Martedì 9 giugno 2026
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Betori (Cei): no a scelta paziente sui trattamenti sanitari

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Una legge sul testamento biologico non e' necessaria, e tra gli otto progetti presentati alcuni nascondono o implicano la liberalizzazione dell'eutanasia. In questo caso i vescovi italiani preferirebbero che non si legiferasse ma i politici cattolici dei diversi schieramenti dovranno affrontare in Parlamento questo problema, e chiedono appoggio e orientamento.
Il problema emerge a Pisa alla Settimana sociale dei cattolici, concentrata ieri sulle 'prospettive della biopolitica', cioe' sulle ricadute normative delle questioni bioetiche. Il segretario generale della Cei Giuseppe Betori, sottolinea che in questo campo 'meno si legifera, meglio e'' e che i vescovi non intendono pronunciarsi in questa fase in cui i disegni di legge sul testamento biologico sono vari e in definizione.
I giornalisti ricordano a Betori la richiesta d'aiuto della teodem Paola Binetti che ha denunciato davanti ai convegnisti 'il pressing che si scarica su noi politici nei casi come Welby o Eluana, una pressione mediatica da parte di chi vuole eliminare la sofferenza eliminando i sofferenti' e la domanda posta ai convegnisti dal senatore dell'Udc Luca Marconi: 'speriamo che non ci arrivi un progetto sul testamento biologico, ma se ci arriva e non lo condivideremo, cosa faremo?'.
Allora i politici cattolici dovranno tentare di bloccare la legge? 'Secondo me -replica mons. Betori- devono rafforzare quello che e' il patto che si stabilisce tra il malato, la sua famiglia e il medico, e all'interno di questo patto risolvere i problemi cosi' come e' stato fatto sempre; altrimenti si mette il medico con le spalle al muro e lo si indebolisce nella sua figura e responsabilita' che ha sempre saputo esercitare'.
In Parlamento, ricorda Laura Palazzani, docente di filosofia del diritto alla Lumsa, ci sono otto ddl sul testamento biologico, alcuni dei quali celano o ammettono l'eutanasia, ma 'in bioetica non si deve rinunciare alla ragione, altrimenti c'e' il rischio della bioetica emotiva'. E la 'situazione di vuoto legislativo e' grave quando e' il giudice a dover decidere su temi delicatissimi'; un esempio per Palazzani e' la non definizione di accanimento terapeutico; il paziente ha diritto a rifiutare l'accanimento, ma in assenza di una definizione di questo, 'il diritto a non subire l'accanimento terapeutico rischia di non poter essere applicato'.
Francesco D'Agostino esemplifica la sua condanna del 'paradigma biopolitico' per cui le decisioni sulla vita 'passano per la via burocratica e amministrativa': 'ricordiamo che in caso di terminali e malati gravi -commenta l'ex presidente del comitato di bioetica- la decisione del malato puo' non essere lucida, fredda, obiettiva e puo' accadere che sia il medico a farsene interprete, cosa succede allora se l'ospedale o il sistema sanitario non vuole spendere per l'assistenza al malato e si appoggia alla volonta' di questi precedentemente espressa per porre fine alla sua vita?'.
'Secondo questo schema il medico non e' piu' quello che cura le malattie, ma quello che ha un riconoscimento pubblico che lo abilita a curare'.
Il segretario della Cei segnala ai giornalisti come 'fatto politico piu' significativo di oggi' l''applauso e il consenso' per D'Agostino dal pubblico della Settimana, poco familiarizzato ai 'temi della bioetica' e piu' a quelli 'social-caritativi'. Lo storico Giorgio Campanini, in aula, rimarca invece che 'c'e' troppa insistenza sui temi bioetici ma sono molti anni che i cattolici non parlano piu' di educare alla legalita' o di costruire il bene comune'.
Tra tanti dubbi il presidente del Movimento per la vita Carlo Casini afferma con certezza davanti all'uditorio che e' ora di 'ricostruire l'unita' dei cattolici a partire dalla trasversalita' sulla difesa della vita', e pensa a una 'trasversalita' organizzata, non occasionale ed episodica, per contare di piu' e far sentire la propria voce a partire dalla convergenza comune sulla difesa della vita'.
Ma lo storico leader per la vita non e' stato scelto come relatore a questa Settimana sociale, e' un segno che l'idea di un fronte transcattolico sulla bioetica in questo momento sembra poco saggia sia alla gerarchia che alla piu' ampia base cattolica?

