Banche: famiglie pagano il 10,34% sul credito al consumo, PMI al 4,18%
Le famiglie italiane continuano a pagare tassi d'interesse elevatissimi per accedere al credito, mentre i loro risparmi depositati in banca vengono remunerati con rendimenti sempre più risicati. È quanto denuncia il Centro studi di Unimpresa in un'analisi pubblicata l'11 agosto 2026, elaborata su dati statistici della Banca d'Italia.
A marzo 2026, il credito al consumo è costato alle famiglie un TAEG medio del 10,34%, mentre i finanziamenti alle piccole e medie imprese si sono fermati al 4,18%. I conti correnti, nel frattempo, hanno reso appena lo 0,29%. Un quadro che, secondo Unimpresa, resta "profondamente squilibrato".
Il dato sul credito al consumo è particolarmente significativo se messo in prospettiva temporale: a gennaio 2025 il TAEG era al 10,50%, il che significa che in oltre un anno il calo è stato di appena 0,16 punti percentuali, nonostante il progressivo allentamento della politica monetaria europea. Il tasso era brevemente sceso sotto la soglia del 10% nel dicembre 2025, per poi risalire rapidamente sopra la doppia cifra nei primi mesi del 2026.
Anche il mercato dei mutui racconta una storia di trasmissione solo parziale dei tagli BCE: il TAEG sui finanziamenti per l'acquisto di abitazioni si è attestato al 3,81% a marzo 2026, dopo una risalita progressiva nel corso del 2025 fino al 3,87% tra gennaio e febbraio, prima di un lieve arretramento.
Sul fronte delle imprese, le PMI restano penalizzate rispetto alle grandi aziende. Lo spread tra la remunerazione media dei depositi (0,65%) e il costo dei prestiti alle PMI (4,18%) è pari a 3,53 punti percentuali, contro i 2,34 punti rilevati per le grandi imprese.
A commentare i dati è il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora: "Si conferma una dinamica ormai consolidata: la discesa dei tassi ufficiali ha prodotto benefici immediati per le banche sul lato della raccolta, ma non si è tradotta in un analogo alleggerimento del costo del credito per famiglie e piccole imprese. La riduzione dei rendimenti riconosciuti ai risparmiatori è stata rapida e generalizzata, mentre quella applicata ai prestiti è risultata più lenta, selettiva e incompleta".