'analisi su dati di prezzo a livello di impresa", studio condotto da Banca d'Italia.
Secondo i più recenti sviluppi della teoria del commercio internazionale, l’aumento della concorrenza dovuto all’entrata nei mercati mondiali di paesi come la Cina dovrebbe innescare nei paesi avanzati una riduzione dei prezzi e dei profitti delle imprese, la fuoriuscita dal mercato delle imprese meno efficienti, la riallocazione di quote di produzione verso le imprese più efficienti e, per questa via, un incremento della produttività settoriale.
Per cio' che riguarda l'Italia, le stime rivelano che l’aumento della quota delle importazioni cinesi sul totale di quelle italiane, pari in media a circa il 15 per cento all’anno tra il 2000 e il 2005, avrebbe determinato una riduzione di quasi mezzo punto percentuale del tasso di crescita medio annuo dei prezzi praticati dalle imprese.
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