La legge sul Testamento biologico e' 'necessaria, per dare una uniformita' al trattamento delle difficili problematiche del fine vita e per togliere cosi' medici e magistrati dalla difficilissima situazione di dover decidere caso per caso'. Ne e' convinto il presidente della commissione Sanita' del Senato Ignazio Marino che, commentando le parole di mons. Betori sull'opportunita' di legiferare il meno possibile sui temi della vita, ha sottolineato il bisogno di una legge che uniformi la risposta dei medici.
'Bisogna partire da un dato che e' basato sui fatti e la scienza: e cioe' - ha affermato Marino - che nel 62% delle situazioni di fine vita nei reparti di Rianimazione italiani, secondo un recente studio dell'Istituto Mario Negri, e' il medico che decide quali cure somministrare negli ultimi giorni.
Partendo da tale dato - ha osservato Marino - penso sarebbe molto meglio che il paziente potesse partecipare a questa delicata fase attraverso una propria decisione espressa o attraverso l'intervento dei familiari, ma se non c'e' una legge questo non e' possibile'.
In altri termini, ha proseguito Marino, 'quando si tratta della vita delle persone, medici e magistrati non devono decidere sui casi singoli, ma e' necessaria un'uniformita' di orientamento'. D'altro canto, ha rilevato il presidente della commissione Sanita', 'gli stessi medici chiedono delle linee guida in proposito ed i magistrati sollecitano una legge appunto perche' hanno grandi difficolta' a decidere caso per caso'.
Quanto alla posizione espressa dalla Cei, i Vescovi, ha detto Marino, 'hanno il dovere di educare le coscienze e, dunque, penso che sia un bene che parlino e affrontino questi temi. I politici pero' - ha concluso - non devono poi 'tirare la toga' dei Vescovi verso destra o sinistra a seconda delle convenienze, bensi' assolvere al proprio compito che' e' quello di ascoltare i cittadini e fare le leggi'.

La Chiesa 'ha il diritto di esprimere il suo pensiero come meglio crede', ma la legge sul Testamento biologico e' oggi 'una necessita' indotta dalla situazione attuale legata alle problematiche del fine vita'.
Cosi' la senatrice Fiorenza Bassoli (Ulivo), relatrice del ddl sul Testamento biologico in commissione Sanita', commenta le parole del segretario della Cei mons. Giuseppe Betori, secondo il quale sui temi della vita 'meno legiferiamo e meglio e''.
'Io - afferma Bassoli - come relatrice del testo ho un mandato da parte della commissione Sanita', che e' quello di redigere una proposta che sia riassuntiva dei vari testi e che consenta, mi auguro subito dopo l'approvazione della Finanziaria, di riprendere la discussione in merito'.
Secondo Bassoli, non si tratta di 'fare una legge che indebolisca il ruolo del medico, bensi' una legge che consenta al paziente di esprimere la propria volonta' in quelle situazioni in cui la morte non e' piu' un evento naturale ma un evento che puo' essere ritardato, e a volte per lunghi periodi, in virtu' della strumentazione tecnologica'.
Si tratta, prosegue Bassoli, di 'rendere possibile un diritto riconosciuto dallo stesso Codice deontologico dei medici, ovvero il diritto del paziente ad esprimere la propria volonta'. Ma se il soggetto non e' piu' in grado di intendere e volere e, dunque, di esprimersi? Allora la legge verrebbe in soccorso, stabilendo ad esempio che un fiduciario possa esprimersi esplicitando le volonta' precedentemente dichiarate dal soggetto'. La legge sul Testamento biologico, conclude la relatrice del provvedimento, 'renderebbe cioe' possibile il rispetto e l'attuazione di quanto affermato nello stesso Codice deontologico'.

"Sul testamento biologico condividiamo pienamente le parole di Mons. Betori, meno si legifera meglio e'. Da sempre siamo convinti che basti un forte richiamo al codice deontologico dei medici. Il Parlamento dovrebbe invece darsi la priorita' di legiferare in favore delle tante famiglie che scelgono di curare e far vivere all'interno del nucleo familiare le persone in stato di mallatie che richiedono una lungodegenza, malattie che riducono la persona ad uno stato vegetativo". Lo afferma Sandra Monacelli dell'Udc.

Quella da parte del segretario della Cei mons. Giuseppe Betori sul Testamento biologico e' stata una 'chiamata alla prudenza'. Cosi' la senatrice Paola Binetti (Ulivo), componente della commissione Sanita', commenta l'invito del segretario della Cei a legiferare il meno possibile sui temi della vita.
'Apprezzo la chiamata alla prudenza da parte di mons. Betori al legislatore, un invito a riflettere non solo sulla bonta' della legge ma anche sul fatto se una legge sia necessaria o, invece, superflua; e se una legge non risultasse davvero necessaria probabilmente i suoi effetti non sarebbero a tutela del bene comune'. Questa, prosegue la senatrice dell'Ulivo, e' una legge 'estremamente delicata e penso che abbia un senso solo ed esclusivamente se sara' una legge che, senza alcuna incertezza, tutelera' davvero quello che e' il bene del soggetto. Questo e' il desiderio di tutti, ma in molte delle proposte presenti penso che tale bene comune non sia sufficientemente tutelato'.
Per questo, 'ci vuole prudenza e tempo e bisogna tutelare il bene della vita; dunque sono fermamente contraria ad una legge che possa prevedere la sospensione di trattamenti come l'alimentazione e l'idratazione artificiali o che consideri la volonta' del paziente come vincolante per il medico, che diventerebbe cosi' un mero esecutore'.
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