Bio: consumi in crescita, ma superfici coltivate in calo
I consumatori italiani premiano sempre più il biologico, ma la produzione nazionale arranca sotto il peso della burocrazia e dell'incertezza sulle politiche agricole europee. È quanto emerge dal rapporto "Bio in Cifre 2026", realizzato da Ismea per il Ministero dell'Agricoltura (Masaf) e diffuso da FederBio in occasione della Giornata europea del biologico, che si celebra ogni anno il 23 settembre.
Sul fronte degli acquisti i numeri sono incoraggianti: nel 2025 i consumi di prodotti biologici in Italia sono cresciuti del 9,2% sia in valore sia in volume, superando nettamente le performance del comparto agroalimentare convenzionale. Il trend prosegue anche nel 2026: nei primi sei mesi dell'anno le vendite hanno registrato un ulteriore incremento del 4%.
Il quadro si ribalta però quando si guarda al lato della produzione. Nel 2025 le superfici coltivate a biologico sono diminuite del 5,4%, un calo dovuto soprattutto al crollo del 24,4% delle aree in conversione, che riguarda in particolare i prati pascoli. Le superfici già certificate restano invece quasi stabili, con una flessione contenuta dello 0,5%. In leggero calo anche il numero degli operatori del settore, sceso dell'1,8%.
Per la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini, il paradosso tra consumi in aumento e produzione in frenata è il segnale di un bivio politico non più rinviabile: "È arrivato il momento di decidere quale modello agricolo vogliamo sostenere nei prossimi anni", ha dichiarato, sottolineando come il biologico dimostri che è possibile produrre cibo tutelando la salute del suolo e dei cittadini, rafforzando al tempo stesso la capacità dell'agricoltura di contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici.
A pesare sulle aziende, secondo FederBio, sono soprattutto l'incertezza sul futuro della Politica Agricola Comune e l'eccesso di adempimenti burocratici, che colpiscono in particolare le piccole e medie realtà agricole. Il rischio, avverte la federazione, è che questo freno normativo finisca per favorire le importazioni di prodotti bio dall'estero a scapito della produzione italiana. FederBio chiede quindi semplificazione delle procedure e un sostegno più concreto alle filiere, in vista sia del nuovo Piano d'Azione Nazionale per il biologico sia della riforma della Pac per il periodo 2028-2034, il cui negoziato a livello europeo dovrebbe concludersi entro il 31 dicembre.
Una novità positiva presentata proprio in occasione della Giornata europea del biologico è il Marchio del Biologico Italiano, un logo gratuito e su base volontaria pensato per identificare i prodotti realizzati esclusivamente con materia prima biologica coltivata in Italia. Il marchio, istituito dalla legge n. 23/2022, è stato illustrato dal sottosegretario del Masaf Luigi D'Eramo, che lo ha definito un segno distintivo di qualità e sicurezza capace di offrire una garanzia in più ai consumatori, soprattutto in un momento in cui crescono le importazioni di prodotti bio da Paesi terzi. Gli operatori possono già presentare al ministero l'istanza per ottenere l'utilizzo del logo, che andrà ad affiancare l'"eurofoglia", il simbolo europeo del biologico.
Apprezzamento per l'iniziativa è arrivato anche da Enrico Amico, presidente di Demeter Italia, secondo cui il nuovo marchio rappresenta uno strumento utile a contrastare il cosiddetto Italian Sounding, cioè l'uso improprio di richiami all'italianità su prodotti che nulla hanno a che fare con il nostro Paese, oltre che a garantire una maggiore tutela per i consumatori che scelgono il biologico.
Come riporta FederBio, la Giornata europea del biologico resta anche l'occasione per ribadire il ruolo della transizione agroecologica nel creare nuove prospettive occupazionali per giovani e donne e nel rafforzare le aree interne del Paese.